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Operazione Pandora

Mafia, oltre 100 arresti a Bari
clan alleati con Società e Scu
In carcere uomo dell'antiracket

carabinieri Ros

Operazione contro i gruppi Capriati, Mercante e Diomede. Infiltrazioni nell'economia

18 Giugno 2018

Redazione on line

BARI - Tutti i mali della mafia barese degli ultimi trent'anni racchiusi nel vaso di Pandora. Così, con il nome del personaggio della mitologia greca, è stata denominata l'operazione dei carabinieri del Ros che oggi ha portato all’arresto di 104 persone (due sono ancora ricercate).

Lettere dal carcere, intercettazioni e le dichiarazioni di cinquanta collaboratori di giustizia raccolte dal 2006 ad oggi hanno consentito di ricostruire gerarchie e traffici illeciti dei due clan Capriati e Diomede-Mercante. Tra gli indagati finiti in carcere c'è anche l’imprenditore Roberto De Blasio, vicepresidente dell’associazione Fai-Antiracket di Molfetta (immediatamente espulso) e titolare di un’agenzia di vigilanza privata. Era lui, stando alle indagini del Ros, coordinate dalla Dda di Bari, a gestire i buttafuori delle discoteche. Un fatto «gravissimo», come lo ha definito il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, sottolineando che «soggetti che appartengono alla cosiddetta borghesia mafiosa, addirittura inseriti nel circuito dell’antiracket, contemporaneamente costituiscono gli schermi, le protezioni, i mediatori con i quali si muove la mafia». L’inchiesta ha accertato collegamenti tra i due clan, federati tra loro, con le organizzazioni criminali pugliesi foggiana e la salentina Sacra Corona Unita, oltre a rapporti commerciali (per l’approvvigionamento della droga) con 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra.

«L'arresto di oltre cento mafiosi è una cosa enorme, una operazione storica» ha detto De Raho. «Bari è una procura di punta nel contrasto alle mafie. Lasciarla priva di una sede, senza gli elementi necessari per sviluppare il proprio lavoro, è gravissimo» ha evidenziato il procuratore antimafia, facendo riferimento alla emergenza che sta vivendo la giustizia penale barese, costretta da venti giorni in una tendopoli dopo la dichiarazione di inagibilità del Palagiustizia di via Nazariantz a rischio crollo. In quegli uffici, tra crepe e allagamenti, i magistrati e la polizia giudiziaria hanno continuato a lavorare nonostante le condizioni di pericolo, portando a termine, tra le altre, la maxi indagine «Pandora».

Agli arrestati (43 affiliati al clan Capriati e 59 ai Marcante-Diomede), la Dda contesta, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, armi, rapine, furti, tentati omicidi, lesioni personali, sequestro di persona e violazioni della sorveglianza speciale. Gli inquirenti hanno accertato il ruolo di vertice di Giuseppe Mercante, soprannominato «Pinuccio il drogato», che ai sodali dava lezioni di mafia in un bar del quartiere Libertà di Bari parlando da «padrino» ai suoi «figliocci» di «omertà, rispetto e dignità».
Gli atti parlano di riti di affiliazioni, ordini impartiti dal carcere, «arroganza» dei sodali che arrivano a ipotizzare di "segare la testa» ad un carabiniere che indagava sul clan. Non ultime, sono descritte le mire espansionistiche delle due organizzazioni criminali, dal business delle slot machine al mercato dei fiori di Terlizzi, dalle estorsioni a cantieri e commercianti alle richieste di «regali per Natale» ad amministratori locali.

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