Martedì 02 Marzo 2021 | 03:39

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TARANTO - Elisa Springer l’orrore dell’Olocausto lo ha visto coi suoi occhi, ne ha respirato l’odore acre dei campi di sterminio e ne ha portato il marchio col numero di matricola «A-24020», tenuto per diverso tempo nascosto da un cerotto sull’avambraccio sinistro. Sino a quando, dopo cinquant’anni di silenzio, convinta dal figlio Silvio, non ha deciso di svelare la sua atroce esperienza di deportata.

Le sue parole, tratte dal primo incontro pubblico, Elisa Springer le pronuncia alla classe terza A della scuola media «Enrico Fermi» di Manduria. Corre l’anno scolastico 98-99 e l’allora professore di Lettere Ottavio Tonino Riezzo convince la «memoria» dell’antisemitismo a rivelare la drammatica esperienza a degli studenti di quel comune tarantino, dove si trasferisce nel 1950 per amore di suo marito, il signor Sammarco, e dove vive fino all’ultimo respiro del 19 settembre 2004, a 86 anni.
Quella testimonianza di storia vissuta, più forte di una pagina da studiare, da oggi diventa un documento condiviso, grazie all’iniziativa della scuola secondaria di primo grado «Enrico Fermi» che, in collaborazione col Comune di Manduria e l’associazione culturale Popularia, lo renderà pubblico sul web. Dalle ore 16.30, infatti, quella lezione di vita, resa dalla Springer agli studenti di terza media raccolti alla sua cattedra, sarà pubblica sulle pagine Facebook dell’istituto comprensivo «Don Bosco» e del sindaco di Manduria, oltre che su You Tube. Tale documento costituirà uno dei reperti che daranno vita alla sala «Elisa Springer» che, prossimamente, verrà allestita presso il museo civico della cittadina messapica. È questo il volere del sindaco Gregorio Pecoraro, il cui contributo, unitamente a quello di alunni e docenti della «Fermi», arricchisce l’inedito documento.

Se quella rudimentale videocassetta dell’intervista a scuola della Springer, sarà da oggi condivisa, il merito è soprattutto dell’attuale professoressa di Lettere della media manduriana Grazia Buccolieri, che all’epoca convince il suo predecessore collega Riezzo a tirare fuori dai suoi scaffali la pellicola di 18 minuti girata personalmente, sino a renderla fondamento di un «progetto della memoria da lasciare alla popolazione di Manduria, soprattutto quella che non ha conosciuto la concittadina Elisa» dichiara alla Gazzetta la docente Buccolieri.
La vita di Springer è caratterizzata da una trama funambolica. Nasce a Vienna il 12 febbraio 1918. In seguito all’arresto del padre e di gran parte della famiglia ebrea perseguitata dai tedeschi in seguito all’annessione dell’Austria del 1938, nel 1940 si rifugia a Milano dopo aver contratto matrimonio con l’italiano Eliezer Joseph Alfassa. Ma la sua «normale» vita di traduttrice privata viene spezzata dalla deportazione fascista a causa di una spia. Dapprima il carcere di Milano, in seguito il dramma dei campi di concentramento. Ad Auschwitz sfugge alla camera a gas grazie ad una soffiata di un detenuto politico russo di nome Bogdan. In seguito viene trasferita dapprima a Bergen-Belsen dove conosce Anna Frank ed infine giunge a Theresienstadt, dove viene liberata il 5 maggio 1945. Cinque anni dopo arriva a Manduria, con suo marito. Per mezzo secolo i concittadini di quel piccolo centro agricolo la guarderanno come una donna normale. Ma sotto quel suo cerotto è nascosto il dramma dell’Olocausto.

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