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foto Massimino

Metabolizzata la delusione per avere perso il treno della promozione diretta proprio dopo esserci salito in una posizione di vantaggio, in attesa dell’epilogo della regular season previsto per domani, alle 14, sul terreno del leader Empoli, in casa-Lecce bisognerà cercare di capire le motivazioni della débâcle subita in dirittura d’arrivo, onde porvi rimedio in vista dei playoff, nei quali i giallorossi si giocheranno la possibilità di approdare comunque in A. Quello accusato dalla formazione salentina negli ultimi cinque turni è stato un vero e proprio crollo perché, risultati alla mano, a cavallo tra la trentatreesima e la trentasettesima giornata, il Lecce ha avuto un rendimento da zona retrocessione, collezionando una vittoria (a Vicenza), un pareggio (con la Reggina, al Via del Mare) e tre sconfitte (con Spal e Cittadella, tra le mura amiche, ed a Monza). In questi cinque incontri, Lucioni e compagni hanno messo da parte appena quattro lunghezze, come il Vicenza, che è quattordicesimo. Peggio hanno fatto solo l’Entella, che ha raggranellato un punto, la Reggiana ed il Cosenza, che ne hanno intascati tre. Ebbene, le prime due sono state già declassate, mentre la terza o seguirà analoga sorte oppure, qualora mettesse a segno un colpaccio lunedì a Pordenone, si giocherà la permanenza tramite i play out.

Al termine della sfida con la Reggina, Corini ha rimarcato che i confronti di questo mini ciclo si sono dipanati in maniera differente, il che è innegabile. Ha sottolineato come contro Spal e Cittadella la sua compagine abbia sfoderato «una buona prestazione».
Il risultato, però, è stato negativo e sarebbe un grave errore ipotizzare che lo sia stato solo per una sfortunata deviazione che ha portato ad una autorete oppure perché un avversario ha effettuato una prodezza balistica. Nelle partite in esame, infatti, i giallorossi hanno evidenziato anche minore precisione sotto porta e minore lucidità nella gestione complessiva del gioco, dei diversi momenti di ciascun incontro.

Con la Reggina, invece, il passo indietro è stato netto. Il Lecce ha segnato due reti e ha sciupato diverse occasioni, ma ne ha incassate due ed ha concesso ai calabresi una quantità incredibile di palle-gol e questo è accaduto, non solo quando è stato necessario gettarsi all’arrembaggio perché un pareggio avrebbe significato, come poi è stato, la fine del sogno di inseguire sino all’ultimo la promozione diretta. La prima marcatura del team diretto da Baroni, infatti, è scaturita, sullo 0-0, dopo pochi minuti, da un traversone di Bellomo, che ha potuto crossare indisturbato, mentre Edera, l’autore della rete, è stato lasciato colpevolmente solo da Zuta, che ha disputato 45’ da incubo. Il secondo centro degli amaranto è giunto con i giallorossi in vantaggio, quindi tutt’altro che costretti ad andare all’arrembaggio, a causa di un pasticcio che ha coinvolto più uomini e del quale ha approfittato Montalto.

Insomma, il Lecce continua a subire troppi gol, avendone incassati 45 in 37 match, ad una media di 1,21 a sfida. Urge raggiungere stabilmente un equilibrio duraturo tra la fase di possesso e quella di non possesso. Inoltre, fermo restando che i giallorossi hanno speso tante energie psico-fisiche nella rincorsa grazie alla quale erano riusciti a portarsi in seconda posizione, devono evidentemente ritrovare la migliore brillantezza, sgombrando al contempo la mente dalla delusione per i risultati negativi degli ultimi cinque turni.
La matematica concede al Lecce ancora una chance di conquistare il terzo posto, il più vantaggioso dal quale disputare i playoff, ma le probabilità di acciuffarlo in extremis sono ridotte al lumicino, in quanto i salentini dovrebbero imporsi ad Empoli ed il Monza dovrebbe perdere in casa contro il Brescia. Archiviato l’ultimo turno, si tratterà di pensare solo in ottica-spareggi.

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