È da poco rientrato da un viaggio di lavoro nel quale ha seguito alcuni match internazionali, Stefano Trinchera, direttore sportivo del Lecce. Gli abbiamo chiesto di fare il punto della situazione in vista della fase decisiva della stagione.
Il campionato sta osservando l’ultima pausa prima della volata finale. Per il Lecce è stato utile fermarsi?
«La sosta serviva, in quanto per noi a fare la differenza è il lavoro e, pur con alcune defezioni, abbiamo avuto la possibilità di insistere su determinati aspetti che è necessario migliorare. Inoltre, abbiamo dei calciatori che devono recuperare da problemi fisici o che devono ritrovare la condizioni ottimale ed in questo senso la pausa ci ha dato una mano. Al contempo, però, sul piano delle prestazioni, stavamo attraversando un buon momento, a dispetto delle sconfitte subite a Napoli ed a Roma, frutto solo di ingenuità che sarebbe importante non ripetere»
Come reputa il percorso effettuato sino ad oggi?
«In termini senz’altro positivi per quanto riguarda le prove sfoderate e la valorizzazione dei singoli calciatori. Per errori commessi, per qualche decisione arbitrale ed a volte per un pizzico di sfortuna, invece, i punti conquistati non sono stati all’altezza di quanto espresso in campo. Abbiamo raccolto meno di quanto avremmo meritato».
Il calendario vi riserva due gare complicate contro Atalanta e Bologna. Si tratta di match proibitivi?
«In serie A ci sono solo partite difficilissime. La nostra attenzione è rivolta solo alla prossima sfida contro la compagine bergamasca. Siamo consapevoli di dovercela vedere con una big del calcio italiano, con la nostra rappresentante che è andata più avanti di tutte in Champions, che dispone di un organico fortissimo. Ma giocheremo in casa ed abbiamo bisogno di muovere la classifica, di vincere, pur sapendo che l’impresa si preannuncia improba».
Subito dopo arriveranno gli scontri diretti. Saranno decisivi per l’esito della stagione?
«I match con le altre pericolanti sono importantissimi, ma non si possono azzardare tabelle di marcia. In ogni turno si registrano risultati sulla carta a sorpresa. Molti ritenevano che una Cremonese in difficoltà avrebbe perso a Parma, contro un team che avrebbe potuto compiere un ulteriore passo verso la salvezza. Invece, si è imposta. Bisogna provare a fare punti contro qualunque rivale».
Pisa e Verona, a quota 18, sembrano avere un piede in B. Lecce e Cremonese hanno 27 punti, la Fiorentina 29 ed il Cagliari 30. Saranno queste quattro formazioni a lottare per evitare quel terz’ultimo posto che condanna alla retrocessione?
«Pisa e Verona non molleranno. Né penso che i team che precedono il Cagliari siano fuori dalla mischia. Ci sono a disposizione 24 lunghezze e può accadere di tutto. Del resto, nel 2024/2025, a due giornate dal termine, ci davano per spacciati ed invece ce l’abbiamo fatta. La quota permanenza, tra l’altro, si è alzata».
È possibile ipotizzare quale sarà?
«No. Basti pensare che nella scorsa annata a 32 punti si restava in A. Ora Lecce e Cremonese ne hanno 27 e ci sono altre 24 lunghezze da assegnare. Dobbiamo badare solo a “pedalare”».
Come arriva il Lecce alle ultime otto giornate?
«In salute. La squadra resta in partita sino all’ultimo minuto. Lotta. Dimostra solidità. Ha consapevolezza dei propri mezzi ed una identità precisa. Dobbiamo compiere un salto di qualità che ci permetta di essere più incisivi in avanti e di evitare certe ingenuità che ci sono costate a caro prezzo».
Berisha e Camarda sono out, Gaspar potrebbe tornare disponibile ad inizio maggio. Sono acciaccati Coulibaly, Sottil, Banda e Veiga. C’è il rischio che Di Francesco abbia le scelte obbligate?
«Gli infortuni hanno il loro peso perché ci privano di pedine sulle quali puntavamo, ma siamo convinti che tutti i componenti della rosa siano nelle condizioni di farsi trovare pronti alla chiamata. Per Berisha e Camarda la stagione purtroppo è finita. Dispiace per i ragazzi, oltre che per il Lecce. Su Gaspar ho la speranza che torni a disposizione per il finale di campionato. Vedo ogni giorno come lavora e ce la sta mettendo tutta per esserci nelle battute conclusive. Siebert, che lo sta sostituendo, si sta comportando molto bene, ma è fondamentale avere più alternative per fare fronte ad ogni evenienza. Coulibaly, Sottil, Banda, Veiga e Gandelman dovrebbero esserci tutti o quasi tutti contro l’Atalanta».
Cosa si aspetta dai componenti dello staff tecnico e dai calciatori negli otto turni mancanti?
«Nulla di più di ciò che tocco con mano ogni giorno. Sono quotidianamente con staff e squadra. Hanno la cultura del lavoro e l’unico intento comune di riuscire a centrare quella salvezza fortemente voluta da ciascuno di loro, dai dirigenti e dal popolo salentino Stanno dando e daranno il massimo, senza mai tirarsi indietro».
All’ambiente cosa chiede?
«I tifosi non hanno bisogno di essere stimolati per mettere la loro passione ed il proprio calore a disposizione del Lecce. Costituiscono la nostra forza, un supporto costante, sia in casa che in trasferta. La spinta dei 27.000 del “Via del Mare” nelle partite interne è da brividi e chi va in campo ne trae energia. Sarà così anche contro l’Atalanta».
Che compito avrà la società in questa fase decisiva?
«Curare ogni più piccolo dettaglio utile a mettere staff tecnico e calciatori nelle condizioni di dare il meglio. Essere presenti, ciascuno per la propria area di competenza, perché nulla venga lasciato al caso».















