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Guerre vere o «game», la realtà ha più fantasia della fiction

La guerra in Ucraina

Foto Ansa

Oggi la cronaca ci riporta ad un racconto più tradizionale, in un rispecchiamento disturbante e schizofrenico tra realtà e finzione

24 Giugno 2022

Pino Donghi

Il conflitto scatenatosi con l’invasione russa dell’Ucraina alla fine di febbraio ci ha riportato, nel giudizio di molti, alla realtà delle guerre che hanno insanguinato il ‘900, un secolo forse troppo prematuramente archiviato come breve: sembrava finito nell’89 o al più tardi nel ‘91, pare ora come risorto a trent’anni di distanza. E con lui la battaglia «in presenza».
Ci eravamo abituati a guerre come videogame. Peraltro, quando gli aerei dirottati sui cieli statunitensi sono entrati nei grattacieli delle Torri Gemelle l’impatto visivo è stato travolgente, quasi che i terroristi avessero ben calcolato l’impressione mediatica, studiato le nostre abitudini così da colpire l’immaginario prima ancora dell’obiettivo. Insomma, non sembrava più tempo di carri armati e fanteria bensì di missili e droni, di schermi dove ciò che accade sembra conforme alle simulazioni. Per dirla alla Baricco, vivevamo nel Game anche quando sul terreno si contavano morti veri e feriti sanguinanti: oggi la cronaca ci riporta ad un racconto più tradizionale, in un rispecchiamento disturbante e schizofrenico tra realtà e finzione.
«Il romanzo della prossima guerra mondiale», come alla fine dello scorso anno veniva lanciato in copertina 2034, il thriller scritto dall’ammiraglio James Stavridis, già a capo delle forze Nato, e dall’ex Marine Elliot Ackerman, oggi affermato scrittore di bestseller, immaginava un escalation cino-statunitense «spaventosamente autentica», con tanto di bombardamenti nucleari un po’ più che tattici, tutto partendo da un massiccio attacco cibernetico nel quale i cinesi sorprendevano gli americani in una riedizione, tecnologicamente aggiornata, di Pearl Harbor. Qualunque tentativo di immaginare la trama del mondo futuro – spesso distopica – s’intreccia con gli sviluppi di ciò che Alan Turing aveva progettato alla fine della II Guerra Mondiale, così da garantire la supremazia dell’occidente sulla follia nazi-fascista. «Enigma», la macchina per i cifrari segreti nazista «craccata» dagli alleati, è il prototipo di tutte le «Macchine come me», titolo dell’ultimo romanzo di Ian McEwan che indaga quel particolare tipo di futuro che è il «contro passato», un mondo dove Turing non si è suicidato e l’Inghilterra ha perso le Malvinas: saranno le macchine, la nuova specie dominante, a prendere il sopravvento su homo sapiens, come in tutta la saga di Matrix? Uomo-Macchina, Intelligenza Evolutiva contro Artificial Intelligence: uno scontro il cui esito sembra già scritto. Ma da chi?

Viene da riconsiderare le riflessioni fatte, appunto, dopo l’11 Settembre, quando qualcuno sosteneva che ad aver fallito non fosse stata l’intelligence statunitense ma la fantasia. In «I’m your man», un bel film tedesco uscito nel 2021, con l’umanoide Tom, ci viene restituita un’idea più credibile dell’attuale ricerca nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Che almeno a partire dagli anni ‘90 del secolo scorso ha abbandonato la pista teorica fatta di logica, deduzione, ragionamento simbolico – fallimentare - per affidarsi alla statistica: le macchine pensanti sono già fra noi, pensano in maniera tutta diversa e si chiamano Amazon, Facebook, Google su tutti. Il futuro è già qui.

Le macchine alla Matrix, quella di McEwan, specie antropomorfa ma superiore, da noi stessi partorita, caratterizzata da una razionalità impermeabile a qualsiasi sentimento, si riferiscono a un paradigma passato, sconfitto e, almeno per il momento, accantonato. Nello Cristianini, un italiano che a Bristol insegna Artificial Intelligence, da tempo ha ridefinito la nuova «lista della spesa» delle opportunità e dei problemi dell’AI: a partire dall’«irragionevole efficacia dei dati», la tendenza degli algoritmi a confermare pregiudizi razziali, alimentare disuguaglianze, mettere a rischio i diritti delle minoranze, per non dire delle Cambridge Analytica o, peggio, l’inquietante IBorder Ctrl, software per intervistare i rifugiati al confine e così da capire se mentono… C’è una montagna di lavoro, per gli studiosi e i Parlamenti.

Covid-19 prima e ora il rigurgito delle guerre del ‘900 ci hanno colto di sorpresa, non per questo dobbiamo attenderci una regressione ancor più drammatica, magari ripensando un futuro medioevale. Difficile prescindere dal Game, ma a volte la realtà ha più fantasia della fiction.

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