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Totò a Cerignola: nel 1958 il suo unico film in Puglia

La commedia Gambe d'oro e il mondo del pallone raccontato in una civiltà di provincia

Totò a Cerignola: nel 1958 il suo unico film in Puglia

Grazie al cinema la Puglia è diventata un brand assai apprezzato e ricercato, anche con l’attività di promozione della Apulia Film Commission. Ma pochi i film a Cerignola... la troviamo ultima nella classifica delle settanta città pugliesi dove si vive meglio, compilata dalla rivista Amazing Puglia. Eppure proprio nella città di Giuseppe Di Vittorio e di Nicola Zingarelli, padre del vocabolario italiano, Totò intrepretò nel 1958 il suo unico film pugliese, Gambe d’oro.

Al centro della storia sta il calcio, anzi, il pallone. E il principe De Curtis interpreta il barone Luigi Fontana, ricco possidente, produttore di vini pregiati e presidente della squadra di calcio cittadina, neo promossa in Serie C. La trama gioca sulla contrapposizione tra i due amici-rivali, il barone e Armando, allenatore della squadra, passato al Cerignola dopo un’esperienza a Molfetta, interpretato dal grande caratterista della commedia all’italiana, Memmo Carotenuto, qui in grande forma. L’arrivo del procuratore di una grande squadra del nord di Serie A, che ha adocchiato due giocatori, Aldo e Franco, fa andare in crisi Armando, il quale teme che questo trasferimento possa sfasciare il gruppo da lui costruito con passione e impegno. La proposta succosa alletta invece l’avaro barone, che tiene tanto al danaro da lisciare le sue banconote una ad una con un ferro da stiro a carbone. Alla fine, con una prova di orgoglio la squadra di provincia riesce persino a battere la Nazionale italiana, giunta a Foggia per una tournée, e il barone rappacificato acconsente che sua figlia Carla sposi lo scapestrato calciatore, Aldo.
Il film fu girato tra Foggia e Cerignola, anche con alcune riprese presso Villa Torre Quarto, dal regista siciliano Turi Vasile, scelto dalla Titanus dopo il successo al botteghino di Classe di ferro, altra commedia rosa con Renato Salvatori. Il cast fu di tutto rispetto con Scilla Gaber, Dolores Palumbo, Elsa Merlini e Paolo Ferrari nella parte di Aldo, il promettente attaccante destinato alla Serie A.

Il film ebbe un discreto successo ma la critica non perse occasione per colpire ancora Totò, che «vi appare un po’ invecchiato. Come le battute che gli fanno dire». In realtà, furono in pochi ad accorgersi allora del film o a volervi dedicare una recensione. Un articolo non firmato sul Corriere della sera lo giudica «un film di sapore provinciale di trasandata fattura che alterna un’allegria sforzata ad un sentimentalismo all’acqua di rose». In realtà, a rivederlo, è, al contrario, molto godibile. Regge di sicuro il confronto con molte delle commedie nostrane di recente produzione e rappresenta una civiltà di provincia, modesta ma ricca di speranze, di cui si sente nostalgia, senza bisogno di retorica. Per non dire, sul piano artistico, che si tratta di un tentativo, più unico che raro, di musical italiano, genere praticamente inesistente in Italia, almeno nel cinema.

Possiamo aggiungere un precedente con Carosello napoletano di Ettore Giannini del 1954, e successivamente gli esperimenti di Adriano Celentano, specie con Yuppi du del 1975. Le musiche e le canzoni furono affidate, infatti, all’indimenticabile Lelio Luttazzi e non sfigurano affatto, persino dopo oltre sessant’anni. Allo stesso modo non passa inosservata la fotografia di Carlo Bellero che con un bianco e nero che esalta i chiaroscuri della provincia pugliese e vela di malinconia lo stadio Monterisi, anzi il campo sportivo in terra battuta, bianco e polveroso come quelli che i ragazzi di provincia conoscono e ricordano.
In realtà, i titoli precisano che quella di Totò fu una «partecipazione straordinaria». E forse proprio questo è il merito del film, dove la presenza del grande comico non è per niente marginale, di essere una commedia brillante a tutto tondo, malgrado l’ambientazione locale.

Questo film fa riflettere sull’efficacia del «marketing territoriale» di cui oggi si parla tanto. Il film per la Puglia anticipa i tempi. Ma non sembra che da allora Cerignola ne abbia tratto beneficio. Una cosa, però, adesso c’è chiara: Totò non ce l'aveva con la Puglia. Ce l’aveva solo con Bitonto. Dove, si racconta, fosse stato fischiato in teatro all’inizio della sua carriera. Ma è acqua passata: ciò che resta è il cinema.

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