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Museo Getty di Los Angeles restituisce all'Italia «Orfeo e le Sirene», l'opera veniva da Taranto. Gruppo terracotta sequestrato

Museo Getty di Los Angeles restituisce all'Italia «Orfeo e le Sirene», l'opera veniva da Taranto

La restituzione fa seguito a un’inchiesta condotta da Matthew Bogdanos dell’ufficio della procura di Manhattan specializzato nella lotta contro il traffico di antichità

12 Agosto 2022

Redazione online

Il gruppo di sculture di terracotta «Orfeo e le Sirene» che il museo Getty di Los Angeles si prepara a restituire all’Italia è stato sequestrato in seguito a un’inchiesta penale dell’ufficio di Matthew Bogdanos, un ex colonnello dei Marines responsabile per la procura di New York del contrasto al traffico illegale di antichità. «Il Getty ha collaborato, ma questa è un’inchiesta penale in corso», ha detto Bogdanos, secondo cui il museo, annunciando il rimpatrio delle sculture, «ha lasciato fuori metà della verità».

Bogdanos ha detto che l’inchiesta è iniziata «molti anni fa» e che è arrivata al gruppo del Getty "partendo dalle persone», le reti, cioè, di trafficanti di antichità che operano in Italia e che includono «i soliti nomi coinvolti in altre vicende, tra cui il tarantino Raffaele Monticelli». «Abbiamo scoperto come il gruppo di statue è arrivato dall’Italia alla Svizzera e poi negli Stati Uniti», ha detto l'investigatore. L’indagine, condotta in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale, è ancora in corso: ha portato, oltre che all’Orfeo, ad altri pezzi e potrebbe condurre ad altre novità in futuro. 

Il Getty di Los Angeles restituirà all’Italia un gruppo di figure di terracotta a grandezza naturale raffigurante un poeta seduto e due sirene. Lo rende noto il musei precisando che il gruppo, noto anche come «Orfeo e le Sirene», che risale al IV sec. a. C. e proviene dalla Puglia, partirà per Roma a settembre. L’Italia ne rivendicava il possesso dal 2006. La restituzione fa seguito a un’inchiesta di Matthew Bogdanos dell’ufficio della procura di Manhattan, lo stesso che poco tempo fa ha portato alla riconsegna all’Italia di 142 reperti in gran parte provenienti dalla raccolta del finanziere newyorkese Michael Steinhardt. 

In ossequio alle sue politiche di rimandare nei paesi di origine pezzi rubati o scavati illegalmente, «Orfeo e le Sirene» sono stati nel frattempo rimossi dalle gallerie in attesa che vengano rimpatriati. L’estrema fragilità del gruppo del quarto secolo avanti Cristo - originariamente le statue erano policrome con tracce di colori dall’arancio dorato al rosa, il rosso, nero e marrone - richiederà speciali attrezzature e procedure per il trasloco in Italia, un’area in cui il Getty vanta una vasta esperienza.
E’ dal 2006 che le statue, provenienti probabilmente dall’area tarantina, comparivano in un elenco di manufatti di cui l’Italia rivendicava il possesso. La restituzione fa seguito a un’inchiesta condotta da Matthew Bogdanos dell’ufficio della procura di Manhattan specializzato nella lotta contro il traffico di antichità, lo stesso che nei giorni scorsi ha portato alla riconsegna all’Italia di 142 reperti archeologici, molti dei quali provenienti dalla raccolta del finanziere newyorkese Michael Steinhardt.
«Grazie al loro lavoro abbiamo determinato che questi oggetti devono essere restituiti», ha detto Timothy Potts, il direttore del Getty, in un comunicato diffuso dal museo. Verranno inoltre restituite una testa colossale di divinità del secondo secolo dopo Cristo, una forma di pietra per la fusione di orecchini a pendente dello stesso periodo, un dipinto a olio intitolato "L'Oracolo di Delfi» del 1881 del pittore napoletano Camillo Miola (detto Biacca) e un incensiere etrusco di bronzo del quarto secolo avanti Cristo. I primi tre pezzi erano stati acquistati dal Getty negli anni Settanta, il quarto nel 1996. Nessuno è mai stato esposto negli ultimi anni.
«Apprezziamo la nostra ottima relazione con il Ministero della Cultura e con i nostri colleghi in tutta Italia con cui condividiamo la missione per la tutela del patrimonio culturale», ha detto Potts. I rapporti del Getty con l’Italia non sono stati sempre orientati al bello: il museo californiano nei primi anni del 2000 è stato al centro di polemiche per gli acquisti di opere d’arte scavate illegalmente e la sua ex curatrice Marion True finì sotto processo in Italia. Più di recente il Getty è stato al centro di un braccio di ferro con la magistratura italiana su una statua di bronzo - l’Atleta Vittorioso - attribuita a Lisippo, ripescata nel 1964 da pescatori in Adriatico e di cui l’Italia, forte di una sentenza della Cassazione del 2018, sta chiedendo da anni il rimpatrio.

