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L'intervista

Da Bari a Lady Gucci ecco Flavia Triggiani

E' autrice del «docu» che ha riscosso enorme successo

Flavia Triggiani

Bari - È stato uno dei maggiori successi della scorsa primavera il documentario Lady Gucci: la storia Patrizia Reggiani, programmato su Discovery Channel e visto in tutto il mondo. L’idea di realizzare la storia dell’ex signora Gucci è venuta alla giornalista, autrice televisiva e inviata barese Flavia Triggiani insieme alla collega e amica Marina Loi.

Con il successo raggiunto da questo lavoro, per la coppia creativa Triggiani-Loi si sono aperti altri orizzonti lavorativi, a iniziare dalla chiusura di un accordo con Netflix per un altro documentario. Nel frattempo la giornalista barese insieme alla collega è impegnata come autrice di Detectives, il programma crime del sabato di Rai Due condotto da Giuseppe Rinaldi.

La variegata attività professionale della Triggiani, vanta collaborazioni come inviata per Class Cnbc e presentatrice e inviata per un canale satellitare sulla piattaforma Sky. Dal 2007 al 2013 ha lavorato per la tv dell’Ansa, oltre a conduttrice il tg sulle piattaforme multimediali. È stata autrice e capo progetto di diversi programmi tv in onda su diversi canali e piattaforme, tra cui Rai 2, Canale 5, La5, La 7 e Discovery.

Il sodalizio con la Loi, invece, è nato 10 anni fa e ha portato la coppia a lavorare come autrici di format e di programmi, capi progetto, sceneggiatrici e producer. Insieme hanno scritto e/o prodotto anche fiction, come la serie per ragazzi Instalovers, in fase di lavorazione. Attualmente sono impegnate in diversi documentari e programmi, che spaziano dal crime alle spy stories, dalle grandi biografie alla storia, e sono in preparazione di ad altri progetti culturali, televisivi e cinematografici, di respiro internazionale. Ad ottobre le due amiche e colleghe firmeranno anche la loro prima regia.

Triggiani, com’è nata l’idea di raccontare la storia di Patrizia Reggiani Gucci?
«Io e Marina conosciamo molto bene la storia di Maurizio Gucci, perché avevamo ideato e realizzato come autrici un progetto televisivo su La7 dal titolo “Donne, vittime e carnefice”. In una di queste puntate, cominciammo a studiare bene il caso della morte di Gucci e conoscemmo una serie di persone, tra le quali il capo della criminalpol di Milano Filippo Ninni che, con una scrupolosa indagine, riuscì a catturare i colpevoli. Da lì, cominciammo ad analizzare il percorso della signora Reggiani Gucci che, in quel periodo, era in carcere a San Vittore per scontare 18anni della pena. L’anno scorso sono riuscita a parlarle e abbiamo deciso di realizzare il documentario, raccontando la vicenda attraverso la sua versione dei fatti».

È una storia molto affascinate…
«Dieri di sì, ci siamo appassionate perché è una vicenda che alterna tante tonalità cromatiche e che riesce a toccare gli estremi di una delle donne più in vista e più ricche al mondo. Una donna abituata a una vita dorata con Maurizio Gucci, che però tocca l’estremo tanto da unirsi a una banda e organizzare il delitto del marito. È, comunque, una storia affascinante che ha ispirato anche il regista Ridley Scott per il suo film “Gucci”. Coi tengo a precisare, comunque, che noi siamo arrivati prima del regista britannico».

Il cinema sarà sempre più presente nella sua attività?
«Tra poco mi cimenterò per la prima volta alla regia di due documentari in uscita a ottobre, questo per me è un nuovo traguardo. Abbiamo scritto anche due storie per il cinema, ma per il momento siamo concentravate sul lavoro documentaristico, alcuni dal respiro internazionale. Abbiamo anche una serie di progetti legati a serie e fiction televisive».

Che mi dice di un’altra sua creatura: «Detectives»?
«È un programma condotto da Giuseppe Rinaldi, che racconta casi risolti o irrisolti e si avvale della collaborazione della Polizia di Stato e la consulenza dell’ex profiler dell’F.B.I., Jim Clemente, che ha creato la serie americana “Criminal Mind”. Domani, sabato 26 in seconda serata su Rai 2, andrà in onda la terza puntata in cui parleremo del caso irrisolto e avvolto nel mistero di Eleonora Scroppo, una signora romana uccisa attraverso la finestra mentre cenava con i suoi parenti».

Che rapporto ha con la sua città d’origine?
«Bari è una città che amo, mi manca. Sono andata via appena laureata per cercare altre opportunità lavorative, anche se avrei voluto vivere a Bari davanti al mare. Comunque, sono molto fiera di come in questi anni Bari sia diventata una città evoluta e molto apprezzata dappertutto».

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