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Pink Floyd: addio alle piattaforme russe

Roger Waters

I leggendari brani della band britannica abbandonano il mondo digitale del Paese di Putin (e anche della Bielorussia) per condannare la guerra. Feroce critica di Roger Waters al conflitto e ai governi occidentali, la sua risposta alla lettera della 19enne ucraina Alina

13 Marzo 2022

Gloria Indennitate

«Goodbye Cruel World» canta Roger Waters in «The Wall» (1979), profetico come sempre. Per estensione potrebbe essere questo il titolo dell'addio dei Pink Floyd alle piattaforme russe e bielousse.

Corre in lungo e largo nel web, e non solo, la notizia dell'abbandono della leggendaria band britannica dell'universo digitale dei due Paesi immersi sino al collo nella guerra che nessuno vuole, tranne Putin e qualche suo sodale. Una decisione estrema (certamente sofferta) per «condannare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia», affermano gli stessi Pink su Twitter.

Lontani dalle scene ormai da anni (il gruppo originale non esiste più dal 1985), vessati dalle liti fra Roger Waters e David Gilmour, senza Syd Barrett, senza Richard Wright, con il solo Nick Mason nei luoghi eletti degli ultimi iconici concerti internazionali pre-Covid, i Fenicotteri Rosa continuano a far parte in modo persino feroce della vita di milioni e milioni di fan. Fa male lo «strappo» con due terre feconde di grande musica e innamorate della grande musica.

E, al solito, Roger, musicista e attivista, non le manda dire sulla guerra, lui che ha perso il padre nel Secondo conflitto mondiale, sepolto ad Anzio. Lo fa rispondendo alla lettera inviatagli da Alina, una ragazza ucraina di 19 anni, che gli chiedeva di assumere una posizione sulla guerra. Una risposta ampiamente commentata (generalmente in positivo, seppur con qualche punta di dissenso) e in tendenza su Twitter.

«Sono disgustato - scrive il genio visionario dei PF, da tempo residente negli Stati Uniti - dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, secondo me è un errore criminale». Poi rincara la dose definendola «l’atto di un gangster» si appella a «un cessate il fuoco immediato».

Forte è anche la sua critica sui governi occidentali e va giù duro con lo stesso governo di Washington. «Mi rammarico - prosegue - che stiano alimentando il fuoco che distruggerà il vostro bel paese riversando armi in Ucraina, invece di impegnarsi nella diplomazia che sarà necessaria per fermare il massacro».

Rammenta però di essere già intervenuto sul conflitto lo scorso 4 marzo in un articolo pubblicato da «Globetrotter» e fa suo il dolore della ragazza ucraina e della famiglia. «Ho perso - sottolinea - sia mio padre Eric Fletcher Waters che mio nonno George Henry Waters nelle guerre che combattevano i tedeschi». Fermo rimane il suo credo nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo firmata a Parigi nel 1948. «Ho combattuto con tutto me stesso - ribadisce - per promuovere e sostenere i diritti umani per tutti i miei fratelli e sorelle in tutto il mondo per tutto il tempo da quello che ricordo e sostengo te e i tuoi ora, con tutto il mio cuore».

L'unica cosa che non farà è quella di sventolare bandiere purchessia «per creare una cortina fumogena di inimicizia, renderci ciechi alla nostra innata capacità di entrare in empatia l’uno con l’altro, mentre saccheggiano e violentano il nostro fragile pianeta»...

Roger, classe 1943, tornerà live dal prossimo luglio, dopo il rinvio causato dalla pandemia (confermate per ora le tappe in Usa, Canada e Messico). Titolo del tour: «This is not a drill» (Questa non è un’esercitazione), sul quale ha precisato che «non si saranno limiti». Al netto di musica ed effetti scenici eccelsi, scommettiamo quale sarà il tema?

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