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Il racconto

Io giovane di Molfetta prigioniero a Malta

Io giovane di Molfetta prigioniero a Malta

È stata un’esperienza senza ogni dubbio singolare: dalla partenza e l'emozione di iniziare una nuova condizione immersiva in un Paese anglofono

20 Luglio 2021

Daniele Tambone

Lunedì 19 luglio, insieme ai miei compagni di viaggio sono tornato finalmente nella mia nazione dopo una «detenzione» di circa due settimane a Malta. È stata un’esperienza senza ogni dubbio singolare: dalla partenza e l'emozione di iniziare una nuova condizione immersiva in un Paese anglofono, al momento in cui tutto ciò si è trasformato in un incubo e soprattutto all'istante in cui ho rivisto i miei genitori per la prima volta dopo 25 giorni.


Ma facciamo un passo indietro. Quando siamo arrivati in hotel per la prima volta ci siamo ambientati sin da subito e ci siamo sentiti, dopo tanto tempo, in vacanza. Il 7 luglio, però, un giorno prima della partenza dall'isola, siamo stati messi in quarantena tutti quanti in seguito alle numerose segnalazioni di sintomi del Sars Cov 2 da parte di numerosi studenti del gruppo vacanze risultati poi successivamente positivi al tampone.

Il problema di questa quarantena qual è stato? Beh, che tutti i ragazzi indistintamente fra positivi e negativi sono stati costretti a passare 14 giorni «rinchiusi in gabbia», ignorando completamente il fatto che molti dei ragazzi fossero in possesso del green pass oltre che di base già negativi.

Non si può descrivere a parole ciò che abbiamo provato in quel momento: passare in poche ore dall'essere in vacanza all'essere segregati in una stanza d'hotel. Ricordo bene la prima notte di quarantena: più di una ragazza perse le staffe e cadde in balia dell'ansia, mentre noialtri, chi chiamandole al telefono o via pc, chi dal balcone, cercavamo di tranquillizzarle.
Stamattina ci siamo nuovamente divisi, stavolta fra positivi e negativi, al secondo e ultimo tampone per decidere chi sarebbe potuto tornare in patria oggi stesso. Abbandonare i compagni con cui si sono condivisi momenti così belli è sempre triste ma, se a questo momento già di per sé difficile da masticare si aggiunge il fatto che non potevamo né abbracciarli né salutarli di persona, diventa veramente insopportabile.

Siamo stati caricati su un bus e mandati direttamente nell'aereo di Stato che ci avrebbe portato a Fiumicino. È stata un’esperienza molto difficile e sicuramente ci ha fatto maturare non poco, ma tutte le sofferenze si sono alleviate quando ho riabbracciato i miei genitori all'aeroporto di Roma, insieme a tutti i miei compagni.

Insomma, un’esperienza sicuramente da ripetere (magari non a Malta) che stimola l'autonomia e la voglia di immergersi in un’altra lingua, sperimentando quello che è il mondo lavorativo del domani dove tutto sarà in mano alla padronanza della lingua inglese.

*Daniele Tambone, 16 anni, studente del Liceo scientifico di Molfetta, è uno dei ragazzi italiani rientrati ieri da Malta dopo esservi rimasti bloccati per la quarantena

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