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Parla Mingo: «Vi racconto il giorno in cui fui cacciato da un pupazzo rosso»

«Penso che nessuno in Italia, anzi in Europa, o forse nel mondo possa vantare il primato di essere stato licenziato in diretta tv da un pupazzo di pezza, simbolo di un varietà televisivo!»

Mingo, il giorno che fui cacciato da un pupazzo rosso

Calvino diceva: «La vita è un insieme di eventi, di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme». Se oggi sono così forte è perché mi è successo qualcosa di incredibile che ha cambiato il senso di tutto. È probabile che l’improbabile accada. Cose che possono accadere a chiunque. L’importante è essere pronti a reagire perché le cose possono accadere anche ingiustamente, come nel mio caso.

Penso che nessuno in Italia, anzi in Europa, o forse nel mondo possa vantare il primato di essere stato licenziato in diretta tv da un pupazzo di pezza rosso simbolo di un varietà televisivo! Cosa che da un lato destabilizza sicuramente ma dall’altro rende unici e ancora più popolari; un po’ come quello che accadde nel 1962 a Dario Fo e Franca Rame banditi dalla Rai. Ma facciamo un passo indietro, a più di cinque anni fa! Era il 23 aprile 2015.

Che poi licenziato presuppone un rapporto subordinato e invece per 19 anni non ho acquisito alcun diritto e non avuto alcunchè! Alla faccia dell’onorato servizio! Sentite un po’ come andò quella sera. Alle 21.15 circa una nostra collaboratrice chiamò mia moglie per sapere cosa fosse accaduto. «Ma cosa è successo?», «Che abbiamo fatto?», «È successo un casino!».

Noi cascammo dalle nuvole. Non avevamo neanche visto la trasmissione quella sera. La cosa incredibile è che proprio quella mattina avevo detto a mia moglie Corinna che avrei voluto lasciare il programma, magari prendermi un anno cosiddetto sabbatico a New York e ricominciare a fare il mio mestiere di attore! Non mi sono mai sentito arrivato solo perché lavoravo ad una trasmissione molto seguita dagli italiani. Si, volevo ricominciare a fare l’attore, a teatro, al cinema, nelle sedi che sono l’habitat naturale per questa professione. Perché io sono un attore, anche se molti pensano ancora che sia un giornalista! Mai stato!

Ma torniamo a quella sera quando durante la trasmissione il pupazzo rosso aveva sentenziato la mia fine. A pensarci adesso mi vien da sorridere: essere giudicati, processati e sentenziati in diretta televisiva da un pupazzo di pezza. L’Italia è davvero il Paese dei paradossi! Tra incredulità, stupore e angoscia contattammo telefonicamente il produttore del programma, gli stessi autori e finanche i segretari di produzione… ma dall’altra parte il nulla più assoluto! Telefoni che squillavano a vuoto! Sembrava che fosse accaduta un’apocalisse.

Nessuno ci rispondeva. Nessuno ci dava spiegazioni. I nostri telefoni, invece, squillavano all’impazzata: amici, parenti, conoscenti ci chiamavano per capire cosa stesse accadendo! Non sono stato il solo ad aver pensato di essere su «Scherzi a parte» o che era stata una trovata degli autori che, pur di fare audience avrebbero potuto tirar fuori questa genialata per appassionare il pubblico. Allora pensavo: «Tra poco si faranno sentire», «Mi hanno fatto un bello scherzo, però!», «Mingo ci sei cascato!».

Beh, nulla di tutto questo. Nessuno scherzo, nessuna trovata pubblicitaria per alzare l’audience. Passavano i giorni e l’unica cosa che continuavo a ricevere dai miei datori di lavoro era il silenzio… Anzi, durante la trasmissione, si susseguivano nuovi annunci in diretta in cui ci si accusava di aver inventato servizi. Mai inventato nulla!!! Era tutto così strano! Come vi sentireste se dopo vent’anni circa, i vostri datori di lavoro, diventati dopo anni anche vostri amici, quelli che considerate parte integrante della vostra famiglia, vi voltassero inspiegabilmente le spalle, smettessero di rispondervi al telefono e vi accusassero in diretta tv come se foste il peggiore dei criminali?

Nei giorni che si susseguirono in molti, nel dubbio, preferirono chiuderci le porte, scegliendo di andare con il più forte, senza capire quale fosse la verità. I cosiddetti rami secchi si sono tagliati da soli! E sono rimasti gli AMICI, quelli veri, che sono andati oltre ed hanno capito che, in questa storia, Mingo non c’entrava, ma che sotto sotto vi era qualcosa più grande, molto più grande di lui.

In questi anni mi sono imbattuto in articoli stampa scritti con cattiveria, nelle fake news più assurde, in haters sui social, insomma nel fango mediatico. Non ci crederete mai ma ho ricevuto anche insulti per strada! Dei più beceri! È stata dura! Ma se sono qui a parlarne alla Gazzetta del Mezzogiorno è perché senza quel dolore non sarei la persona che sono! Un uomo libero! Libero di esprimersi nel suo mestiere! Dopo quello che mi è accaduto in molti hanno pensato: «Non lavorerà più» e invece sono passato da un ruolo all’altro! Da un’avvincente serie tv condotta insieme alla bravissima Mariagrazia Cucinotta e al mitico Mauro Corona, all’esperienza sul set cinematografico del film internazionale «Tulipani». Ho partecipato ad un bellissimo corto di Andrea Purgatori, ho recitato nell’anfiteatro greco Segesta in Sicilia vestendo i panni di re Claudio nell’Amleto di Shakespeare. Ho ottenuto il riconoscimento di «best actor» con il corto Emoticon al London Film Festival. Ho scritto insieme all’amico formatore ed esperto di crescita personale Max Formisano un libro dal titolo «Gli zombie hanno il culo pesante»: una piccola guida per sopravvivere ai parassiti moderni che ci circondano! E, poi, un altro cortometraggio di Mariagrazia Cucinotta contro il bullismo, «Il compleanno di Alice».

Da sempre sono impegnato nel mondo del sociale in modo assolutamente gratuito. Ho anche investito e continuo a farlo per la realizzazione di campagne sociali contro l’abbandono dei nostri amici pelosi. Continuo ad essere testimonial per la Lilt (lega italiana lotta ai tumori). Dopo anni di assiduo lavoro per studiare il mondo dell’autismo sono stato interprete di un bellissimo corto per il quale ho ricevuto migliaia di apprezzamenti e complimenti, e che per questo sta diventando un film: «Mica scemo».
E tante altre esperienze bellissime che mi hanno dato la forza di superare le ingiurie, le cattiverie e le ingiustizie! Il dolore che provi è uguale alla potenza di quello che diventi. Per questo mi sento di ringraziare tutti coloro che hanno voluto darmi dolore perché quel dolore mi ha reso forte e migliore! Ecco perché entrando a casa c’è un quadro con questa scritta: «Non è forte chi non cade mai, ma colui che cadendo si rialza»!

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