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In Puglia e Basilicata

il commento

Sì, la lettura regge ma le librerie vanno aiutate

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Gli italiani comprano più libri ed è un bene. Purtroppo però a comprare più libri sono sempre gli stessi.

24 Maggio 2022

Giuseppe Laterza

Gli italiani comprano più libri ed è un bene. Purtroppo però a comprare più libri sono sempre gli stessi. Questo in sintesi estrema il quadro che esce dai dati presentati dall’Associazione Editori Italiani all’incontro tenuto al Salone del libro di Torino la settimana scorsa. Nei primi quattro mesi dell’anno il mercato editoriale si è ridotto di 3/4 punti rispetto al 2021, ma se lo confrontiamo con l’analogo periodo del 2019 - cioè prima della pandemia - le vendite dei libri sono cresciute di ben 16 punti in percentuale, una cifra altissima se paragonata all’andamento lento degli anni precedenti.

Dunque gli italiani hanno approfittato della immobilità imposta dal lockdown non solo per navigare in rete o guardare la televisione ma anche per leggere più libri. E sembra che questa abitudine si confermi almeno in parte anche quando siamo tornati a viaggiare e ad andare al teatro o alle mostre d’arte. Ma - come sempre - dietro i dati aggregati ci sono differenze, anche significative. Ad esempio, quella per cui sono cresciute in maniera particolarmente forte le vendite dei libri destinati a un pubblico giovanile, in particolare i fumetti manga giapponesi... smentendo coloro che ritenevano i giovani capaci solo di messaggini sul cellulare. E d’altra parte tiene in maniera imprevista il libro di carta, che rimane la scelta ampiamente maggioritaria rispetto all’ebook. Cambia fortemente la distribuzione, con il quasi raddoppio delle vendite online, che passano dal 27 al 43%. Un dato per molti aspetti positivo, perché porta i libri anche dove non ci sono librerie e biblioteche e perché consente di diffondere in particolare i libri di catalogo, che le librerie non sono in grado di tenere nei loro magazzini. Ma c’è un serio problema di concentrazione, visto che la stragrande maggioranza dei libri online sono venduti da un solo operatore, cioè Amazon, che rischia di condizionare tutto il mercato. E poi questo comporta una riduzione delle librerie fisiche, che sono luoghi essenziali per creare comunità di lettori.

In Puglia sappiamo bene quanto il libro e la lettura possano essere fattore di comunità, visto il ruolo che nella nostra regione da vent’anni svolgono i Presìdi del libro. I libri possono produrre coesione sociale, un fattore che al Sud è particolarmente scarso, tanto da costituirne una mancanza ancor più grave del reddito e del PIL, come ha scritto Carlo Borgomeo in un saggio intitolato significativamente L’equivoco del Sud. Non è un caso dunque se i dati della lettura al Sud restano assai inferiori a quelli medi italiani. Questo ci dice che l’investimento in conoscenza va fatto prima di tutto sulle persone: abbiamo bisogno ad esempio di formare gli insegnanti per far funzionare le biblioteche scolastiche.

Oggi tramite la rete, ogni scuola, anche del paesino più piccolo e sperduto, può accedere a un ricchissimo catalogo di eBook, audiolibri, giornali e periodici... ma questa potenzialità va sprecata se non ci sono nella scuola persone capaci di appassionare i bambini e i ragazzi alla lettura. Proprio per questa possibilità delle librerie di creare comunità al convegno dell’AIE vari editori - da Sandro Ferri di E/O a Stefano Mauri di GEMS, da Antonio Sellerio a Renata Gorgani del Castoro - hanno rimarcato l’urgenza di aiutare le librerie fisiche – in particolare quelle indipendenti – con varie misure di agevolazione fiscale e sugli affitti, sul modello di quanto avviene in Francia, in cui le librerie si selezionano su alcuni parametri rilevanti tra cui il lavoro sul catalogo e la capacità di promozione sul territorio, in rete con scuole e biblioteche.

Il ministro Franceschini - che per il libro ha fatto molto - ha annunciato che promuoverà una legge complessiva per il libro e la lettura. Speriamo che l’aiuto alle librerie «fisiche» ne sia una parte caratterizzante. In generale, i dati del mercato dimostrano che la lettura dei libri nel nostro Paese è assai «resiliente» - come oggi usiamo dire - e che dunque c’è una grande potenzialità per chi investe nei libri e la lettura di creare nuove comunità, che vuol dire anche sviluppo economico e sociale.

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