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Il gemellino nato prematuro, che sulle prime sembrava una «piccola», sta per essere dimesso dagli Ospedali riuniti. Il caso di Ferragosto sul presunto «scambio di sesso», per la direzione ospedaliera è destinato a smontarsi con la certificazione sanitaria comunicata all’Anagrafe del Comune per la variazione sullo Stato civile. Non la pensa però così il legale della famiglia.
Ma andiamo con ordine. Non più una bambina dunque, bensì un bambino: il secondo maschietto per la coppia foggiana che suo malgrado vive dal 2 agosto scorso una situazione paradossale, incresciosa. Peraltro con la difficoltà adesso di dover comunicare la rettifica ai familiari. Un caso di «dubbia identità» per l’ospedale, «un errore medico» per i genitori. «Quando il piccolo è nato è stato scambiato il pene per il clitoride - dice l’avvocato Michele Vaira - così è stato detto ai genitori che erano nati un maschio e una femmina. Ma il medico doveva accorgersi della mancanza della vagina. Il padre è andato a fare la registrazione dei due nascituri ignaro di tutto, solo successivamente i medici si sono accorti della svista. Dunque gli accertamenti sono stati fatti dopo non prima».

C’è voluto il tempo di fare le opportune verifiche per accorgersi della realtà delle cose. Il quadro sembrava chiaro tuttavia sin dal 9 agosto quando la direzione sanitaria dell’Ospedale informava la famiglia con una nota: «Il neonato, del peso di circa 890 grammi, al momento della nascita mostrava una rara e dubbia presentazione clinica. Pertanto si è reso necessario effettuare una specifica indagine genetica per l’identificazione del cariotipo, per la tutela del neonato stesso e della famiglia. In data 9 agosto è pervenuta la risposta e sono stati prontamente informati i genitori dei risultati».

Tutto chiarito? Macchè. Vaira denuncia problemi di comunicazione fra la direzione ospedaliera e la famiglia. L’avvocato il 12 agosto scrive: «Tengo a precisare che, dal momento del mio intervento (comunicazione pec del 12 agosto alle ore 10.57) ad oggi (14 agosto ore 8) non è stato dato alcun riscontro formale alla mia richiesta di chiarimenti, né è stato inviato alcun documento utile per modificare la registrazione all’Ufficio dello Stato Civile». Ieri un’ulteriore precisazione: «Ancora nessuna risposta formale dall’ospedale, ho ricevuto solo una telefonata che voglio prendere per buona perchè tengo alla soluzione del caso. Ma la cosa non si risolve così: la procedura prevede la sospensione dell’attribuzione per i dovuti accertamenti, quindi va fatta un’azione formale al magistrato per la richiesta di modifica. Oltretutto - aggiunge il legale - con l’esame del Dna hanno esposto la famiglia a dati sensibili, l’accertamento di un cariotipo si fa in caso di ermafroiditismo».

Per la direzione del Policlinico il «caso è chiuso». Anzi non c’è alcun caso. «Cose di questo tipo ne accadono, fortunatamente non sono frequenti ma accadono», commenta alla Gazzetta il direttore generale Vitangelo Dattoli. «Preciso che la famiglia era stata stata tempestivamente informata sulla prassi prevista in questi casi e che per il cariotipo (l’esame del Dna: ndr) ci sono voluti 8 giorni rispetto ai cinque previsti. Ma è andato tutto nella norma». Questo slittamento avrebbe determinato il ritardo che lamenta il legale per la variazione dei dati allo Stato civile? «Sì, ci voleva il tempo necessario della prova regina per consentire di determinare la variazione allo stato civile. Sulla scorta della documentazione sia in cartella che delle procedure sia ecografiche che dell’esame obiettivo - risponde Dattoli - il caso è stato sempre sotto controllo e all’attenzione dei medici».
Ora il piccolo, ancora in incubatrice, sta bene e secondo fonti ospedaliere potrebbe essere restituito a breve alla normalità dei suoi giorni, anche se con un vuoto di quasi quindici giorni per l’anagrafe che forse potrebbe richiedere in futuro qualche spiegazione all’ottusità della burocrazia.

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