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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il coraggio non teme il delitto e l’onestà non teme l’autorità», scriveva Victor Hugo. Se dunque è quanto mai necessario dialogare sui valori e confrontarsi sul rapporto tra giurisprudenza e cultura, il linguaggio e il senso di alcune parole possono influire in maniera decisiva sul nostro operato. Due esempi virtuosi, in tal senso, sono rappresentati dalle figure di Gianrico Carofiglio - ex magistrato e politico, oggi scrittore di successo - e di Silvana Sciarra, giudice della Corte costituzionale della Repubblica Italiana dal novembre 2014. Illustri professionisti - baresi entrambi - che saranno protagonisti del terzo appuntamento della serie «Incontri » (i nuovi podcast della Corte costituzionale), pubblicato da oggi nella «Libreria della Corte costituzionale»: approfondimenti accessibili a chiunque, sul sito ufficiale dell’organo di garanzia (nella OGGI IL PODCAST Il magistrato barese dialogherà con lo scrittore Gianrico Carofiglio pagina della Libreria, cortecostituzionale. it), sulle principali piattaforme di podcasting (Spreaker, Spotify ed altre), sul portale della Treccani, e trasmessi ogni domenica mattina su Radio radicale. Dopo i primi due podcast già pubblicati (con il presidente della Corte Giancarlo Coraggio e il giornalista Paolo Mieli, e con la coppia formata dal vicepresidente Giuliano Amato e l’attrice Monica Guerritore), Carofiglio e Sciarra duetteranno su «Gentilezza, ascolto e coraggio nel discorso pubblico».

Giudice Sciarra, le piace il nuovo linguaggio espressivo offerto dai podcast?

«È un genere di comunicazione nuovo per me, ma sto imparando ad apprezzarlo con convinzione. Ascoltando si può riflettere meglio sul messaggio ricevuto. La lettura resta per me prevalente, ma trovo che il podcast sia efficace e accattivante: nel nostro format il giudice costituzionale risponde ogni volta con il suo punto di vista su questioni e temi di rilevanza culturale, sollevati da artisti e rappresentanti insigni di quel mondo». Questa iniziativa è nata per avvicinare la Corte costituzionale al singolo cittadino? «Non c’è dubbio. È inevitabile che le sentenze di tutte le Corti abbiano in genere un linguaggio tecnico, in certi casi impenetrabile. Però vogliamo rendere più accessibile questo universo, anche con riferimenti diretti alle sentenze di cui ci occupiamo. D’altra parte il senso di un’istituzione come la Corte costituzionale è quello di garantire i diritti fondamentali, ponendosi come soggetto interprete delle istanze più profonde della società».

Come ha affrontato i tre concetti - gentilezza, ascolto e coraggio - proposti da Carofiglio?

«Avevo già letto il suo libro Della gentilezza e del coraggio, e ho ascoltato il suo podcast prima di registrare il mio. Mi reputo davvero fortunata ad aver potuto interagire con lui: non solo per la nostra comune origine barese, ma perché lo apprezzo molto da lettrice. Mi piace la rilevanza che dà alle singole parole: il suo è un linguaggio accattivante e costringe me, come tutti, a coglierne il senso. Soprattutto quando parla del “coraggio dell’ascoltare”, che riguarda anche noi giudici: dobbiamo ascoltare noi stessi e le voci della società civile, per quanto sia possibile. Per questo ho selezionato alcuni casi di sentenze, in cui a me pare, ad esempio, che pure la Corte sia “gentile”al riguardo».

Ce ne dica qualcuno.

«Una sentenza che ci ha coinvolti tutti è quella sul tema del fine vita, che riguarda i soggetti affetti da patologie irreversibili: la Corte parla di “sofferenze intollerabili” e aggiunge che chi soffre è capace di prendere decisioni consapevoli. La Corte si è occupata anche di chi decide la rettificazione del sesso, e quindi del benessere psicofisico di quei soggetti, sostenendo che è un loro diritto sottoporsi all’operazione. Nel podcast cito il rispetto che la Corte ha per le minoranze linguistiche ed etniche. Tutti casi in cui mi pare si colga il collegamento che Carofiglio attua tra la gentilezza e il coraggio, per contrastare la violenza. Che egli attribuisce - e non posso che essere d’accordo - anche ai movimenti populisti. Gentilezza e coraggio, dunque, per contrastare la violenza del linguaggio, oltre che delle azioni: ho trovato in questo una comunanza tra la sua eleganza di scrittore e le nostre istituzioni come giudici. Con le sue parole Carofiglio ci stimola a combattere le disuguaglianze, acuite soprattutto ora, nel momento drammatico che viviamo. Ed è quello che una Corte Costituzionale deve perseguire: interpretare il principio di eguaglianza (cardine della nostra Costituzione) come un principio dinamico, ora più che mai nella pandemia».

A proposito di ascolto: quanto dialoga la nostra Corte costituzionale con la Corte di Giustizia Europea?

«Sempre di più, e anche questo lo spiego nel podcast. C’è uno strettissimo rapporto con la Corte di Lussemburgo: nel linguaggio giuridico utilizziamo il termine “deferenza”, che non vuol significare sottomissione, ma un confronto aperto». Crede che temi come gentilezza, ascolto e coraggio cambieranno, quando ci libereremo dalla pandemia? «Noi stiamo cercando di preservarli. Sono parole che si trovano con una certa costanza nelle sentenze della Corte Costituzionale. E a maggior ragione dovremmo usarle di più oggi, per combattere le disuguaglianze, ripristinare i diritti lesi, osservare attentamente i soggetti più fragili, passibili di essere colpiti più degli altri. A tal proposito vorrei dedicare questo nostro podcast a una figura straordinaria come Franco Cassano, che è stato innanzitutto un grande amico. Credo - mi passi la presunzione - che avrebbe condiviso ciò che affermiamo. Di certo il suo è sempre stato un linguaggio particolarmente “gentile”, proprio perché autorevole e profondo».

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