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Il «segreto» di Elisabetta nel mondo che cambiava

Il «segreto» di Elisabetta  nel mondo che cambiava

Sulla monarchia britannica non si può fare a meno di pensare al modo con cui la sovrana da poco scomparsa ha interpretato il proprio ruolo

11 Settembre 2022

Mario Ricciardi

Walter Bagehot, il grande giornalista britannico autore di The English Constitution (1867), un libro che è diventato un classico del pensiero costituzionale, ha scritto: «Una famiglia sul trono è un’idea interessante. Essa riconduce l’orgoglio della sovranità al livello della vita quotidiana». Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, infatti, l’opinione pubblica britannica seguiva già da tempo con passione ed interesse le vicende personali della famiglia reale. Anche se la regina Vittoria non era nemmeno lontanamente paragonabile ad alcuni dei suoi predecessori come spunto per il gossip, la stampa popolare trovava soddisfazione abbondante per alimentare le proprie vendite seguendo le vicende di altri membri della sua numerosa famiglia. L’aspetto interessante del ruolo della famiglia reale consiste, secondo Bagehot, nella capacità di mobilitare gli elementi non razionali, di natura emotiva, della psicologia umana, sfruttandoli a favore della stabilità del sistema politico e delle istituzioni del Regno. «Un matrimonio principesco», osservava il nostro autore, «è la versione splendida di un fatto universale e, come tale, catalizza l’attenzione del genere umano».

Leggendo le pagine di Bagehot sulla monarchia Britannica non si può fare a meno di pensare al modo in cui Elisabetta II, la sovrana da poco scomparsa, ha interpretato il proprio ruolo. Viene immediatamente in mente il matrimonio del Principe del Galles, Carlo, oggi asceso al trono con il nome di Carlo III, con la giovane figlia del Conte Spencer, Diana. Nel 1981 il Regno Unito stava attraversando un periodo di profonda crisi economica e sociale, accompagnato da grandi tensioni. Margaret Thatcher era alla guida di un governo Conservatore dotato di una solida maggioranza per via del sistema elettorale, ma le riforme che stava implementando non erano popolari ovunque. In una situazione del genere cosa c’è di meglio di «una bella fiaba» per distogliere l’attenzione dei sudditi dal «freddo palcoscenico dell’austero teatro del mondo»? La fiaba, come sappiamo, non ebbe un lieto fine. Tuttavia il matrimonio tra Carlo e Diana – e l’uso politico sapiente che ne fece la Corte – rimane un esempio interessante su cui riflettere per chi volesse andare oltre il gossip, per cercare di comprendere la natura politica della monarchia britannica, e il ruolo che essa ha nella vita pubblica del Paese.

Tra gli aspetti più interessanti del regno di Elisabetta II c’è il modo in cui ha accompagnato (i monarchi costituzionali in pace non guidano) il passaggio dei cittadini britannici da «sudditi» a «cittadini-consumatori» facendo da contrappeso simbolico alla modernizzazione del paese. Sin dall’inizio del suo regno Elisabetta ha usato i nuovi strumenti di comunicazione (dapprima la radio, seguendo l’esempio del padre, Giorgio VI, poi la televisione, a da ultimo i social media) per parlare ai propri sudditi senza mettere in discussione il distacco che la sua posizione le imponeva, tentando di preservare l’idea della monarca come di una figura simbolica sospesa tra cielo e terra.

Col passare del tempo, tuttavia, è diventato sempre più difficile per lei mantenere quel ruolo distaccato in un paese che coltiva il culto delle celebrità ma è sempre meno sensibile alla trascendenza. Paradossalmente è stata proprio Margaret Thatcher, come dicevamo una conservatrice, a dare un impulso decisivo a questo processo di secolarizzazione della società Britannica. Finendo per erodere proprio la dimensione simbolica su cui si è retta per secoli la monarchia. Negli ultimi anni Elisabetta ha fatto di tutto per star dietro ai cambiamenti sociali – e soprattutto alle trasformazioni epocali sul piano della comunicazione – facendo concessioni, ma senza mettere del tutto in discussione il modello che si era data quando è ascesa al trono. Era inevitabile, tuttavia, che a un certo punto la sua capacità di stare al passo con i tempi senza mettere in discussione la sua idea della monarchia sarebbe venuta meno.

Questo si è notato di recente soprattutto in quei discorsi in cui la sua fede cristiana veniva in primo piano. Anche se il mezzo era contemporaneo, il messaggio veniva da un mondo ormai quasi scomparso, di cui lei era rimasta l’unica sopravvissuta. Soldiering on («Fai il tuo dovere»), come le avevano insegnato da bambina, e come ha fatto fino agli ultimi giorni di vita e di regno.

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