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il commento

«Agenda draghi»? Il prossimo governo sfrutti il Pnrr

Rendere utili al Sud e al paese le riforme chieste dall’Europa

L’elemento di forte novità è la programmazione complessiva di riforme, nata da un’iniziativa europea che indirizza gli Stati membri verso obiettivi comuni

17 Agosto 2022

Antonio Troisi

Nella campagna elettorale in atto la spartizione dei posti nelle liste è stata anche rivenduta come scontro di idee, facendo riferimento ad una presunta «Agenda Draghi», che definirebbe una lista di priorità e misure portate avanti dall’attuale Presidente del Consiglio. Alcuni partiti la stanno usando per legittimarsi, dicendosi gli unici che potranno perseguire una «Agenda Draghi» nella prossima legislatura, altri invece la menzionano per cercare di distinguersi, sostenendo di essere contrari a questa serie di priorità. A questa confusione ha rimediato lo stesso Presidente Draghi che ha precisato che non esiste una Agenda Draghi ma solo risposte pronte ad accrescere la credibilità internazionale, importantissima anche in termini di crescita del Pil.

Per comprendere la necessità di ricorrere al metodo della credibilità internazionale va considerato che l’errore di far riferimento ad una inesistente Agenda Draghi è stato determinato dall’aver trascurato che il programma di riforme del Pnrr è sostanzialmente rivoluzionario, rispetto a tutte le esperienze di programmazione sin qui seguite. L’elemento di forte novità è la programmazione complessiva di riforme, nata da un’iniziativa europea e da un regolamento europeo che indirizza i diversi Stati membri verso obiettivi comuni, vincolanti per le riforme da realizzare (Bernardo Mattarella 2021). Questa europeizzazione delle finanze pubbliche degli Stati membri, imposta dal Trattato di Maastricht, è stata da tempo posta da Mario Draghi alla base del suo Modello della Qualità delle istituzioni, elaborato leggendo il significato dell’istituzione dell’euro e cogliendone la connessione con un avvenimento, apparentemente distante. L’applicazione della moneta europea ha dimostrato che solo la qualità delle istituzioni è in grado di creare le condizioni per far crescere stabilmente salari, produttività occupazione ed il nostro Stato Sociale.

Questo schema, recepito dalla riforma costituzionale del 2012 e dalla normativa di attuazione, ha dato vita ad un nuovo rapporto Stato/Enti locali in vigore dal 1° gennaio 2016 . Si realizza, così, il completo cambiamento rispetto alla precedente programmazione delle riforme, attuata con iniziative casuali, determinate da interessi elettorali, peraltro rimaste, in gran parte inattuate per le ristrettezze del bilancio. Invece la “Qualità delle Istituzioni”, non partendo da circostanze accidentali ma dalla programmazione complessiva delle riforme voluta dall’iniziativa europea, indirizza l’Italia verso le riforme comuni agli altri Stati membri, assicurandone la realizzazione. In conclusione poiché il nesso investimenti/riforme del Pnrr è obbligatorio anche per il prossimo governo, indipendentemente dalla maggioranza che lo esprimerà, è auspicabile che i partiti politici non ricorrano più all’espediente retorico dell’Agenda Draghi, una scatola vuota che ognuno riempie con i temi che più gli convengono.
È necessario, invece, approfittare di una situazione senza precedenti nella storia delle riforme, generalmente rimaste lettera morta a causa dei vincoli di bilancio. Questa volta, essendo la fornitura di risorse a carico della Ue ,il legislatore non è legato al ciclo del bilancio ed ha quindi minori possibilità di essere condizionato perché il vincolo, nato dalla fornitura esterna delle risorse, è una garanzia di efficacia molto più forte rispetto a tutte le precedenti esperienze di programmazione. Pertanto il confronto tra i partiti deve avvenire sulla scelta delle modalità che assicurino l’ottima gestione dei fondi del Pnrr, in una prospettiva di ripresa e resilienza del sistema Paese.

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