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Polignano, il questore smentisce Vitto «Non so nulla dei tornelli»

Esposito «gela» il primo cittadino di Polignano che ha giustificato i varchi parlando di una scelta imposta dalla Polizia per sicurezza

Polignano, il questore smentisce Vitto «Non so nulla dei tornelli»

BARI - La «guerra dei tornelli» riserva un colpo di scena dopo l’altro. Il sindaco di Polignano a Mare Domenico Vitto tira in ballo la Questura per spiegare l’originale filtro sistemato all’ingresso del centro storico. Ma il questore di Bari Carmine Esposito smentisce categoricamente. «Mai parlato di tornellature a Polignano - spiega Esposito interpellato dalla Gazzetta -, specie se sono a pagamento». Il «giallo» dell’autorizzazione, dunque, si infittisce anche perché pare che il Comune di Polignano non abbia neanche inviato tutta la documentazione richiesta per le manifestazioni pubbliche. E Vitto è stato convocato in Prefettura in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. L’appuntamento è per giovedì.

Ma procediamo con ordine. Vitto racconta ai microfoni del TgR Puglia che la decisione di regolare l’accesso nel centro storico con tornelli e tessera a pagamento, è figlia di una precisa indicazione giunta dalla Questura. In ballo, a detta del primo cittadino di Polignano, c’è la sicurezza. A sostegno della sua tesi, snocciola cifre e numeri, indica un tetto di 2.500-2.700 persone al massimo che le piazze tra le più belle d’Italia possono ospitare contemporaneamente. Cita i fatti di Torino quando si diffuse il panico tra i tifosi bianconeri che festeggiavano lo scudetto della Juve e una ragazza morì schiacciata dalla folla. Insomma, se non proprio «me lo ha imposto la Questura», poco ci manca.

Ma per Esposito non è andata così. Da un lato il forte senso dello Stato indurrebbe il questore a non entrare neanche in argomento, specie quando a Bari c’è una recrudescenza della criminalità e la Polizia è impegnata con tutto il suo bagaglio di competenze, esperienze e professionalità a contrastare il fenomeno. C’è davvero tanto cui pensare. Dall’altro, però, è necessario dedicare al tema pochi minuti, per mettere le cose in chiaro una volta per tutte. «Non ho chiesto io di sistemare i tornelli a Polignano», ribadisce il questore di Bari. Figurarsi far pagare cinque euro a chi non è di Polignano e Conversano. «Un conto sono le questioni relative alla sicurezza durante manifestazioni pubbliche che ci vedono impegnati in prima linea per far sì che tutto si svolga regolarmente, anche sotto il profilo dell’ordine pubblico, altro è l’iniziativa che non abbiamo né chiesto né tanto meno imposto noi. Mi permetto di osservare, tra l’altro, che l’organo deputato ad adottare misure di questo tipo, dalle barriere di cemento ai tornelli, sarebbe la Prefettura. E non ricordo, pur partecipandovi assiduamente, che il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica abbia adottato misure di questo tipo, per giunta in questo caso con un obolo che pagano i cittadini. Non mi pare neanche di averlo letto in qualche verbale delle riunioni che vedono seduti attorno a uno stesso tavolo, il prefetto, tutti i vertici delle forze di polizia e, in base all’ordine del giorno, i sindaci interessati». Insomma, la sicurezza è un’altra cosa. Molto seria. «Ci sono norme dello Stato, circolari del ministero dell’Interno che disciplinano la materia.

Dall’antiterrorismo al corretto svolgimento delle manifestazioni pubbliche, tutto è regolamentato. La Questura, come noto, è istituzionalmente in prima linea su questo fronte», aggiunge Esposito.
Ma allora, come nasce questo «equivoco»? «Non mi interessa sinceramente - chiosa il Questore -, ma un dato è certo: non è davvero piacevole essere trascinati da un primo cittadino in una polemica la cui natura, probabilmente politica, esula certamente dai nostri compiti istituzionali. Sono costretto a farlo pubblicamente per smentire una volta per tutte che abbiano suggerito o addirittura imposto una decisione di questa natura».

L’impressione è che non finisca qui. «Chiederò alla Prefettura di convocare un Comitato ad hoc davanti al quale il sindaco di Polignano dovrà rispondere di quanto affermato pubblicamente».

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