Mercoledì 05 Ottobre 2022 | 04:28

In Puglia e Basilicata

Il romanzo

Lo scrittore Spiedo sceglie la Puglia: «Io, Claudio Santamaria e Francesca Barra»

Lo scrittore Spiedo sceglie la Puglia:  «Io, Claudio Santamaria e Francesca Barra»

Il tour del libro dell'autore napoletano «Non muoiono mai» parte dalla Puglia. Presentato a Pantelleria con l'attore romano e la moglie

07 Agosto 2022

Redazione cultura e spettacoli

Barletta, Taranto, Tricase, Martano e Nardò. Lo scrittore napoletano Francesco Spiedo, classe ’82, sceglie la Puglia per il suo primo tour – frenetico e divertente – per presentare il secondo libro ’Non muoiono mai’ (Fandango Libri) per poi approdare nella bellissima Pantelleria il 6 agosto insieme alla giornalista Francesca Barra e all’attore e musicista Claudio Santamaria.

Dopo il tuo esordio, Stiamo abbastanza bene, sempre Fandango Libri, esce non muoiono mai. Come è nato questo nuovo romanzo.

Stavo dimenticando i racconti dei miei nonni, ascoltati milioni di volte, che ero sicuro sarebbero stati sempre con me. Mi sono accorto che tutto inizia a sgretolarsi: le storie si sdoppiano, bugie e verità si accavallano. Tra la mia versione e quella dei miei familiari si aprono crepe. È facile pensare che siano gli altri a fare confusione, ma chi scrive dovrebbe sempre dubitare. Se fossimo noi giovani a sragionare? E se nei racconti dei più anziani si trovasse la verità?

Un tour di presentazioni, un ballo di San vito che ti ha visto peregrinare dalla Puglia alla Sicilia. Da ultimo la presentazione con Francesca Barra e Claudio Santamaria. Cosa vi accomuna?
Incontrarsi è qualcosa che ci manca. Tornare ad avere momenti di condivisione. Anche di questo parla il romanzo. In questo senso credo che con due professionisti, come Claudio e Francesca, mi possa accomunare la prospettiva. Raccontiamo storie in forme diverse. Cinema, giornalismo, narrativa, teatro e musica non sono altro che un modo differente per dar voce a personaggi e storie. E poi Pantelleria, isola viva, pulsante e piena di una bellezza che a tratti fa paura.

Al centro la famiglia, in una commedia ironica e struggente. Non solo. Quali sono i temi?

Famiglia e casa sono le radici, pretesto perfetto per una commedia: tre nipoti e la nonna, nella vecchia casa di lei dove sono cresciuti, regalano un'atmosfera quotidiana. Ma non c'è famiglia e non c'è casa senza memoria e senza dialogo. I protagonisti condividono i luoghi dei ricordi però non comunicano davvero e procedono paralleli, custodendo segreti e barricandosi nella propria personale verità. Una verità che è relativa e che infatti cambia insieme al narratore, da un capitolo all'altro. Poi è storia d'amore, non mi nascondo.

Il Sud non è solo geografia, ma anche un modo di intendere la vita. Cosa rappresenta per te?
È difficile rispondere con lucidità quando si è innamorati. Il Sud è un modo di stare al mondo e allo stesso tempo ti insegna a stare nel mondo. Bellissimo, ma precario, rilassato, ma inconcludente, accogliente, ma demotivante. Questa contrapposizione tiene svegli, allena alla all'imbarazzo e all'orgoglio. Il Sud è stare in piedi, perché avrai sempre una lingua e tradizioni che ti renderanno il mondo un luogo abitabile. E non c'è niente di più prezioso.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?
Ogni romanzo si compone di un cosa, che è la storia, e due come, che sono lo stile e la struttura. In questo romanzo i riferimenti sono tanti: da Cortàzar, Faulkner e Franzen per la struttura e la moltiplicazione dei punti di vista, a Malaparte e Lewis per il racconto della Napoli sotto le bombe, o ancora Starnone, Canepa e Forgione per la narrazione del legame tra nipoti e nonne. C'è una strana congestione di letture. A me piace molto la risata, la scrittura brillante di Vonnegut. 

Per atmosfere e narrazione, c’è molto cinema. (anche perché c’è l’idea di farne una trasposizione cinematografica). Quali le tue ispirazioni?

Se provo a immaginare questa storia al cinema si affollano quattro sfumature differenti: Sorrentino, Martone, i Manetti Bros e i Fratelli D'Innocenzo. Le ispirazioni appartengono anche al passato: inevitabile pensare al teatro di De Filippo, o al cinema di Troisi e De Crescenzo, alla commedia all'italiana di Scola, Germi e Risi. Una malinconica e costante ironia. L'ironia è una postura. Nella vita è una forma di sopravvivenza e di consapevolezza, aiuta a rendersi conto che siamo esseri umani, come tanti, e quindi mortali, come tutti. Meglio riderne. Nella scrittura è una possibilità, anche di raccontare il tragico o l'indicibile, ciò a cui non vorremmo mai pensare e che invece una commedia ci costringe a guardare. La risata è conforto e svelamento. Direi che l'ironia è fondamentale come la fortuna. Nella vita ci vuole culo, anche solo per sedersi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725