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La rinascita biancorossa

Bari e l’era De Laurentiis: Terracenere pollice su

«È l’uomo giusto per riportare il club prima possibile in serie A»

Bari e l’era De Laurentiis: Terracenere pollice su

BARI - Parla come giocava. Aggressivo, a tratti anche irriverente, senza conoscere il significato della parola paura. Angelo Terracenere, il «medianaccio» di un Bari che ha fatto sognare l’esigente platea biancorossa. «Occhio a certe definizioni, io sapevo anche giocare a calcio», ci tiene a chiarire l’ex centrocampista che, in effetti, col pallone sapeva cosa farci.

Guardarsi indietro fa malissimo, specie per chi come lei ha indossato, onorandola al massimo, la maglia del Bari.
«Una ferita ancora aperta. E mi spiace che il responsabile di una “catastrofe” del genere sia un molfettese come me. Ma è acqua passata, nello sport chi si ferma è perduto. Sarà più bello tornare nel calcio che conta».

Il sindaco Decaro ha scelto Aurelio De Laurentiis. Come giudica il «lavoro» del primo cittadino barese?
«Ha fatto quello che speravo facesse. Per me il Bari doveva finire nelle mani di imprenditori facoltosi e, soprattutto, in grado di contare qualcosa nei palazzi dove si sviluppa la politica del calcio. Per me la soluzione ideale era rappresentata da De Laurentiis, appunto, e Lotito».

Si riparte dalla D, un campionato con mille incognite.
«Sarà una stagione indimenticabile, per mille e un motivo. Ma ho fiducia in De Laurentiis. È uomo capace e ambizioso. Sono convinto che vorrà portare il Bari ai livelli del Napoli».

Le piace davvero tanto don Aurelio...
«Sì, lo ammetto. Non le manda a dire, non ha paura di nessuno, un chiacchierone di successo. A pelle sono convinto che farà grandi cose qui da noi».

Torniamo alla D. Quali sono le insidie maggiori?
«Senza dubbio la scelta degli under. Ne giocano 4, ma ne servono 10. E tutti bravi. Se sbagli questo tipo di scelte vincere il campionato diventa quasi impossibile. Ho fiducia, però. Vedrete che arriveranno alcuni gioiellini dei migliori settori giovanili italiani».

Conosce Cornacchini?
«No. Ci siamo incontrati da avversari, ma poi non ho più avuto notizie di lui. Ho letto che ha vinto un paio di campionato, in D e in Eccellenza. Speriamo bene. Ma una cosa deve essere chiara. Anche i tecnici baresi sarebbero stati all’altezza. Penso a Nicola Ragno e anche al mio amico Giusto. Se a Pino dai i calciatori giusti lui la squadra te le fa andare a mille giocando un ottimo calcio. Ma forse De Laurentiis ha preferito puntare sul nome».

Sono in tanti ancora a sperare nel ripescaggio in C. Forse dimenticando che vincere un campionato così, con un mercato da sviluppare in pochissimi giorni e con scarsissima scelta, sarebbe quasi un’impresa.
«Concordo. Basti ricordare i percorsi di Lecce e Foggia degli ultimi anni. Quante hanno messo su autentiche corazzate e poi a fine stagione si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. Vedremo...».

A proposito, la festa nel nuovo «Poli» è andata benissimo.

«Serata fantastica. Ho dato una mano agli organizzatori, è stato un mese impegnativo. Ma l’ho fatto con il cuore. Ed è stata una grande gioia vedere uno stadio che ora è davvero bello».

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