ll commento della direttrice del MarTa

“Quando un patrimonio di così inestimabile valore torna in patria è una grande conquista civica e morale, non soltanto per l’eredità culturale che rappresenta, ma anche per la vittoria del senso della legalità e del rapporto con i territori come ci insegna la stessa Convenzione di Faro”. Commenta così la restituzione all’Italia da parte del Getty Museum di Los Angeles, del gruppo scultoreo di figure in terracotta a grandezza naturale di “Orfeo e le Sirene”, la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti. Le statue, veri e propri capolavori del IV secolo avanti Cristo, proverrebbero, infatti, proprio dall’area tarantina a cui lo stesso Getty aveva già restituito negli anni scorsi antichi manufatti ceramici di produzione apula esposti poi al MArTA nella mostra “Mitomania” nell’aprile del 2019. “In quell’occasione, grazie al grande lavoro di indagine condotto dal Nucleo di tutela del patrimonio del Comando dei Carabinieri, restituimmo alla pubblica fruizione capolavori della ceramica apula che erano stati trafugati da contesti archeologici tarantini – dice la direttrice, Eva Degl’Innocenti – ed oggi come allora quella identità storico-culturale rappresenta un legame indissolubile con questa terra. Sarebbe pertanto auspicabile che Orfeo e le sue Sirene tornassero a casa e potessero entrare a far parte della esposizione permanente del MArTA”. “Dopo l’esposizione romana, dunque, il MArTA sarebbe pronto ad ospitare il gruppo di figure in terracotta, anche in virtù – termina la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – del progetto in corso di nuovo allestimento espositivo che consentirebbe al gruppo scultoreo di poter recuperare il proprio contesto identitario”.

Le parole di Emiliano

Le statue 'Orfeo e le Sirenè torneranno a Taranto: ad annunciarlo è il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Sono felice. Ho appena chiamato il ministro della Cultura Dario Franceschini che mi ha dato assicurazione che le statue di 'Orfeo e le Sirenè, recuperate negli Stati Uniti, saranno restituite a Taranto per arricchire il patrimonio archeologico della Puglia». «Si tratta - sottolinea - di uno straordinario gruppo statuario in terracotta a grandezza quasi naturale, che presenta tracce di policromia, proveniente dalla colonia magnogreca di Taranto e risalente al IV sec. A.C. Ringrazio le forze dell’ordine, il Paul Getty Museum e il ministro Franceschini per questo grande risultato».
Il museo Getty di Los Angeles ha comunicato che a settembre restituirà all’Italia le statue: è dal 2006 che le statue, provenienti probabilmente dall’area tarantina, comparivano in un elenco di manufatti di cui l’Italia rivendicava il possesso. La restituzione fa seguito a un’inchiesta condotta da Matthew Bogdanos dell’ufficio della procura di Manhattan specializzato nella lotta contro il traffico di antichità, lo stesso che nei giorni scorsi ha portato alla riconsegna all’Italia di 142 reperti archeologici, molti dei quali provenienti dalla raccolta del finanziere newyorkese Michael Steinhardt.

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