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La riflessione

Ingiustizie aumentate: si costruisca un nuovo socialismo

Ingiustizie aumentate: si costruisca un nuovo socialismo

Occorre un’autentica economia sociale ed ecologica. Il privato e il pubblico devono collaborare

27 Maggio 2022

Giovanni Dotoli

Sandro Frisullo e Gianvito Mastroleo hanno il merito immenso di aver riportato alla luce la grande questione della necessità del pensiero socialista oggi, di fronte a una politica che non riesce a trovare una via di uscita.

L’uno propone la fondazione di un nuovo partito socialista alla sinistra del Pd, l’altro osserva che va soprattutto ricostruita una cultura politica socialista, senza retorica, senza polemiche, secondo una «cultura politica condivisa». È del tutto evidente: la presenza solo simbolica del partito socialista oggi è il vero problema da risolvere. Non c’è più tempo da perdere. Occorre ricostruirlo dalle macerie.

Cercherò di dirne le ragioni di fondo. Ci si chiede: il socialismo è ancora necessario? Direi che è indispensabile. Ma la globalizzazione impone un’altra forma di socialismo.

I dogmatismi non hanno più alcun valore. Occorre che una nuova logica riformista s’imponga, per un vero socialismo moderno. Non c’è più posto per l’annosa retorica rivoluzionaria. Le scissioni della sinistra sono morte, e inutili. Hanno procurato solo danni. Le ingiustizie sono aumentate, a furia di combatterle. Il capitalismo senza freni domina ovunque, in modo invisibile e sottile.

Occorre un’autentica economia sociale ed ecologica. Il privato e il pubblico devono collaborare. Il socialismo di domani che è già oggi deve collocarsi in una logica di continuità e di rottura. Bisogna riprendere il filo della nostra storia: quello dell’uguaglianza, della giustizia, della libertà, della cooperazione, della fratellanza e della razionalizzazione del lavoro. Occorre riannodare con la storia socialista e con i suoi pensatori: Jaurès, Turati, Blum, Nenni, Pertini, Craxi, e tanti altri che hanno contribuito a portare il paese tra i primi al mondo, con battaglie memorabili.

Un tempo, il socialismo cambiava il Paese. Può ancora accadere. La questione sociale resta il baricentro inalienabile. È giunto il tempo di aprire «la storia umana su un altro orizzonte», afferma Yves-Charles Zarka. È un compito gigantesco, che dà al socialismo una nuova via, e una nuova vita. Antonio Gramsci ha ragione, quando parla del ruolo centrale degli intellettuali, oggi marginale, con gravi conseguenze.

La questione socio-economica è al primo posto, ma in un contesto di nuovo umanesimo. Il capitalismo globalizzato sta distruggendo i valori del socialismo, e dunque anche quelli dell’Uomo. La globalizzazione arricchisce le classi dominanti. Si rimettono in discussione le conquiste sociali, che sono tutte di origine socialista.

La speculazione la fa da padrona. Lottare contro le disuguaglianze resta il principio numero uno. Non bisogna rinunciare all’obiettivo di cambiare il mondo, ma preservandolo, con uno sviluppo sostenibile.

La società non ha bisogno di assistenza, ma di visione strategica. È la grande sfida del socialismo del XXI secolo. Il ritorno alle origini del socialismo si fa sempre più indispensabile, quel socialismo che ha attraversato due secoli di storia.

Il socialismo è una filosofia dell’umanità, e un’autentica religione dell’uomo, con un ideale possibile e realizzabile.

Occorre unirsi, mettere da parte le differenze, pur salutari, e ricominciare un nuovo esaltante percorso: quello di un nuovo socialismo al passo con i tempi.

Mai come in questo momento risulta necessario.

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