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LA RIFLESSIONE

La democrazia? È faticosa ma ci dona libertà

La democrazia? E' faticosa ma ci dona libertà

La devastazione della guerra in Ucraina

Un ideale faticoso da conquistare, lo dimostra la storia: da Churchill a Putin

11 Giugno 2022

Stefano Tatullo

Disse una volta Winston Churchill: «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate di volta in volta». E fra quelle altre forme il pensiero va subito alla dittatura. Che lord Winston conosceva bene. Aveva combattuto e sconfitto Mussolini e Hitler, e aveva disegnato la nuova mappa dell’Europa insieme a Stalin. Tre dittature di colore diverso ma con le stesse manifestazioni: culto della personalità, pensiero unico, controllo poliziesco, irreggimentazione, cieca obbedienza, rovina del Paese. Quanto basta per chiudere il discorso sul colore delle dittature: sono tutte grigio scuro di pensiero e nere di morte. Eppure l’uomo solo al comando non cessa di esercitare il suo fascino: pensa lui a tutto, mentre la democrazia è faticosa: richiede di pensare, valutare, scegliere, decidere. E la possibilità che i Britannici avevano di valutare e decidere portò Churchill a perdere le elezioni dopo aver guidato il Paese alla vittoria sul nazifascismo.

Bisogna dire che l’«uomo solo al comando» attecchisce particolarmente a certe latitudini. Più in certe culture che in altre. Prendete i Russi. Loro hanno lo zar dai tempi di Ivan il Terribile, nella seconda metà del ’500, e anche se dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 lo hanno chiamato Segretario del Partito Comunista, il suo potere era assoluto come quello degli zar. E così è restato dopo lo scioglimento dell’URSS alla fine del ‘91, adesso che il Paese si chiama Federazione Russa e ha un Presidente, Vladimir Putin. Che siccome si sente investito della missione storica di ripristinare l’Impero Russo fondato da Pietro I il Grande nel 1721, il 24 febbraio ha invaso l’Ucraina che ha la colpa di essere un’ex repubblica sovietica e aver fatto parte dell’Impero. Il risultato, finora, è di decine di migliaia di soldati russi morti, centinaia di aerei abbattuti, decine di navi affondate. Molto più gravi le perdite dell’Ucraina invasa, con intere città e regioni distrutte, migliaia di dispersi, di cui molti, fra cui bambini, deportati in Russia, milioni fuggiti dalla guerra e rifugiati in Europa. Dicono i giornali che dall’inizio della guerra il gradimento del presidente Putin presso i cittadini è arrivato all’83%, ma non si sa cosa pensare di questo gradimento, considerato che in Russia non esiste informazione libera al punto che chi chiama la guerra all’Ucraina guerra e non «operazione militare speciale», come ha deciso Putin, rischia quindici anni di carcere. Come si diceva: culto della personalità, pensiero unico…

Ma c’è chi si sforza di fare di più. Per esempio il patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill, che nella Domenica del Perdono (!) ha espresso il suo sostegno all’invasione dell’Ucraina dicendo che è un’azione contro i Paesi che sostengono i diritti degli omosessuali. Della sua amicizia col presidente Putin si sapeva già; del suo patrimonio miliardario si è appreso dopo, e questo ha chiarito certi dubbi. Contro i Paesi occidentali si è espresso anche più veementemente Dmiytij Medvedev, vice presidente del Consiglio di Sicurezza ed ex premier russo. In un post su Telegram ha scritto: «Li odio. Sono bastardi e degenerati. Vogliono la morte della Russia. Finché sarò vivo, farò di tutto per farli sparire». Di chi stia parlando Medvedev non lo dice apertamente, ma da post precedenti e citazioni letterarie è apparso chiaro che i destinatari di tanto odio sono gli occidentali. Il patriottismo in guerra potrebbe essere un plausibile motivo, ma anche più plausibile sembra essere il suo desiderio di riguadagnare la fiducia di Putin e magari proporsi come candidato, dovesse un giorno esserci una successione.

I sostenitori della dittatura putiniana però non sono solo in patria. In Italia, per esempio, il senatore (non onorevole) della Lega Salvini già in un post del 2015 (un antesignano!) scriveva: «Cedo due Mattarella per mezzo Putin!». E poi nel 2018 aveva aggiunto «Io qui a Mosca mi sento a casa mia, in alcuni Paesi europei no». Ci fu chi ipotizzò che un certo Paese europeo fosse l’Italia, per via dei suoi trascorsi secessionisti, diciamo così, ma resta che lui a Mosca ci è andato più volte per questioni non del tutto chiare al grosso pubblico, e poi in questi ultimi giorni aveva deciso di ritornarci per fare la sua umilissima parte per il raggiungimento della pace. Aveva un guru con cui aveva elaborato un piano tanto semplice quanto efficace ma poi ha rinunciato al viaggio. Perché non ha riscosso l’appoggio entusiastico che lui si aspettava, neanche nel suo partito. Ma d’altronde si sa che l’invidia è una mala pianta rigogliosa in Italia. Oppure il guaio è che il nostro Paese è una democrazia e in democrazia tutti possono dire quello che pensano. Meglio se prima di dire, pensano, certo. Insomma, Churchill aveva ragione: la democrazia è il peggiore dei sistemi di governo: è faticosa. E non tutti ce la possono fare.

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