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L'inchiesta della Gazzetta e le condanne del clan dei polacchi

Il nostro reportage sul caporalato e il blitz nel Foggiano

pomodori raccolti

Caporali schiavi, la prima sentenza in Europa frutto di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia nasce proprio in Puglia, a Bari. L'inchiesta, denominata "Terra Promessa", portò i carabinieri del Ros e la Direzione distrettuale antimafia, a smantellare esattamente 10 anni fa, nel luglio 2006, un vero e proprio clan di polacchi operante del Foggiano. Una indagine partita proprio da un reportage della Gazzetta del Mezzogiorno, a firma del collega Nicola Pepe, il quale nell’agosto del 2005 rivelò un vero e proprio mercimonio di esseri umani, dietro al quale si nascondevano numerosi morti passate in sordina. Dalle colonne della Gazzetta furono denunciati una serie di scomparse, di persone morte in circostanze misteriose (tutte rigorosamente polacche) e rimaste prive di identità in un frigorifero dell’obitorio, ma soprattutto del «silenzio» che per tanto tempo fece da cornice a tale scenario drammatico. La questione ebbe una coda polemica anche con il prefetto di Foggia e le autorità polacche mandarono in Puglia l’ambasciatore per seguire la vicenda molto più da vicino.

Non a caso, le prime righe della motivazione della sentenza di condanna firmata dal giudice Lovecchio, citavano testualmente gli articoli pubblicati dalla Gazzetta da cui mosse i primi passi l’inchiesta. Gli arresti arrivarono nel luglio del 2006 e, poco più di un anno dopo, la condanna in primo grado «in abbreviato» poi confermata in appello nel marzo del 2009 e sigillata dalla Corte di Cassazione con la condanna definitiva di 17 dei 25 imputati a pene comprese tra i 4 e i dieci anni di reclusione.
Il clamore suscitato dalla vicenda varcò i confini italiani e fece il giro di mezzo mondo attirando in Capitanata giornalisti di diverse testate, anche straniere: il «caso» servì a mettere in guardia soprattutto in Polonia centinaia di braccianti che venivano reclutati dai caporali e «conquistati» con false promesse. Il sogno di molti di loro, allettatu da facili guadagni, si infrangeva puntualmente una volta arrivati in Puglia perchè venivano costretti a lavorare per tre euro all’ora per intere giornate, vivendo in veri e propri tuguri.

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