Mercoledì 28 Gennaio 2026 | 20:11

Maiellaro accende la spia: «Bari, non basta Longo, per salvarsi servono calciatori forti»

Maiellaro accende la spia: «Bari, non basta Longo, per salvarsi servono calciatori forti»

 
pierpaolo paterno

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pierpaolo paterno

Maiellaro accende la spia: «Bari, non basta Longo, per salvarsi servono calciatori forti»

In vista della gara di venerdì contro il Palermo, l'ex biancorosso analizza il momento: «A Cesena ottimo risultato ma una prestazione come sempre mediocre»

Mercoledì 28 Gennaio 2026, 14:07

Bari-Palermo non è soltanto una partita di cartello per la tradizione e il peso delle due piazze. È, soprattutto, un passaggio chiave nel delicato cammino del Bari, chiamato a trasformare un fragile segnale di risveglio in un principio di vera inversione di tendenza. La vittoria di Cesena, arrivata dopo oltre ottanta giorni di digiuno, rappresenta molto più di tre punti. È una boccata d’ossigeno per una squadra che rischiava di scivolare in una spirale psicologica pericolosa, fatta di sfiducia, nervosismo e progressivo smarrimento di identità.

Il ritorno in panchina di Moreno Longo coincide con un primo cambio di clima. Non ancora una svolta strutturale, ma almeno una scossa emotiva, capace di restituire al gruppo una parvenza di compattezza e di orgoglio. Cesena consegna un Bari meno arrendevole, più disposto al sacrificio, con lampi di maggiore attenzione e concentrazione, elementi che nelle settimane precedenti erano spesso venuti meno. Resta però da capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di un percorso più solido.

Tante domande si intrecciano con un mercato giudicato da molti interlocutorio, con gli arrivi di Esteves, Cuni, Stabile e De Pieri che dovranno dimostrare sul campo di poter incidere realmente. Di fronte, venerdì ci sarà un Palermo lanciato in zona playoff, con ambizioni e certezze diverse, ma non per questo inattaccabile. La sfida tra Inzaghi e Longo aggiunge ulteriore spessore tecnico e simbolico a una partita che, per il Bari, vale ben più dei novanta minuti.

In questo scenario complesso e carico di significati, l’analisi di Pietro Maiellaro offre uno sguardo autorevole e competente su presente e prospettive del Bari, tra campo, mercato e scelte societarie, per provare a capire se quella di Cesena sia stata solo una parentesi o l’inizio di una strada finalmente diversa.

Maiellaro, la vittoria di Cesena è arrivata dopo oltre 80 giorni senza successi. Quanto può incidere davvero, a livello mentale, su una squadra in difficoltà?

«Accogliamo questa vittoria, anche se una rondine non fa primavera. Dobbiamo essere contenti per il risultato, perché la prestazione non è stata esaltante. A livello astrale siamo stati fortunati. Il cambio di allenatore era quello che ci voleva. I calciatori adesso hanno bisogno della gente. E a Bari i tifosi non si fanno pregare se vedono giocatori che lottano».

Il ritorno di Moreno Longo in panchina ha dato almeno una scossa sul piano motivazionale. Ha notato segnali concreti di cambiamento oppure solo un effetto emotivo momentaneo?

«Longo è un ottimo allenatore, anche alla luce dell’analisi del suo intero percorso a Bari. Servono tempi giusti e fortuna. Il mister ha competenza e personalità. Va aiutato, bisogna accompagnarlo per portare in salvo la squadra. In primis, è la società a dovergli stare vicino dandogli sicurezza. Va protetto. La fortuna va anche inseguita. Fondamentale lavorare bene».

L’inserimento dei giovani Rao e De Pieri, insieme a Mane, è un segnale di apertura reale verso i giovani o una scelta obbligata dalla ristrettezza dell’organico?

«Longo è diverso. Intravede qualità nei giovani, perciò gli ha dato fiducia. Vedi il gol di Rao, arrivato da posizione difficile. Il ragazzo ha delle doti. Se fai gol così, qualcosa di positivo sta girando».

Anche De Pieri ha sfoderato personalità.

«Dimostra sicurezza. Il ragazzo si esprime in maniera tranquilla e reagisce alle difficoltà meglio dei veterani».

Il rientro di Moncini. Può essere lui il vero bomber del Bari o serve comunque un innesto offensivo, considerando anche Gytkjaer e l’eventuale uscita di Cerri?

«Non ha segnato un gol da ridere. Attaccare il primo palo dall’area piccola vuol dire avere dei valori. Longo crede in Moncini. E se chiede altro, va accontentato».

Il mercato è nelle mani del ds unico Valerio Di Cesare.

«Tanto di cappello per lui. Sembra nato con la camicia. Dopo tante avversità, riesce ad andare avanti. Vuol dire che avrà delle qualità. Dall’esterno, ho visto sinora un operato molto negativo. Contro Di Cesare persona non ho nulla. Se centrasse delle operazioni di mercato, sarebbe di nuovo il salvatore della patria».

Con gli arrivi di Esteves, Cuni, Cistana, Stabile e De Pieri, che giudizio dà a questo mercato? Rinforzi sufficienti o interventi troppo conservativi?

«Tutta gente da seguire. I giovani portano entusiasmo. Gli altri devono confermarsi. Alcuni si giocano la riconferma a fine anno. Esteves deve dare il suo contributo tecnico e tattico di alto livello. Mi auguro possa aiutare il Bari a salvarsi. Per quanto, guardando la classifica, per riuscirci occorrerà disputare un girone di ritorno da playoff. Non sarà un compito semplice».

Cosa manca ancora, oggi, al Bari per poter avviare davvero una risalita credibile verso la salvezza?

«Manca la continuità di risultati. Oltre, alla certezza di avere dei paletti su cui appoggiarsi nei momenti difficili che arriveranno».

Contro un Palermo lanciato in zona playoff, quali sono le principali insidie della partita e dove il Bari può provare a colpire?

«Bisogna tentare in tutti i modi di fare risultato venerdì. Anche un pareggio andrebbe bene per la continuità e la consapevolezza nei propri mezzi. La fiducia è essenziale per chi deve salvarsi. Il Palermo ambisce a vincere il campionato. Il Bari deve metterci entusiasmo, colpire su ogni pallone. Si dovrà giocare sporco. Affrontare il Palermo a viso aperto non giova. Il fattore campo sarebbe un appoggio forte».

Inzaghi contro Longo: che tipo di duello tattico e mentale si aspetta tra i due allenatori?

«Inzaghi in B ha sempre allenato squadroni per salire. Se vince, significa che ha delle qualità. Anche quando giocava, sul piano della furbizia e della cattiveria agonistica era un mostro».

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