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a foggia

Ragazzo chiama il 113
«Aiuto, mio padre mi picchia»

113 Polizia

FOGGIA - Tremava il ragazzo fermo davanti alla chiesa. E non per il freddo. Sul volto i segni delle botte del padre, nell’animo la paura per un clima di violenza che si protrae da tempo, come ha poi raccontato agli agenti chiedendo di non tornare più in quella casa. Per dire basta, per non aver più paura il minorenne all’una di notte ha chiesto aiuto alla Polizia. E quell’aiuto gli agenti della «volante» gliel’hanno dato, rassicurandolo prima, accompagnandolo poi in casa di parenti, arrestando infine il padre per detenzione illegale di una pistola sequestrata a casa insieme alle munizioni: è accusato anche di inosservanza alla sorveglianza speciale e maltrattamenti in famiglia. Il nome del presunto padre violento - un foggiano di mezza età già noto alle forze dell’ordine con una sfilza di arresti nel corso degli anni per droga, lesioni, armi, atti osceni, spari in luogo pubblico - non lo riveliamo per tutelare quelli del figlio e di un altro familiare che pure sarebbe stato minacciato.

«Siamo intervenuti all’una di notte perché un ragazzo aveva telefonato al 113 chiedendoci di aiutarlo: era davanti ad una chiesa cittadina, impaurito e comprensibilmente scosso» ricostruisce così l’indagine-lampo il vice questore aggiunto Pasquale Fratepietro, dirigente dell’ufficio «volanti». «Il ragazzo aveva sul volto i segni delle botte: graffi sul collo e un occhio gonfio, tant’è che l’abbiamo accompagnato in pronto soccorso per farlo medicare: è stato dimesso con prognosi di 5 giorni. Ha detto d’essere stato picchiato poco prima dal genitore» prosegue il funzionario della Questura «che si era arrabbiato dopo averlo sorpreso al telefono con un parente, che era andato via di casa da qualche tempo proprio per quelle continue situazioni di paura e violenze. Dopo aver rassicurato il minore ed averlo accompagnato a casa di un parente perché chiaramente non lo si poteva riportare a casa, la “volante” ha raggiunto l’abitazione dell’uomo e inutilmente bussato al citofono dell’indiziato, provando pure a contattarlo sul telefonino. Il fatto stesso che l’uomo non abbia aperto in occasione del controllo della Polizia» aggiunte Fratepietro «è una violazione della sorveglianza speciale cui è sottoposto, avendo il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7».

La «volante» non ha desistito, ed è tornata a bussare alle 4.30 all’abitazione del sospettato che ha aperto. «In considerazione sia di quanto raccontato dal minore sia del fatto che qualche giorno fa un altro parente del sospettato aveva detto d’essere stato minacciato con una pistola, gli agenti» dice ancora il dirigente delle «volanti» «hanno perquisito l’appartamento. La loro attenzione è stata richiamata da una cassa acustica in una camera: all’interno tra l’ovatta era custodita una pistola marca “Galesi” con due caricatori pieni e altri 14 proiettili tutti calibro 7.65. L’uomo è stato dichiarato in arresto per detenzione illegale di arma e violazione della sorveglianza speciale e denunciato per maltrattamenti, visto che il figlio ha parlato di un clima di violenza che andava avanti da tempo». Il presunto padre violento è in carcere in attesa di comparire davanti al giudice per fornire la propria versione dei fatti.  

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