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La lievitazione dei costi per realizzare la nuova sede del Consiglio regionale è, almeno in gran parte, riconducibile al progetto elaborato dallo studio Valle, progetto scelto nel 2003 con una gara d’appalto truccata che «ha disatteso sotto diversi aspetti» il disciplinare: vetro, plastica e grandi cubature, costosissime da riscaldare e raffreddare, costringendo il direttore dei lavori a correre ai ripari con soluzioni altrettanto costose. A dirlo è una sentenza, quella con cui i giudici della Corte d’appello confermano la condanna dei commissari di quella gara, svolta nel 2002, a risarcire con 6 milioni di euro l’unico altro concorrente rimasto in gara, l’ingegnere barese Michele Cutolo.

Proprio Cutolo, che tra l’altro chiese alla Regione di buttare giù il manufatto per ricominciare da capo con il suo progetto, è il punto di riferimento della battaglia intrapresa dai Cinque Stelle pugliesi. Battaglia che ha portato anche la Procura di Bari ad aprire un fascicolo, con il pm Savina Toscani, a «modello 45»: saranno le indagini delegate alla Finanza a stabilire se quanto esposto dai grillini corrisponda effettivamente a sprechi di denaro pubblico.
«Seguo molto da vicino questa gente, perché sto capendo che sono persone perbene - dice Cutolo a proposito delle denunce dei Cinque Stelle -. Non sono un loro consulente, mi hanno chiesto dei dati, che ho fornito, come sto facendo anche con i giornalisti che mi chiamano». Ad esempio sulla vicenda delle plafoniere da 650 euro, necessarie a rimpiazzare i neon previsti nel progetto e non più a norma, su cui si è scatenata la bufera mediatica: alla fine l’impresa ha scelto un diverso modello di plafoniera, di prestazioni comparabili, che costa circa 300 euro. «L’ho detto anche a loro - dice Cutolo -, la plafoniera è un milione di euro su 35 di varianti. Ci sono altre cose».

Quali altre cose? Lo spiega la sentenza di marzo, riconoscendo il diritto di Cutolo ad essere risarcito dai commissari di gara, scrivendo che il progetto vincitore è «inidoneo» e rilevando l’«incredibile lievitazione» del costo dei lavori passati (sette mesi fa) da 39,5 milioni a 59,5. Perché? La Regione aveva emanato delle «linee guida» che chiedevano di privilegiare «le risposte al clima e l’uso di risorse locali», e di tener conto della «collocazione fisica dell’area in prossimità della costa». Significa rispettare la tradizione pugliese, ad esempio realizzando i muri in pietra. Non certo le vetrate continue, molto suggestive ma «impersonali» oltre che costosissime: per mantenere le prestazioni climatiche a fronte dell’obbligo di rimanere in «classe A» è stato necessario ricorrere a tripli vetri, a sistemi di climatizzazione con l’uso di pozzi trivellati da 60mila euro l’uno. Proprio una delle spese segnalate dai grillini. La sentenza fa anche l’esempio degli spazi per gli uffici di consiglieri e collaboratori. Il progetto «Valle» prevedeva un unico open space da 300 metri quadrati per 120 persone con le scrivanie affiancate: «Si ottiene - secondo i giudici - una superficie di meno di 3 mq per ciascun consigliere e relativo collaboratore». Troppo poco. Tanto che la Regione è dovuta intervenire aggiungendo più postazioni (ora sono 1.012 rispetto alle 462 del progetto), a un costo di 268 euro a postazione aggiuntiva.

Nel 2013, annullando senza rinvio l’assoluzione in appello dei commissari e rilevando la prescrizione dei reati, la Cassazione penale sancì che la gara d’appalto del 2003 fu truccata per favorire lo studio Valle di Roma: integrò «pacificamente» un «falso ideologico». perché il vincitore fu scelto a tavolino. Poi la gara d’appalto per i lavori fu affidato con un ribasso stratosferico, pari al 41%. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

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