Sabato 18 Settembre 2021 | 19:57

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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OSTAGGI SELVAGGI

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Toti e Tata in «#nonuscitofuoro»

Toti e Tata in «#nonuscitofuoro»

Bene figliuoli, siamo in videochiamata a tre: voci da androidi e orbite sgranate. Tra le condanne della pandemia.

Toti, Emilio Solfrizzi: Madonna mia quanto sei diventato cesso, Selvà… Scrivi sempre libretti porno tipo quello con cui guadagnasti - 38.000 euro in querele?
Tata, Antonio Stornaiolo: è vero stai roito forte (bruttissimo ndr) Albè.

Cioè, avrei la cera di un annegato?

Toti: ma nooo, assolutament… ieubebeeeub..! (Emilio mima un conato di vomito reggendosi la fronte, gag irresistibile coniata a vent’anni circa).
Tata: eppure eri un soggetto da film di Luchino Visconti, tre secoli fa.
Sono lieto, o miei buoni amici, di venire accolto secondo tradizione con affetto e stima. Comunque diciamo subito, deontologicamente, che ci conosciamo da giovinetti, scuole al Domenico Cirillo di Bari in classi gemellate, e poi tutto il resto. E questa sarà pertanto una chiacchierata informale, più che una anormale intervista.
Toti: mi è piaciuto quel «deontologicamente», Bertuccio caro. Soprattutto se pronunciato da uno che rubava alla Standa per fare la posa e regalava tutto non ai poveri bensì ai ricchi.
Tata: si ricordi tra l’altro l’utilissimo completo da tennis per bambina trafugato all’Upim di corso Vittorio Emanuele a Bari, per cui venne identificato dai cacabicchieri (carabinieri ndr)».

E parli tu, Enerchia (Emilio), che per esercitarti quando facevi kenpo mi sfioravi il naso con calci di karatello, a volte steccando («ahia!, e che c… Emì!»). E tu Tata, napoletanissimo, che per interessi d’amore ci trascinasti tutti a Verona da Paola in un «appartamento lusso» che si rivelò un bivani abbandonato, totalmente vuoto e senza energia elettrica. Ci hai fatti dormire per giorni d’inverno a terra, poi girare l’Italia senza monete. Mi hai sfruttato come autista con la mia Citroen 2 CV diversamente abile e la mia benzina: ti portavo a zonzo sul sedile posteriore con la fidanzata bellerrima (bellissima), rimembri?

Toti: ti prestavi perché Tata era pàupero (povero).

Tata: ma soprattutto perché ti divertiva, ci aprivi pure la portiera.

Comunque le genti vogliono conoscere i cavoli vostri, non i miei, in questo momento di rivolgimenti interiori condivisi e formativi.

Toti: io sto sempre qua a Roma, lo sai, faccio attenzione, come Tata rispetto le regole. Per il virus è saltata la mia tournée del monologo Roger, pure la data all’Eliseo. Canto e suono il piano, un quarto di coda, più piccolo di quello che tenevo a Bari in villa e che conosci. Mi aggiorno e mi angoscio tantissimo, leggo, roba seria, intervengo nel dibattito che infuria nel mondo dello spettacolo. Categorie intere di professionisti annichilite. Cerco una soluzione per il futuro, perché il teatro va preservato come patrimonio dell’umano. Questa è la mia occupazione in quarantena. E poi vivo un dramma privato. Tutti a casa sanno che fare, mia moglie Renata attacca il telelavoro dal mattino, Luca, 14 anni, studia, e studia giurisprudenza Francesco (trattasi di una fotocopia del padre ndr), che ha compiuto 23 anni venerdì scorso, cultore di cinema che mi bacchetta e mi corregge. C’è soltanto una persona che si aggira senza una meta stabilita: io».

Tata: io guardo film vecchi che conosco a memoria perché, da insicuro, mi danno certezze: so come finiscono. Per addormentarmi seguo i talk politici, soprattutto di La7. Per me non è cambiato niente. Vivo a Bari con Annamaria (moglie, Ferretti, giornalista ndr), le figlie, Paola, 20 anni, e Mariachiara, 18, Pachi il barboncino bianco, dodicenne ma ancora signorino grande, vacantino. In questa situazione difficilissima ammiro il lavoro massacrante che porta avanti per tutti noi dall’alba a notte fonda Michele Emiliano, sono davvero fiero di averlo come governatore pugliese. Essendo ipocondriaco seguo le norme in maniera maniacale e mi terrorizzo assaissimo. Ma prima del coronavirus vivevo sul divano, uscivo con il cane in centro, incontravo la mia cricca. Adesso vivo su divano, esco con il cane in centro e l’unica variante è che non incontro gente perché stanno tutti murati vivi».

