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L'ESEMPIO DELL'INTELLETTUALE

Per capire la guerra ci vorrebbe la «pietas» di Alessandro Leogrande

Per capire la guerra ci vorrebbe la «pietas» di Alessandro Leogrande

Un momento dell'opera firmata Koreja «Kater I Rades» tratta dagli scritti di Leogrande (foto Tea Primiterra )

Il direttore artistico di Koreja Tramacere sullo scrittore: il suo racconto-abbraccio alle vittime del fuoco

19 Maggio 2022

Salvatore Tramacere

Mi chiedo con quali occhi Alessandro Leogrande guarderebbe il mondo in questo momento. Me lo chiedo spesso e, alcune volte, provo ad immaginarlo. Mi chiedo come lo starebbe raccontando. Con quali parole, con quali strumenti. Quali elementi starebbe analizzando per la comprensione delle contraddizioni e delle possibilità. Come avrebbe analizzato i due anni appena trascorsi o come starebbe raccontando l’esodo ucraino e la guerra per distruggere e costruire nuove frontiere?
Lui sapeva raccontare il mondo perché lo sapeva ascoltare. Andava sempre al di là della parzialità del singolo soggetto. Pensare l’arte, la musica, il teatro o la scrittura come strumenti politici per interpretare la complessità del quotidiano ci ha fatto incontrare e ci ha unito molto.

Nel comune bisogno di raccontare come spinta per vivere, ognuno con gli strumenti in proprio possesso, abbiamo trovato motivazioni biografiche e di militanza, abbiamo unito etica e politica.
Siamo stati insieme, negli ultimi anni della sua breve vita, in differenti Paesi d’Europa, soprattutto nei Paesi dell’est. Alessandro, con la sua giovane età, era già un maestro.  enso spesso a quanto il suo lavoro si rivolgesse ai giovani. Anche su questo avevamo molto in comune, molto di cui discutere, perché il modo di fare teatro, per Koreja, comincia dalle radici. Penso anch’io, come lui, che l’unico consiglio che si può dare ad un ventenne è quello di vedere gli spettacoli teatrali dei grandi maestri come Peter Brook, Eugenio Barba, Pina Bausch e leggere Dostoevskij, Tolstoj, Roth e tutti i grandi del passato. E così ascoltare la musica di Mozart, Bach, Bob Dylan  e Leonard Cohen. Vedere i film più importanti della storia del cinema. Perché proprio lì, confrontandosi con quelle opere straordinarie, ci si può accorgere di come l’attenzione al cambiamento dei tempi sia sempre andata di pari passo con il rispetto dell’enorme complessità della dimensione umana.

Ho sempre apprezzato il suo bisogno di raccontare vicende e personaggi nel loro contesto; l’importanza di ricucire le storie come uno spaccato, soggettivo e individuale, di una Storia più ampia. Il bisogno di smontare politicamente l’immaginario dominante di una «massa» di migranti, braccianti, individui e restituire loro la dignità di essere persona, facendo emergere, da quell’insieme indistinto, i singoli volti, i nomi, le loro narrazioni.  Insieme ci siamo innamorati di quel bellissimo progetto che è stato Katër i Radës. Alessandro non aveva mai scritto un libretto d’opera. Ma la sua curiosità e la sua competenza sull’argomento hanno fatto vibrare la musica di Admir Shkurtaj, compositore albanese dell’opera. Nel 2015 lo spettacolo ha debuttato a Tirana, nell’ambito del Book and Arts Festival. Nella sala dell’Accademia d’Arte successe qualcosa di straordinario.

Lo spettacolo raccontava l’affondamento nel Canale d’Otranto della motovedetta Katër I Radës carica di 120 profughi in fuga dall’Albania, in seguito allo speronamento da parte della corvetta Sibilla che ne contrasta va il tentativo di approdo sulla costa italiana. In quel Venerdì Santo del 1997 morirono oltre 80 persone. 31 avevano meno di 16 anni. Alla fine dello spettacolo ci fu un lunghissimo applauso. Una donna vestita di nero, alta e magra, prese il centro della scena. Non proferì una parola, ci guardava tutti negli occhi, uno per uno, senza un minimo di espressione che facesse capire il perché fosse lì. Alessandro si alzò e andò ad abbracciarla. Lei lo strinse forte e si sussurrarono alcune parole che nessuno di noi ha sentito. Era la madre di un bambino e la moglie di due vittime di quel terribile evento. La «pietas» era lo strumento con cui Alessandro guardava questa umanità. Ho immaginato che quella donna, vestita di nero, avesse detto ad Alessandro, grazie.

* Alessandro Leogrande (1977 - 2017)
tarantino, è stato un giornalista e scrittore

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