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Nel Brindisino

Ostuni, «riaprite l’ospedale no Covid»

Ostuni, «riaprite l’ospedale no Covid»

Turisti in arrivo e nessun presidio. Il grido accorato di tutte le forze del territorio

25 Maggio 2022

Flavio Cellie

OSTUNI - «Occorre ripristinare la funzione ordinaria dell’ospedale di Ostuni entro e non oltre questa settimana. La funzione d’assistenza Covid può ben essere combinata con le funzioni ordinarie».

Con queste parole il consigliere regionale Fabiano Amati (PD) è intervenuto nelle ultime ore sull’ospedale di Ostuni, presidio ancora totalmente dedicato ai pazienti covid.

«Protrarre il regime di ospedale Covid adempie a comodità burocratiche decisamente secondarie rispetto alla priorità assistenziale - prosegue Amati -. Vi sono ampie condizioni strutturali per assicurare le funzioni no-Covid e Covid, per cui ogni ritardo risulta solo funzionale alla riduzione degli standard d’assistenza. Secondo il direttore generale della Asl di Brindisi - afferma il consigliere regionale Amati - la decisione spetta alla Regione ed è per questo che ho scritto all’assessore alla Sanità per sollecitare l’adozione della decisione».

Una situazione che con il passare del tempo diventa sempre più insostenibile per il territorio ostunese che in questo periodo, visto l’afflusso turistico, diventa sempre più impossibilitato a fornire i servizi di assistenza medica ordinaria per cui il presidio è stato concepito. Va ricordato che l’ospedale serve un bacino d’utenza che va ben oltre il Nord brindisino, includendo gran parte della Valle d’Itria e dell’Alto Salento. Territori tipicamente turistici che accolgono nelle proprie comunità tantissimi vacanzieri. Ed è per questo che ci si aspetta che la Asl e la Regione Puglia possano far ritornare al pieno funzionamento la struttura. Si attende la ripresa dell’attività ospedaliera ed il ripristino del Pronto soccorso. Nota dolente anche quella del personale che a detta dei sindacati, sarebbe attualmente carente per il riavvio dell’attività ordinarie del nosocomio. Nelle scorse settimane sono stati diversi gli interventi politici sul tema: il sopralluogo del gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia, che aveva chiesto e poi ottenuto lo sblocco dei finanziamenti per i lavori di realizzazione della nuova «piastra. E già in quei frangenti si chiese alla Asl di Brindisi di far si che la struttura tornasse presto ad ospitare anche i pazienti no-covid.

«Proprio quando l’ospedale stava tornando, dopo quasi due anni, alla normalità dei servizi sanitari offerti - sottolinea il consigliere regionale Luigi Caroli di Fratelli d’Italia - siamo ripiombati nell’assenza totale di prestazioni ospedaliere. Tutti da diverse settimane ormai parliamo di ritorno alla normalità - conclude Caroli - ma non all’ospedale di Ostuni, dove ci sono 500 visite da smaltire e altre si accumulano giorno dopo giorno».

Un’attenzione particolare alla ripresa della attività dell’ospedale di Ostuni si è sempre registrata anche da parte del Forum della Società Civile che con una lettera ufficiale della presidente Teresa Lococciolo, ha chiesto l’interessamento e l’intervento della Commissione prefettizia che gestisce temporaneamente il Comune della Città Bianca: «È necessario - ha evidenziato la presidente Lococciolo - assicurare al nosocomio la dotazione organica di personale medico e infermieristico utile a garantire adeguata assistenza ai pazienti ed a fronteggiare le urgenze sanitarie dei cittadini potenziando il Pronto soccorso nel distretto socio sanitario; inoltre, andrebbe favorita l’integrazione fra Ospedale e territorio con gli ambulatori specialistici, le cure domiciliari, la guardia medica, il Centro unico di prenotazione (Cup), l’anagrafe sanitaria, e il servizio presidi. Si tratterebbe, per usare un’espressione abusata, di un percorso verso una “sanità a chilometro zero”, più vicina ai bisogni dell’utenza. Oggi - conclude Teresa Lococciolo - i cittadini di Ostuni ed i turisti che la frequentano, pagano un caro prezzo in termini di salute e di denaro, a causa della mancanza di quei servizi cui hanno diritto».

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