Domenica 18 Gennaio 2026 | 17:27

Foggia, la priorità della Dda dopo l'omicidio di «Sassolino»: fermare la nuova guerra di mafia

Foggia, la priorità della Dda dopo l'omicidio di «Sassolino»: fermare la nuova guerra di mafia

 
redazione capitanata

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Foggia, la priorità della Dda dopo l'omicidio di «Sassolino»: fermare la nuova guerra di mafia

Nelle logiche criminali la morte di Alessandro Moretti, nipote del boss Rocco Moretti, chiama vendetta. E esige di rispondere al sangue col sangue, per non mostrare segni di debolezza e cedimento

Domenica 18 Gennaio 2026, 13:57

Fermare sul nascere la possibile nuova, ennesima guerra di mafia. Capire il contesto in cui è maturato l’agguato. Dare la caccia a mandanti e esecutore/esecutori dell’omicidio. In ordine di importanza sono le tre priorità di Dda e investigatori dopo l’assassinio di Alessandro Moretti, 34 anni, alias “Sassolino”, mafioso nipote del boss Rocco Moretti, possibile gestore e/o cogestore degli affari del clan visto che i vertici sono detenuti, ucciso a colpi di pistola la sera del 15 gennaio mentre su uno scooterone percorreva via Sant’Antonio.

Chi ha dato l’ordine di eliminarlo, ha colpito in alto sia per il peso specifico della vittima come emerso in recenti indagini - Moretti ha scontato 10 anni e mezzo in seguito alle condanne prima nel blitz Ripristino del gennaio 2016 contro il clan Moretti che si armò durante la guerra del 2015/2016 contro i Sinesi/Francavilla; quindi nell’inchiesta Decimazione del novembre 2018 contro la mafia del pizzo - sia per il nome. Mai un Moretti, famiglia da tre generazioni ai vertici della “Società foggiana”, era stato ucciso in quarant’anni e 7 guerre tra clan della storia della criminalità organizzata di Foggia, da tempo assurta a quarta mafia d’Italia.

Nelle logiche criminali la morte “Sassolino” chiama vendetta; e “esige” di rispondere al sangue col sangue per non mostrare segni di debolezza e cedimento. Per questo i timori di una nuova guerra sono fondati. Come bloccarla prima di cominciare a contare morti e feriti, coinvolgendo anche bambini e passanti come già successo? Tirando le fila delle indagini in corso - perché da trent’anni a questa parte anche nei periodi di tregua tra le batterie, fari e monitoraggi di Dda e forze dell’ordine sui clan sono sempre rimasti accesi in quanto è il capoluogo dauno il motore trainante degli affari mafiosi di gran parte della Capitanata - e dando risposte investigative-giudiziarie rapide. Come successo proprio col blitz Ripristino con 8 fermi disposti dalla Procura antimafia il 28 gennaio 2016, quando di fronte all’escalation di agguati nella guerra tra i Moretti/Pellegrino/Lanza e i Sinesi/Francavilla (complessivamente 10 sparatorie, 3 morti e 11 feriti/scampati), e alla prova che il gruppo Moretti si era armato per uccidere rivali e poliziotti, si intervenne con arresti che posero fine per qualche mese alle ostilità.

Il contesto Alessandro Moretti scontate le condanne, era libero da oltre un anno, sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di firma in Questura dove si era recato alle 18 di giovedì, due ore prima d’essere assassinato. Colpendo lui, si è abbattuto un elemento di vertice del clan. Chi ha dato l’ordine? E perché? Gli storici rivali del gruppo Sinesi/Francavilla? O nelle batterie tornano a soffiare venti di scissione, come avvenne ad esempio nel 2018 nel gruppo Sinesi/Francavilla, e non tutti accettano accordi e tregue tra i gruppi? Quanto al movente, la mafia foggiana uccide essenzialmente per soldi quando la spartenza non soddisfa tutti. E i soldi alla “Società”, nell’ordine di circa 200mila euro al mese secondo rivelazioni di pentiti e indagini, arrivano da pizzo e narcotraffico. Proprio la gestione della lista delle estorsioni e le mani sulla cocaina hanno generato in passato alcune delle cicliche guerre di mafia.

L’agguato La squadra mobile visiona decine di filmati per ricostruire il tragitto percorso giovedì sera da Moretti che percorreva via Sant’Antonio in direzione di porta Manfredonia; e di chi magari l’ha pedinato, dando il segnale di via libera al killer o ai killer che in moto o in auto l’ha affiancato crivellandolo con 8/9 colpi di pistola calibro 7.65. Di gente che sa sparare e cui piace sparare per dirla con le parole dei pentiti, nella “Società” se ne trova a iosa. Sempre poi che i sicari siano del posto. La storia mafiosa, le indagini, i collaboratori di Giustizia raccontano che lo scambio di favori tra organizzazioni criminali alleate che si prestano killer è una consuetudine. Basti pensare ai garganici che hanno ucciso a Foggia (nell’87 nella prima guerra di mafia a ammazzare Nicola Laviano fu anche un killer siciliano di Cosa nostra per ringraziare i mafiosi locali che gli davano protezione durante la latitanza) e dei foggiani che hanno percorso il tragitto inverso per missioni di morte sul Gargano ma anche nell’alto e basso Tavoliere e fuori regione. Tu chiamale se vuoi relazioni di buon vicinato…

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