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Lecce, «Hjulmand e Coda sono gioielli da proteggere»

Lecce, «Hjulmand e Coda sono gioielli da proteggere»

L’ex Giacomazzi plaude alla promozione e avverte: 4-3-3 per salvarsi in A

15 Maggio 2022

Davide Ruberto

LECCE - È il calciatore che ha più presenze in serie A con la maglia del Lecce (197) e il secondo con più presenze in tutte le categorie (316). Chi meglio di Guillermo Giacomazzi avrebbe potuto celebrare i giallorossi, provando a disegnare il Lecce del futuro? L’ex storico capitano è da due anni a Malta, nello staff della Nazionale, ma è il primo ad emozionarsi per il ritorno del Lecce in Serie A.

Mister, che emozioni ha provato per la promozione del Lecce?

«Ha meritato davvero la Serie A, anche perché l’anno scorso era uscito dai playoff immeritatamente. Durante la stagione ci sono stati momenti difficili, con qualche pareggio o sconfitta, ma le altre squadre non ne hanno saputo approfittare e, anche da questo, si è capito che sarebbe stato l’anno del Lecce. È stata una squadra compatta ed equilibrata e, quando ci sono queste caratteristiche, è facile raggiungere l’obiettivo».

Archiviate le emozioni per questa promozione, come immagina il prossimo campionato di Serie A?

«La Serie A è un’altra categoria, totalmente diversa, ma il calcio è così, bisogna cancellare subito tutto e ripartire da capo. Appena finisce una partita si deve pensare subito alla prossima. Ovviamente adesso è il momento del lavoro per chi deve programmare, con un budget da stabilire per cercare di raggiungere il primo obiettivo che è quello di mantenere la categoria. Non sarà facile, ma chi porterà avanti il lavoro è una persona molto esperta e saprà fare bene. Vanno sistemate tante cose, come è comprensibile per chiunque, ma la società, con Corvino e Trinchera, saprà attrezzare la squadra per poter affrontare al meglio il campionato».

Quanto dovrebbe cambiare questo Lecce per raggiungere gli obiettivi nel massimo campionato?

«Ci sono tanti modi in cui si può lavorare. Normalmente, conoscendo l’intelligenza e l’esperienza che ha Pantaleo (Corvino, ndr), bisogna considerare due fattori: la capacità che avrà la società di garantire un budget di spesa per affrontare la categoria e la necessità di patrimonializzare. Dal mio umile punto di vista forse, cambiando modulo, tanti calciatori potrebbero restare, perché c’è la base tecnica per poter affrontare la Serie A. Giocando con il 4-3-3, comunque, faresti un campionato di livello perché avresti una formazione più equilibrata. Dovranno arrivare calciatori di qualità ed esperienza per arricchire la rosa, ma non sarà facile trovare quelli giusti».

Tra i gioielli di casa, ce n’è uno a cui non rinuncerebbe?

«Il Lecce proverà a trattenere quei calciatori che in futuro potranno rappresentare un patrimonio. Morten Hjulmand sicuramente è uno di quelli, per ciò che ha fatto ma anche per l’età, poi ci sono calciatori più esperti come Coda, che hanno fatto la differenza nel campionato di B, ma che potranno dire la loro anche nella massima categoria».

C’è un giocatore di un’altra squadra che le piacerebbe vedere con la maglia giallorossa?

«L’importante è che siano quelli giusti perché, per venire in una squadra che si deve salvare, bisogna avere la voglia di lottare e soffrire, questa è la caratteristica fondamentale da trovare. Quindi, bisogna cercare quei ragazzi che hanno voglia di riscatto, che magari hanno disputato un’annata non esaltante ma a cui non mancano le qualità. Non posso dire un nome nello specifico, ma l’importante è che possano alzare il livello di qualità e che abbiano la voglia di soffrire sino alla fine perché, chi si deve salvare, deve avere quell’atteggiamento».

Durante l’ultima partita, al Via del Mare, il pubblico ha intonato il coro “Saverio, portaci in Europa” rivolto al presidente Sticchi Damiani. Secondo lei, l’Europa sarebbe un’utopia oppure, come accaduto a qualche provinciale, prima o poi potrebbe arrivare?


«Il Lecce, prima di tutto, deve provare a salvarsi e a consolidare la categoria, cosa non facile. Se si riesce a mantenere qualche anno la categoria è diverso, come stanno facendo alcune squadre in Serie A, ad esempio Bologna o Udinese. Ai miei tempi c’erano tante squadre che, nonostante fossero importanti o blasonate, retrocedevano in Serie B, come Sampdoria o Genoa. Per questo, adesso l’importante è riuscire a salvarsi per poter crescere e, da lì, investire realmente e creare una struttura competitiva per la Serie A. Bisogna fare un passo alla volta, ma il sogno è che, in futuro, si possa vedere una provinciale come il Lecce avvicinarsi e lottare per entrare in Europa, nulla è impossibile».

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