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Bari, siamo alle solite: sei le partite in cui s’è ritrovato in vantaggio ma non ha vinto

Bari, siamo alle solite: sei le partite in cui s’è ritrovato in vantaggio ma non ha vinto

Bari, siamo alle solite: sei le partite in cui s’è ritrovato in vantaggio ma non ha vinto

 
antonello raimondo (Foto donato fasano)

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antonello raimondo (Foto donato fasano)

Bari, siamo alle solite otto rimonte... una follia

Abbastanza fumosa anche la ricerca del «colpevole». Una difesa che di tanto in tanto si concede qualche distrazione? Ma non c’è un solo perché

Lunedì 20 Gennaio 2025, 13:47

BARI - E sono sei! Le partite in cui il Bari s’è ritrovato in vantaggio ma non ha vinto. Addirittura quattro al «San Nicola» (Cosenza, Reggiana, Catanzaro e Brescia), quelle che indubbiamente hanno peso specifico superiore. Che, poi, a ben guardare potrebbero essere addirittura otto le rimonte pensando che contro la Reggiana i biancorossi erano avanti di due gol e contro il Brescia si sono fatti acchiappare per ben due volte. Contro avversari indietro in classifica, un particolare dalla discreta rilevanza. Sblocchi la partita, la cosa più complicata, ma poi ti riscopri incapace di gestire il risultato. Grave, gravissimo per chi dice di voler provare a coniugare il verbo dell’ambizione.

Otto vantaggi gettati alle ortiche, ma scherziamo? Longo fa bene a sottolineare la prestazione. Se per prestazione si intende vigore, corsa, atteggiamento, produzione offensiva. Perché, poi, esiste la «cassazione» del risultato. Contano i gol fatti e quelli subiti. Sbagliarne non è mai questione di fortuna. Concederne, idem. È il calcio, con le sue «leggi» inattaccabili. Follia confondere la vitalità di una prestazione con la legittimità del risultato. «Meritare di più» è un’acrobazia dialettica che imperversa nel mondo del calcio. Ognuno, ovviamente, guarda in casa propria. Come se tutti gli altri verdetti di campo fossero «giusti» e solo qualcuno, quello proprio, meritevole di revisione... ideologica. Da qui la nascita delle classifiche «virtuali». C’è a chi mancano tre punti, a chi quattro e, addirittura, esiste qualcuno che capovolgerebbe la graduatoria.

Per fortuna i numeri hanno sempre un senso. Molto più di quello che possono le chiacchiere. In casa Bari esiste un problema chiarissimo e sottovalutarne il peso sarebbe un errore imperdonabile. Contro il Brescia la squadra ha dato una risposta importante anche sul piano caratteriale, va detto. Nulla a che fare con la prestazione, molliccia, in quel di Reggio Emilia. Ma il riferimento non può essere quello. Sennò è troppo facile farsi riempire gli occhi dal fumo. C’è un fatto, inconfutabile. Il Bari ha fallito l’operazione vittoria in una partita in cui tutto era andato nel verso giusto. Sblocchi la partita dopo 20” nel giorno in cui sei senza attacco. Poi ti fai riprendere e, nel momento più complicato (gli avversari molto più propositivi e pericolosi), riesci a rimettere la testa davanti. Il finale è roba nota. Con pochissimo spazio per recriminare. Resta la certezza che per vincere serve molto altro rispetto a quello che si è visto. Al netto di una prestazione di sostanza.

Abbastanza fumosa anche la ricerca del «colpevole». L’attacco anemico (fino al Brescia)? Una difesa che di tanto in tanto si concede qualche distrazione? Un centrocampo con pochi ricambi e pochi gol nel motore? Una rosa che non consente a Longo un’efficace gestione delle forze? Non c’è un solo perché. È la squadra, nel suo complesso, che mostra limiti evidenti. Tecnici, tattici, di personalità. Pur continuando a regalare slanci importanti come testimoniato dalla fantastica striscia positiva (quattordici partite senza sconfitte). Vietato parlare di obiettivi. Ardito provare a sbilanciarsi con una classifica così compressa e un’alternanza di prestazioni da far venire... il mal di testa. I playoff non sono una chimera. E non sarebbero un’impresa. A patto di migliorare nei dettagli. Nè sfortuna, nè meriti strozzati. I fatti. E basta.

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