«Tra Torino e Lecce, mi aspetto una gara “bloccata”, molto tattica, tra due squadre che avrebbero entrambe la necessità di conquistare l’intera posta in palio ma che, allo stesso tempo, non possono permettersi di perdere. A sedici turni dalla conclusione del campionato, i punti iniziano a pesare come macigni e ad essere indispensabili per raggiungere i traguardi fissati in estate. Ecco perché prevedo un atteggiamento guardingo ed accorto su ambo i fronti, con l’intento di non concedere spazi ai rivali, per poi provare a trovare il guizzo giusto per andare in gol». Ad inquadrare così il match di domenica (ore 12,30) tra i granata guidati da Marco Baroni ed i giallorossi allenati da Eusebio Di Francesco è Giuseppe Vives. L’ex centrocampista originario di Sant’Anastasia ha militato dal 2006/2007 al 2010/2011 con la formazione salentina (167 volte il campo, delle quali 52 in A e 110 in B, con 9 gol complessivi, e 5 in Coppa Italia, con un “centro” realizzato), per poi passare a quella piemontese, con la quale ha giocato dal 2011/2012 al 2016/2017 (164 presenze tra campionato e coppa, con 5 reti).
«Lecce e Torino sono i due club ai quali sono stato legato più a lungo - racconta Vives - In giallorosso ho disputato due tornei di A e tre di B, mentre in granata ho vissuto cinque stagioni e mezza, indossando anche la fascia di capitano. Curiosamente, il mio esordio in massima serie è avvenuto, con il complesso salentino, proprio sul terreno del “Toro”, il 31 agosto 2008, nel primo turno del campionato 2008/2009. Purtroppo, perdemmo per 3-0 ma, per come sono andare in seguito le cose nel mio percorso calcistico, con il senno di poi, si è trattato quasi di un segno del destino, in quanto sono poi approdato in seno al sodalizio piemontese».
In vista del faccia a faccia di domenica, l’ex centrocampista analizza il momento vissuto dalle due compagini: «Ho seguito in tv il confronto tra i giallorossi e la Lazio. Ramadani e compagni mi hanno fatto una buonissima impressione, sfoderando una grande prestazione nel primo tempo e concedendo pochissimo nell’arco dei 95’. Nella frazione d’apertura hanno avuto anche alcune interessanti opportunità per sbloccare il risultato, cosa che avrebbero meritato. Nella ripresa, la sfida è stata più equilibrata, ma il Lecce ha fatto di più degli avversari. Insomma, stiamo parlando di una squadra viva, che crede in se stessa e nelle proprie chance di restare in massima serie, pur nella consapevolezza delle difficoltà di un torneo che è molto insidioso».
A Torino c’è un ambiente esplosivo: «La batosta rimediata dai granata a Como è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. I rapporti tra tifoseria e proprietà sono ai minimi termini, il che non giova a staff tecnico e calciatori, che avvertono questa tensione e la vivono sulla propria pelle. In classifica, l’undici diretto da Baroni è a +6 rispetto a quella terz’ultima posizione che va evitata per restare in A, ma questo non significa che sia al sicuro. Tutt’altro. Se il Lecce sapeva in partenza di dovere battagliare per conservare la categoria, il “Toro” non lo aveva preventivato, il che rende tutto più difficile. Il direttore sportivo Petrachi, tornato dopo alcuni anni, avrà il compito di puntellare la rosa in questa sessione di mercato, nel tentativo di fare tornare l’entusiasmo in una “piazza” storica del calcio italiano, che merita qualche gioia».
Quello di domenica potrebbe rivelarsi uno snodo cruciale sia per il Lecce che per il Torino: «La formazione che dovesse riuscire ad imporsi metterebbe da parte punti molto preziosi e si garantirebbe una iniezione di fiducia importante. Per i giallorossi, però, anche un punto non sarebbe affatto male, mentre ai granata, dopo la “sberla” di Como, serve un successo». Il problema del team allenato da Di Francesco è trovare la via della rete: «Intanto, non guasterebbe se i salentini avessero un briciolo di fortuna. Contro la Lazio, ma anche in altre circostanze, la dea bendata è stata loro contraria. Per il resto, possono solo continuare a lavorare per migliorare negli ultimi venticinque metri, dove spesso è mancata la giocata giusta ed anche un po’ di cattiveria».
Per potenziare l’attacco è stato ingaggiato Walid Cheddira: «Ha voglia di mettersi in mostra e di trovare spazio. Penso possa dare una mano e soluzioni differenti a Di Francesco, ma per restare in A servirà che tutti i componenti dell’organico compiano un passettino in avanti e riescano a dare qualcosa in più, progredendo nella fase di possesso palla. Il calcio resta un gioco basato sugli equilibri».
















