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L'intervista

«Antichi miti per sfidare mafie d’oggi»: Luciano Violante e la «Medea»

«Antichi miti per sfidare mafie d’oggi»: Luciano Violante e la «Medea»

L'opera in scena a Bari. Protagonista Viola Graziosi (l’attrice è figlia di Paolo Graziosi, quest’ anno scomparso) e con la regia di Giuseppe Dipasquale

13 Settembre 2022

Pasquale Bellini

In scena stamattina a Bari alle 9.30 sul palco dell’AncheCinema una Medea che si colloca fra il remoto mito greco (perciò mediterraneo) e la ribollente attualità della lotta alle (altrettanto mediterranee, ahimè!) incrostazioni di mafie e altri cancri malavitosi.

Ne è autore Luciano Violante, già magistrato, presidente della Camera, docente, politico e studioso di lungo corso degli eventi contemporanei, fra società, cultura e comunque politica.

La Medea, con protagonista Viola Graziosi (l’attrice è figlia di Paolo Graziosi, quest’ anno scomparso) e con la regia di Giuseppe Dipasquale è prodotta dal Teatro Città di Catania e si presenta a Bari nell’ambito del ciclo d’incontri dell’Università di Bari per gli studenti proiettati verso le lauree (vedi Dams) nelle discipline dello spettacolo e con interesse per le materie umanistiche in generale.

Rivolgiamo a Luciano Violante, in questo caso nelle vesti di drammaturgo, dunque, alcune domande.

Il mito di Medea, che da Euripide fino alle femministe evoca fascinazione e insieme orrore, perché mai può o deve essere d’ attualità oggidì?

«Destino dei miti è quello di essere eterni perché provocatori. Forse non sono mai esistiti (come dice lo scrittore romano Sallustio), certo è che ancora ci interrogano, ci provocano. Così Medea, che uccide sì i figli ma per evitare loro la vergogna di diventare schiavi, schiavi del padre Giasone, schiavi del potere. La dignità è più forte di una vita purchessia. Medea, quella di Euripide come anche questa mia, vola verso il sole, in quanto discendente di Elio dio del sole, vola e arriva in Sicilia, la Sicilia delle messi e di Demetra».

E qui ci si immerge in una dimensione che trasporta il mito nella contemporaneità. Sbaglio?

«È assolutamente così. Nell’incontro fra Medea e Demetra, fra la Sicilia arcaica dei miti mediterranei e la realtà odierna della lotta alle mafie, con i suoi lutti e sacrifici, l’epos di Medea incrocia la nostra (epica?) lotta tra il bene e il male, laddove il destino tragico uccide i suoi figli ma forse li salva. Il pensiero va alle vittime della lotta alla mafia, primi fra tutti Falcone e Borsellino».

Lo spettacolo, al suo debutto a Palermo in marzo, fu esplicitamente dedicato a Falcone?

«Esatto. La prima fu nella chiesa palermitana di S. Domenico, dove è collocato il sepolcro di Giovanni Falcone. Da allora sta effettuando con successo repliche in tutta Italia».

Cosa ci fa essere così affezionati ai miti dell’antica Grecia? È perché siamo meridionali, o perché siamo occidentali?

«È perché siamo mediterranei, pertanto pienamente occidentali (anche fisicamente, rispetto alla Grecia!) intrisi di valori comuni ed eterni, come la necessità che il bene prevalga sul male, i giusti sui malvagi, la democrazia sulla tirannide».

A proposito di geografie, lei Violante è nato addirittura in Etiopia (tempi di guerra, di prigionie, ecc.) ma da famiglia al tutto pugliese, da Rutigliano. Risiede in Puglia?

«No, risiedo a Torino. Ma trascorro di frequente le estati nella mia Puglia delle radici. In alcuni trulli nella zona della Valle d’ Itria».

Luciano Violante, che prima di questa Medea si era cimentato l’ anno scorso con il personaggio di Clitennestra e che progetta una prossima Circe, sarà presente allo spettacolo di stamattina nell’AncheCinema, quindi alla conversazione che seguirà.

Vi parteciperanno, oltre a Violante, i docenti Olimpia Imperio e Giuseppe Pirlo, il sociologo Leonardo Palmisano, con il coinvolgimento dell’attrice Viola Graziosi e del regista Giuseppe Dipasquale.

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