Pachi, il terzo figlio.

Toti: io ho un gatto, Gino, trovatello di Cisternino, simile a un norvegese, convinto di essere una tigre.

Tata: a proposito Selvaggi, dove sta il tuo micino Dorian Gay, con il muso che sembra passato sotto la pressa?

Non riuscite a vederlo? Sta qua sotto lo schermo, praticamente vive sul tavolo ore e ore, appena mi siedo, onnipresente. Aspè… vedete? È inquadrato adesso?

Toti: mo ci è brutt’. E chi è il pupazzo?

Tata: siete praticamente identici.

Non capite un aspide, né tu né Enerchia. È un exotic shorthair. Una volta gli ho schiaffato la mascherina antivirus. E non è Superfess come sembra.

Toti: no, assolutameeente… Mo!, è un cata de trimonzio. De uuùtile, di beeèlla, fiufiufiiiiuuu (simulazione di berutto peronico), e-eeèee (verso dileggiante, stile cocchiere, con cui Solfrizzi accompagnava nei primi Ottanta sul palco del Re Artù, cavità natale e mortale di via Montello 2/8 a Béri, i prescelti tra il pubblico per il ludibrio, durante il saltello).

Tata: beeella (espressione di sconforto che sottolinea una magra in diretta, ndr) ummatico (omaccione muscolare e dalla fronte bassissima) k-tg (stigmatizzazione di un gesto).

Un assaggio del linguaggio condiviso dalla nostra comitiva in via Fanelli, a Parco Paradiso, con area svago e urina nell’Agip prospicente, oggi Eni. Sono passati secoli da quando nelle prime prove nei paesini i presentatori vi snaturavano con un bel «ecco a voi Toto e Tuta!», e il pubblico vi fissava senza palesare lo menomo riso.

Toti: tempi di Franco Meazza manager.

Tata: indimenticabili, pionieristici.

Poi il successo plurimo con avvitamento, il ritorno con sold out in mezza penisola, non soltanto al Piccinni, che vi ha confermati un marchio pugliese tipo orecchiette. Fino al fan club digitale e all’esondazione pandemica su internet.

Toti: drogato, non dire «pandemica» che la gente si gratta. Sì, questo è un capitolo veramente inatteso della nostra carriera, soprattutto sull’orlo dei sessant’anni e da nati anti-digitali. Ci siamo rimessi in gioco con entusiasmo da esordienti e, nel fermo degli spettacoli dal vivo, ci siamo inventati un mestiere nuovo che va benissimo.

Tata: le nostre dirette Facebook di #nonuscitofuoro, con supporto tecnico e regia di Lele Santo, sono l’alternativa alla dimensione live che ci è naturale. Ogni sabato alle 16, in stile partecipativo da radio anni Settanta. Abbiamo un milione di follower, totalizziamo diverse centinaia di migliaia di visualizzazioni a puntata, che poi con le repliche su La Gazzetta del Mezzogiorno, la Repubblica Bari, Developing.it, Inchiostro di Puglia, IlikePuglia, Toti e Tata fanclub, si moltiplicano».

E mentre il mondo cambia Enerchia ha ancora le manotte a forma di casco di banana e tu, Tuta, o Tota, il sopracciglio unico e le vene varicose che avevi già da ragazzetto.

Toti: non scrivere di nuovo la storia delle mani a casco di banana che già l’altra volta ti inseguii per menarti checheri sul pomo di Adamo, te lo ricordi?

Tata: le vene varicose le ho tolte ma il resto in effetti resta. Io e Emilio, come al Cirillo, continuiamo a dirci e a fare le stesse scemenze, ad essere Toti e Tata per sempre nei secoli nel mondo amen. Anzi in quella scuola dove tutto è incominciato dovremmo ritornarci a Natale. Per portarti ancora una volta in processione nei corridoi travestito da Gesù Bambino verso il presepe vivente, come abbiamo fatto dal primo all’ultimo anno di liceo. Anzi, pure all’Università.

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