Già domani dovrebbe trovare pubblicazione il bando per l’affidamento in concessione di aree del compendio «Cala Materdomini-Bocche di Puglia» per la gestione di strutture per servizi di ristorazione e intrattenimento. Il termine per la presentazione delle offerte dovrebbe scadere a marzo. Poi il concessionario dovrà affrontare le spese per rimettere in sesto le strutture, ormai completamente vandalizzate. Salvo ulteriori intoppi, quindi, la prima spiaggia pubblica di Brindisi potrebbe riaprire in estate. Nei mesi scorsi l’amministrazione comunale aveva ventilato l’ipotesi di ripristinare l’agibilità delle strutture attraverso le compensazioni ambientali che le imprese garantiranno al Comune per ottenere l’autorizzazione a installare impianti per la produzione di energia rinnovabile. Un tesoretto da qualche decina di milioni di euro i cui tempi di utilizzo sono però incerti. Da qui, la decisione di lasciare al prossimo concessionario l’onere di effettuare i lavori di recupero delle strutture, il cui costo dovrebbe sfiorare i 90 mila euro.
Ma il Comune, rispetto ai precedenti bandi conclusi senza fortuna, ha deciso di rendere ancora più appetibili le condizioni. La durata della concessione sarà di nove anni, rinnovabile per altri nove invece che per tre. Inoltre, il canone da 17.500 originariamente stabilito sarà ridotto del 50 per cento in considerazione degli investimenti iniziali necessari per la rifunzionalizzazione del compendio. Il tutto, a vantaggio della qualità del progetto di utilizzo: i criteri di valutazione, e quindi i punteggi assegnati alle proposte, saranno sbilanciati a favore dell’offerta tecnica a discapito di quella economica. Pertanto, si aggiudicherà la concessione il progetto ritenuto tecnicamente migliore. Sarà data priorità alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale e associazioni riconosciute.
Maglie un po’ più larghe anche sul fronte dei criteri di esclusione: a differenza del recente passato, non dovrebbe ad esempio trovare la strada sbarrata chi è già incorso nell’abusiva occupazione di aree demaniali.
















