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L'ANALISI

Quella «giostra» dal coronavirus alla guerra

Quella «giostra» dal coronavirus alla guerra

Il mondo in guerra è fatto di condizionamenti economici

La politica italiana sul filo precario Russia-Ucraina. La democrazia, le armi e i famarci condizionati dalla grandi potenze

17 Giugno 2022

Stefano Tatullo

Vi ricordate il Covid? Vi ricordate i russi che in un empito di fratellanza vennero a darci una mano? Ecco. Intanto, comunicazione di servizio: il Covid è sempre vivo e lotta contro di noi, migliaia di contagi e decine di morti al giorno. Poi sì, i russi non erano tutti medici. C’era qualche virologo, qualche immunologo; il resto era personale amministrativo, diciamo così, che dava un’occhiata in giro, caso mai ci fosse qualcosa di interessante. Sui farmaci usati, sul vaccino... Comunque, vi ricordate che bel senso di fratellanza ci diede il virus? Tutti a cantare Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e Larussa entusiasti, proprio. E poi quella meravigliosa versione di Bella Ciao per arpa, Letta e Veltroni entusiasti, proprio. Salvini all’estero, in Padania. Renzi non pervenuto. Conte chi? E poi il vaccino lo misero a punto.

Non i russi: Pfizer, Moderna e compagnia. Noi intonammo un peana ai nostri scienziati che nel frattempo erano diventati star della televisione e facemmo la prima dose. Poi la seconda. E dopo anche la terza. Ma non tutti. I no vax, che erano anche no tax, e no pax, ci avvertirono che il Covid non esisteva, era un raffreddore, e quei vaccini erano un grande inganno per introdurci sotto pelle un chip che ci avrebbe ridotti a zombie teleguidati dalla Spectre, di cui il ministro Speranza era il capo della sezione italiana, si vedeva subito. La grande maggioranza non credette a questa rivelazione, ma lo stesso il vaccino tanto atteso, da osannato diventò sospettato. Nel giro di un anno. Il Covid però spinse l’Unione Europea a varare il Next Generation Eu, in italiano Pnrr: 121 miliardi in prestito e 70 a fondo perduto, con il 40% da destinare al Sud. Per aiutarlo a recuperare la parità, disse l’Europa. Cioè per fare le strade, le ferrovie, gli asili e gli ospedali che al Nord hanno e al Sud no. Particolarmente gli ospedali così poi i meridionali non vanno più a curarsi al Nord, pagando con i soldi del Sud. «Ma così noi non mettiamo a terra un casco», disse il presidente della Lombardia Fontana al sindaco di Milano Sala in un fuorionda per la verità non limpidissimo. Che i social si affrettarono a diffondere. E che ebbe conseguenze inattese. Cioè, no, la seconda era praticamente sicura: nei giorni successivi infatti ci fu un coro di indignazione contro l’Europa: Il 40%, t’è capí? Rob de matt! Dissero a Milano. E anche a Roma, zona Governo, ci fu chi disse: non possiamo derubare il Nord delle sue giuste aspettative.

La prima conseguenza del fuori onda però fu quasi incredibile. Il giorno dopo due distinti giovanotti, alti, bruni, si presentarono a Palazzo Lombardia con un casco di banane di perfetta maturazione. Prego? Chiese il portiere. Per il presidente Fontana, disse uno dei due giovanotti con un delizioso velo di accento napoletano. Mezz’ora dopo i due si presentavano al portone di Palazzo Marino con un altro casco di banane, e il secondo, con un delizioso velo di accento barese disse: per il sindaco Sala. Questi episodi furono oggetto di accese trasmissioni televisive che alla fine chiarirono che la parola dei due amministratori nel fuorionda non era «casco» ma un’altra quasi sovrapponibile. E fu allora che un ex assessore insorse: ma se avessero capito bene, i due giovanotti che cosa avrebbero portato ai nostri politici!? E comunque, qual era il significato di quelle banane? Pensare che eravamo così uniti per quel Pnrr… Poi la guerra. La Russia invade l’Ucraina, e quindi immediatamente tutti siamo per gli ucraini e per Zelensky. Piano, disse dopo un po’ Salvini. E con lui il prof. Orsini, il ragionier Filini, addirittura il prof. Cacciari, Santoro… Anche loro! Salvini era pronto ad immolarsi per la pace andando a Mosca, con quella bella maglietta con la faccia di Putin sulla Piazza Rossa. Sì, quella che aveva portato in Polonia, a Przemysl, e il sindaco gli aveva fatto vedere che ce l’aveva anche lui uguale. Matteo si era fatto un guru personale e un piano di pace che era la fine del mondo. E l’ambasciata russa aveva anche dato una mano a comprare i biglietti. Ma quelli non vollero. Come, quelli chi? Loro, no? Sempre loro. Che invece lo vedevano stanco, confuso e volevano che stesse un po’ con i suoi bambini. E poi questo Zelensky sulla guerra sta facendo i soldi; perché se Putin non invadeva l’Ucraina, chi gli comprava quella serie «Servitore del popolo»? E non è che prende una percentuale, Putin?

Guardate Biden invece: ha fatto stanziare dal Congresso 40 miliardi di aiuti all’Ucraina senza chiedere nulla in cambio; solo di logorare Putin fino a ridurlo alla fame. Poi lui, Joe, potrà occuparsi di Xi soltanto. Insomma, anche questa volta eravamo così uniti all’inizio, poi… Vi ricordate Mina? Folle/ banderuola / folle banderuola stravagante… Ma era una canzone, eh, mica l’Italia dei nostri giorni

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