A Genova c’è un po’ di tutto. Tracce sparse di squadra che, quasi d’incanto, sembra aver individuato la via maestra. Il risultato, prima di tutto. Pesantissimo. E non solo perché significa aggancio all’Entella, ieri sera battuto a Monza. Dopo una lunga serie di partite imbarazzanti non c’erano alternative alla vittoria, almeno per poter completare l’iscrizione al campionato della salvezza. La prestazione, poi. Confortante, nessun dubbio. Per vitalità e applicazione. Tanta sostanza, al netto di un avversario che qualcosina di buono l’ha fatta vedere per poco meno di mezz’ora. Sicuramente fino all’ennesimo raid firmato da Moncini, al settimo gol stagionale.
Guai a parlare di verità assoluta, sarebbe un errore imperdonabile. Vivere alla giornata, il minimo. Soprattutto quando alle spalle hai un incredibile campionario di pochezza e brutture. Serve concretezza anche in sede di analisi. Anche realismo. Il tempo dirà se il Bari è guarito per davvero. E se la salvezza può tornare ad essere un obiettivo concreto. Continuità, ecco cosa serve. Aspettando la sfida di mercoledì al «San Nicola» contro l’Empoli. Una sorta di prova del nove, a tutto tondo.
Vittoria meritata, inutile girarci attorno. Venticinque minuti di sofferenza (un palo in avvio, destro di Henderson), poi la squadra di Longo ha avuto la capacità di costruire, attorno al gol di Moncini, una prestazione concreta, per lunghi tratti anche solida. La svolta al minuto 26. Succede tutto a destra, dal break di Cistana all’assist di Esteves che esalta il perfetto smarcamento di Moncini, ancora lui. Da quel momento in poi la partita va in... altalena. Il Bari sale, la Sampdoria perde man mano geometrie e intensità finendo per commettere una lunga serie di errori tecnici. Si capisce che può essere la notte giusta per mettere la testa fuori dal fango. Cresce il coraggio, anche nell’interpretazione della fase di non possesso.
Il secondo tempo è una sorta di certificazione della crescita collettiva. Il Bari tiene bene, duelli individuali a tutto campo con il piglio giusto. La parola chiave è equilibrio. Cerofolini, per una volta, non deve fare straordinari. Sampdoria in chiara crisi emotiva prim’ancora che tecnica. Quasi mai logica nel suo incedere, evidentemente anche per indubbi meriti pugliesi. Esteves, che pure sbaglia qualche tocco di troppo, dà un saggio delle sue qualità tecniche e si presenta al tiro dopo uno slalom da urlo (16’). Poco dopo un doppio salvataggio in mischia ad opera di Moncini e Maggiore. Il tempo accentua le difficoltà doriane e la sensazione che il Bari possa costruire il colpo del ko. Prima il tentativo di De Pieri, poi la fantastica cavalcata di Bellomo (90’, dopo un prezioso recupero) con destro rabbioso che va a «morire» all’angolino. Esultanza «carica», compresa una corsa sotto la curva che profuma di liberazione. Per un barese, goduria doppia.
Una boccata d’ossigeno. Una carezza al cuore. Ora viene il bello. C’è da andare a caccia del senso della «vita». Si chiama salvezza. E non ammette omissioni. Empoli mercoledì, la trasferta di Pescara domenica. Chiamale se vuoi... occasioni.
















