Raffica di prescrizioni per 13 imputati di cui 9 escono definitivamente dall’inchiesta, accusati a vario titolo di concorso in truffe per l’erogazione di contributi europei e regionali e relativi falsi, nel processo “Grande Carro” iniziato l’11 gennaio 2022 in Tribunale a Foggia, e ancora lontano dalla sentenza di primo grado. Erano 29 e sono ora diventati 18, gli imputati che furono rinviati a giudizio per essere processati con rito ordinario a Foggia. Altri 12 optarono per l’abbreviato davanti al gup di Bari, tranche quest’ultima che al momento conta 2 assoluzioni e 10 condanne, con 7 condannati sui cui ricorsi la Cassazione si pronuncerà tra un mese.
Dei 29 imputati sotto processo a Foggia, si scese prima a 28 per lo stralcio di una posizione. Adesso il numero si è ridotto a 18 persone perchè 1 è morta nelle more delle udienze, e 9 si sono viste prescritte tutte le accuse; altre 4 con prescrizioni parziali restano imputate per altri reati. I fatti contestati si concentrano essenzialmente nel triennio 2013/2015. Le prescrizioni sono scattate per una decina di truffe e relativi falsi. I raggiri riguardano la presunta indebita erogazione di ingenti contributi da parte dell’Unione europea nel settore agricolo, andati in porto grazie alla presunta complicità di impiegati e funzionari pubblici. Per accedere alle erogazioni pubblica anche di carattere transnazionale sarebbero stati attestati falsamente pagamenti di macchinari industriali; attestata falsamente l’agibilità della struttura dove sistemare i macchinari da finanziare; sovrafatturate le attrezzature acquistate in Germania apponendovi targhette della finta casa produttrice.
I reati non prescritti - Il processo prosegue a carico di 18 imputati per quei reati non prescritti: mafia, estorsione, incendio, danneggiamento, trasferimento fraudolento di beni, armi, corruzione, alcune truffe e falsi. In molti reati-fine contestata l’aggravante della mafiosità per metodi usati e/o per aver agevolato il clan; e l’aggravante di aver agito per assicurare il profitto del reato.
“Non doversi procedere” - Nove imputati escono dal processo in virtù del “non doversi procedere perché i reati risultano estinti per intervenuta prescrizione” dichiarato in sentenza dal presidente del collegio giudicante. I 9 imputati sono Alberico Andreano, 44 anni, di Foggia, accusato di falso in relazione a una truffa; Luca Andreano (40), imprenditore di Foggia, imputato di truffa e 3 falsi; Giuseppe Arpaia, 49 anni, campano, legale rappresentante di una ditta di trasporti, imputato di 3 truffe e 1 falso; Manlio Livio Cassandro (77), Barletta, libero professionista che redige progetti nel settore agricoltura, imputato di 2 truffe e 1 falso; Addolorata Diomede (61), Foggia, amministratrice di conti correnti, imputata di 1 truffa e 4 falsi; Donato Matteo Forte (40), Manfredonia, legale rappresentante di una coop, imputato di 1 truffa e 4 falsi; Angelo Sacchi (54), Foggia, geometra, imputato di 3 truffe; Giuseppe Sgorbati (59), Brescia, amministratore dell’omonimo gruppo, imputato di 2 truffe; Cosimo Specchia (72), Triggiano, funzionario regionale, imputato di 5 truffe e 6 falsi.
Un imputato morto - Prescritte anche le accuse di 3 truffe e 1 falso a Luigi Cianci (66), Cerignola, funzionario dell’ufficio provinciale agricoltura; di 2 truffe e 1 falso a Giovanni Granatiero (72), Monte Sant’Angelo, funzionario dell’ufficio provinciale agricoltura; di 2 truffe a Michele Prencipe (69), Foggia, delegato con funzioni operative di una società romena; di 3 truffe a Raffaele Lo Drago (73), Conversano, libero professionista. I giudici hanno poi dichiarato “il non doversi procedere” nei confronti di Giuseppe Fiumara, classe ’56, salernitano, gestore di fatto di una ditta spedizioniera, deceduto nelle more delle udienze: era imputato di 4 truffe.
Il killer-boss Tra i 18 imputati per i quali il processo va avanti c’è Donato Delli Carri, 57 anni, foggiano, affiliato alla “Società” che ha scontato 26 anni per mafia e l’omicidio del costruttore Giovanni Panunzio ucciso nel ’92 dal racket, ritenuto a capo del clan mafioso al centro del processo “Grande carro”. Donato Delli Carri e il fratello minore Francesco, altro mafioso condannato in appello nel processo abbreviato a 7 anni e 8 mesi, sono ritenuti al vertice di “un’associazione per delinquere armata di tipo mafioso, costituente un’articolazione del clan Sinesi/Francavilla, finalizzata a estorsioni, incendi, danneggiamenti, truffe all’Unione Europea, reimpiego di denaro sporco in attività economiche, corruzione, coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni”. Obiettivo del sodalizio “acquisire direttamente o indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economica, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione, giochi e scommesse; acquisire appalti pubblici e privati; procurare voti in competizioni elettorali, convogliando le preferenze su candidati vicini al clan”.
Salto di qualità - L’indagine Grande Carro di Dda e carabinieri del Ros portò a 48 arresti il 27 ottobre 2020; l’inchiesta, di cui ha parlato anche la Commissione parlamentare antimafia in occasione di una visita a Foggia, rappresenta l’ennesimo salto di qualità della quarta mafia che accanto ai delitti “tradizionali”, in primis le estorsioni, si è attivata anche per lucrare indebitamente contributi dell’Ue, reinvestendo il denaro anche a Praga.















