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L'Europa è cambiata: ora l'Italia (e il Sud) non sciupino tutto

Un tank ucraino in movimento

Ora la guerra in Ucraina e il riaccendersi della pandemia in alcune grandi metropoli cinesi pongono l’interrogativo su quando e come sarà possibile ritornare allo «status quo ante» e se sia questo l’obiettivo più auspicabile

11 Maggio 2022

Piero Liuzzi

Un cambio di paradigma è in corso? Dopo quasi trent’anni dalla firma del Trattato di Maastricht, l’Unione Europea a fronte della contemporanea caduta della domanda e dell’offerta generata dalla pandemia ha approvato il Recovery Plan, poi definito Next Generation EU.

Per la prima volta la Commissione Europea ha deciso di indebitare i cittadini dell’Unione per un’ingente somma al fine di sostenere i paesi membri più colpiti. Il debito sarà ripagato da tasse europee entro il 2058. Con tutta evidenza è un cambio di paradigma!

Ora la guerra in Ucraina e il riaccendersi della pandemia in alcune grandi metropoli cinesi pongono l’interrogativo su quando e come sarà possibile ritornare allo «status quo ante» e se sia questo l’obiettivo più auspicabile.

Intanto va detto che è stato possibile istituire il NGEU senza modificare i Trattati. A ben vedere non è la prima volta che alcuni «sacri principi» cari alla «Kerneuropa» ed al suo paladino, Wolfgang Schauble, vengono messi in discussione. Nel 2011 non fu certo un caso a portare Mario Draghi al vertice della BCE con esplicito plauso statunitense. Infuriava la crisi dei mutui subprime scuotendo famiglie, mercati, imprese, borse e bilanci pubblici.

In Italia il governo Monti non riusciva a domare lo spread che volava oltre i 500 punti. Va ricordato che il 31 agosto 2011, Ben Bernanke, Presidente della Federal Reserve, dichiarò: «Le politiche monetarie non convenzionali sono state e possono continuare a essere efficaci». Appena una settimana dopo il direttivo della BCE approvò, con il solo voto contrario della Bundesbank, il piano di acquisto dei titoli di Stato dell’Eurozona sul mercato secondario e senza limiti d’importo. Per la Bundesbank fu come una bestemmia in chiesa. Ma Mario Draghi ritenne che l’euro dovesse essere salvato «whatever it takes» - ad ogni costo - e, probabilmente, che anche la Germania e i suoi satelliti andassero salvati da sé stessi.

Ha funzionato. Così è auspicabile che ora funzioni il NGEU. Con la stessa franchezza, Mario Draghi a Bruxelles ha posto un fondamentale problema di governo dell’Unione Europea. Ora è assolutamente chiaro che tutto dipende dal fatto che l’Italia, il Paese maggiormente beneficiario del Next generation, giochi alla grande la sua partita. Al dunque una doppia responsabilità: per un verso mutare il corso della storia del nostro paese, particolarmente del Mezzogiorno; per l’altro, porre le basi per una riforma delle rigidità europee che già una volta Mario Draghi ha saputo forzare e con successo. Quanto al Sud, un favorevole allineamento dei pianeti - buona burocrazia ed efficienti amministrazioni statali e locali, progettualità avanzata, onestà delle classi dirigenti e investimenti sui giovani - consentirebbe alle comunità meridionali di recuperare ritardi e deficit strutturali. L’astronomia serve a farci sognare…

Intanto, il lockdown assedia nuovamente le grandi città cinesi, Pechino inclusa, tanto da fare pensare che anche un terzo mandato per Xi Jinping possa essere in forse. Quanto alla guerra tra Russia e Ucraina con le sue drammatiche conseguenze globali, sembra destinata a durare. Forse a Bruxelles saranno costretti a esercitare la fantasia, o, più semplicemente, aderire al principio di realtà.

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