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Muro Tenente e il cammino della storia lungo il tracciato della via Appia

Muro Tenente e il cammino della storia lungo il tracciato della via Appia

Domani sera un confronto sulla candidatura Unesco. Gert-Jan Burgers l’ordinario di Archeologia mediterranea presso Vrije Universiteit di Amsterdam coordinerà i lavori

28 Luglio 2022

Angelo Sconosciuto

I pali di appoggio di una capanna (una “pagghjara”, come si dice qui) sono già conficcati nel terreno: è questione di ore e a Muro Tenente, dal cancello d’ingresso nel Parco archeologico, vicino ad un albero di fico, sarà già ben visibile un ulteriore richiamo a ciò che qui è attualità (e futuro) del passato, perché la storia va pensata così. «Adesso siamo noi i continuatori di questa storia», ci dice subito Gert-Jan Burgers, l’ordinario di Archeologia mediterranea presso Vrije Universiteit di Amsterdam: più italiano che olandese se pensiamo che è stato qui da universitario e con i suoi maestri Boersma e Yntema ad occuparsi dei popoli preromani – i Messapi, appunto – che hanno determinato in maniera definitiva la sua vita di studioso. E con questa frase programmatica ci introduce a ciò che inizierà alle 19 di domani, quando al posto dell’ormai consueta e attesa relazione sull’attività a Muro Tenente, ci si confronterà su «La Via Appia e Muto tenente alla luce della candidatura Unesco». Sarà lui a coordinare i lavori che - dopo i saluti di Mariassunta Peci (Direttore ufficio Unesco nel Segretariato generale del Mic), di Francesca Riccio (Soprintendente Abap per le province di Brindisi e Lecce), di Toni Matarrelli (Presidente della provincia di Brindisi e sindaco di Mesagne) di Mino Maiorano (sindaco di Latiano), di Giovanni Luca Aresta (Parlamentare) e di Mauro Vizzino (Presidente della Commissione regionale Sanità) – vedranno gli interventi di Giuseppe Ceraudo (professore di Topografia Antica nell’Unisalento), di Francesco Rotondo (Presidente Inu sezione Puglia), di Antonella Marlene Milano (Project Manager Appia 2030) e di Ilaria Ricci (archeologa coop. Impact).

Professore, insomma, la Regina Viarum passava da qui?

«Le risultanze archeologiche dicono che una strada ben costruita in età romana attraversa questi terreni dove sorgeva l’antica città di Muro Tenente. Sorrido se penso che non troveremo mai, qui come altrove, un cartello che indicherà una via, ma è giusto pensare che siamo sul tracciato della via Appia ed è davvero esaltante rendersi conto che, ripeto il concetto, siamo noi a continuare questa storia. Essere poi una delle venti realtà, sul tratto della via consolare da Roma a Brindisi, che maggiormente è impegnata nel progetto Unesco gratifica e carica di responsabilità sotto ogni aspetto».

Questa fase sembra quasi il voltar pagina di una storia iniziata esattamente trenta anni addietro, quando Burgers dava conto, nel «Babesh – Bulletin Antieke Beschaving» (n. 67-1992) dei primi risultati del «Salento Isthmus Project».

Poneva in rilevanza un ordine gerarchico di siti corrispondenti a città, villaggi, fattorie; studiava a fondo Muro Maurizio e la località Li Castelli a San Pancrazio; delineava le linee guida di una ricerca che pian piano ha portato alla piena scoperta di Muro Tenente e del territorio circostante per quello che veramente sono stati. Tutto confermato dagli ulteriori studi quanto abbozzato trent’anni addietro: i movimenti delle persone; i luoghi che vanno in auge e poi pian piano cadono in abbandono; il confluire di gente verso altri luoghi viciniori, ma certamente di maggiore sicurezza rispetto a tutto ciò che andava verificandosi in quei secoli man mano che ci si avvicina al dominio omologante di Roma.

Ma ciò che desta ogni giorno meraviglia è l’attenzione di tanta gente – studiosi, studenti e no – verso questo tipo di approccio all’archeologia.

«Nel corso di questi anni, qui si sono impegnati centinaia di studenti di numerose università europee – dice Burgers -, ma ciò che si vede e che è stato considerato “modello” è l’interazione tra istituzioni di ricerca, amministrazioni locali, istituzioni culturali nazionali ed internazionali. Il Parco archeologico è questa realtà: un luogo privilegiato per comprendere la nostra storia e per determinare un futuro, appunto perché, noi siamo, qui ed ora, i continuatori di una storia che dovremo consegnare ad altri».

C’è un sole cocente e si notano le sepolture emerse cinquant’anni addietro durante una delle prime campagne di scavo, li dov’erano i «terreni dei Monaci» (i cistercensi di Casamari, che hanno anche una loro casa a Latiano, a Cotrino); non ci sono più le “paline” che i tombaroli lasciavano con un indumento appeso, talvolta, quasi fossero involontari spaventapasseri, pronti a ricordare che sotto vi era qualcosa da scavare e depredare.

Ora ci sono studenti ad evidenziare un tratto delle fortificazioni, altri sono in pausa (meritatissima col caldo che fa) e - chi carponi a spazzolare, chi seduto a liberare dalla terra un frammento di muro – tutti rendono visibile l’idea di una comunanza e condivisione di conoscenze, elemento basilare di ciò che è diventato questo luogo secondo la Soprintendenza: un Parco Archeologico condiviso, che ha preso il posto di un sito archeologico «conteso».

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