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Se Lolita Lobosco parlerà con una tipica inflessione barese nella fiction di imminente programmazione su Raiuno, è merito di un attore di teatro, cinema e televisione di lunghissima esperienza: Totò Onnis. Infatti la protagonista della serie tratta dai romanzi di Gabriella Genisi è la napoletanissima Luisa Ranieri. È lei a dare corpo sul piccolo schermo alla funzionaria di pubblica sicurezza tra inchieste su omicidi, ricette succulente e amori intriganti. A dire di Onnis, «Luisa è stata bravissima».
Secondo le indiscrezioni della vigilia (il primo episodio andrà in onda domenica 21 febbraio in prima serata), sembra che la Ranieri abbia fatto propria la parlata con sorprendente realismo. Abbiamo chiesto al vocal coach d’eccezione di rivelarci come è riuscito a trasfondere il Dna linguistico nostrano nell’attrice partenopea. Va detto che Onnis è uno degli interpreti della terza puntata, intitolata «Spaghetti all’assassina»: veste i panni di un ristoratore che con un collega si contende la primogenitura del gustoso piatto.

«Da grande professionista quale è, Luisa è entrata a tal punto nella parte che paradossalmente dovevamo “tenerla a bada”. A volte è necessario sottrarre, anche nell’uso di locuzioni verbali regionali. Alla fine lei, con la sua bravura, ha saputo esprimere la genuina baresità che gli autori e il regista (Luca Miniero, ndr) cercavano. In generale, per imprimere una inflessione regionale alla protagonista di un film, occorre tenere presenti due binari».

Quali?
«Da un lato rendere il linguaggio accessibile alla platea nazionale. “Lolita” sarà guardata dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, quindi il personaggio deve parlare un italiano, sì con decisa inflessione pugliese, ma assolutamente comprensibile. L’altra esigenza è evitare le espressioni volgari, che in una certa misura fanno parte della modalità espressiva del linguaggio popolare quotidiano».

Come e quando è cominciata la collaborazione con Luisa Ranieri?
«Nei mesi precedenti i ciak ci siamo incontrati a Roma, negli uffici della produzione, e abbiamo cominciato a lavorare sulla sceneggiatura con interventi che potrei definire di microchirurgia linguistica. Per me è stato anche un tuffo nel passato perché Luca (Luca Zingaretti, marito dell’attrice, ndr) è stato mio compagno di studi all’Accademia di arte drammatica “Silvio D’Amico”, ormai tanti anni fa. Poi, da luglio a novembre scorso abbiamo registrato, a Roma e nella nostra Puglia»

Quale atmosfera si respirava sul set?
«Di grande armonia ma anche di impegno, come è giusto che sia. Nelle pause della lavorazione ho trascorso del tempo appunto con Luca, che com’è noto è coproduttore della fiction, e con le loro bambine, Emma e Bianca, che tra l’altro hanno apprezzato moltissimo la nostra cucina, in particolare la focaccia tradizionale. È stata un’avventura straordinaria».

Come è stato lavorare a «Le indagini di Lolita Lobosco» nel periodo del lockdown?
«Paradossalmente si è lavorato molto bene. Senza traffico, senza troppa gente in giro, le produzioni cinematografiche e di serie tv ne beneficiano».

Ci parli del suo personaggio nella fiction. È un buono o un cattivo?
«In fondo, un buono. Nella trama della puntata scatta la rivalità gastronomica tra lui e un collega su chi per primo abbia ideato la ricetta degli spaghetti all’assassina, sullo sfondo di un delitto da decifrare. Ho amato molto il ruolo, in un contesto che mi riporta alle radici. Mi piace pensare che i due ristoranti contrapposti siano La PIgnata e il Marc’Aurelio».

La serie tv è prodotta dalla Zocotoco di Luca Zingaretti e dalla BibiFilm di Angelo Barbagallo con Rai Fiction e con il contributo della Apulia Film Commission.

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