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L'inazione americana e quelle stragi sulle coscienze

L'inazione americana e quelle stragi sulle coscienze

La scia di sangue di questa mattanza è lunga e ininterrotta. Si calcola (Wired) che dal 2000, nelle scuole superiori Usa ci siano stati 70 morti e 200 feriti; altri 60 morti e 60 feriti, nelle elementari. In mano agli statunitensi ci sono 265milioni di armi

28 Maggio 2022

Rossana Gismondi

Quanto pelo sullo stomaco può avere la politica di una nazione – gli Usa - che piange l’ennesima strage di bambini in una scuola elementare di una sperduta cittadina di 15mila abitanti del Texas, se questa nazione prevede già nella sua Costituzione che i cittadini possano detenere e portare armi con sé?

«Una milizia ben organizzata - recita il secondo emendamento - è necessaria alla sicurezza di uno Stato libero e dunque il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato». Il che, se poteva andare bene per i pionieri che presero a popolare terre solitarie e sperdute già dal 1600, oggi va malissimo. Poichè chiunque, negli Usa, a 18 anni può comprare un’arma.

Avviene – semplicemente - perché la politica in quel Paese, che è stato il sogno di ogni diritto e libertà per la mia generazione, non riesce a dire basta. Non ci riescono i democratici, men che meno i repubblicani i quali, dopo la strage dei giorni scorsi, hanno addirittura proposto di armare gli insegnanti. Già, come in un film western: suona la campanella ed è subito mezzogiorno di fuoco. Non ci è riuscito il primo presidente nero Obama che promise durante la campagna elettorale la messa al bando delle armi d’assalto e nel 2013, da presidente, dovette incassare il no sonoro del suo partito. «È colpa della nostra inazione» ha detto solitario e inascoltato qualche giorno fa il senatore democratico Chris Murphy. «Sono stanco, dobbiamo agire. E affrontare la lobby delle armi» ha sibilato il presidente Biden. Magari. Intanto ha annunciato la tristemente consueta visita di solidarietà alle famiglie dei piccolini uccisi.

E questo è tutto, fino alla prossima volta. Quando un adolescente fuori di testa, o qualche altro folle di ogni età, armato sino ai denti comincerà ad ammazzare chiunque gli capiti a tiro.

La scia di sangue di questa mattanza è lunga e ininterrotta. Si calcola (Wired) che dal 2000, nelle scuole superiori Usa ci siano stati 70 morti e 200 feriti; altri 60 morti e 60 feriti, nelle elementari. In mano agli statunitensi ci sono 265milioni di armi.

La National Rifle Association statunitense, potentissima lobby dei produttori di armi tra i più potenti del mondo, unica industria a non subire crisi quando scoppia una guerra, sull’ennesima strage ha immediatamente dichiarato che si è trattato di un gesto criminale e indisturbato. Si può dar loro torto? È andata proprio così. Hanno ragione, per quanto assurdo possa essere. Un pazzo con due fucili d’assalto in una scuola elementare, ed è subito strage. È la legge che gli consente di averle. E questa legge nessuno, neppure il presidente degli Stati Uniti, è riuscito mai a cambiarla, modificarla, cancellarla. I tanti Bobby, Melania, Mary, Billy delle scuole americane uccisi a fucilate , avranno un fiore sulle tombe, la solidarietà del mr. president di turno e relativa first lady, e le lacrime infinite dei genitori per le loro vite spezzate. Abbracciati alle maestre, nel terrore e nello strazio della morte dei compagni che hanno visto cadere uno ad uno: impensabile, indicibile orrore.

A noi, che pure degli Usa abbiamo amato tutto – perdonando tanto - per ciò che rappresentava di sé, attraverso la musica, il cinema, i viaggi, i libri, il giornalismo, resta la delusione profonda di aver ammirato chi, fatti alla mano, per inazione, come ha detto bene quel senatore americano, consente di fare strage tra gli innocenti che dovrebbe difendere per primi: i propri.

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