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In Puglia e Basilicata

Lavoro

Brindisi, tra i metalmeccanici persi mille posti in sette anni

Metalmeccanici a Brindisi

La Uil analizza la crisi che investe i diversi comparti e lancia la sfida per «una discontinuità rispetto al passato»

07 Maggio 2022

Antonio Portolano

BRINDISI - Quasi mille posti di lavoro persi, in sette anni, nel solo comparto aeronautico legato alle lavorazioni metalmeccaniche. L'emorragia continua di forza lavoro nel comparto energetico e dell'indotto della centrale di Cerano e del petrolchimico, nel rapporto stilato dal segretario generale della Uilm di Brindisi Alfio Zaurito che chiama le persone a «sfidare il declino industriale» del territorio. Un rilancio a cui il territorio è chiamato anche dopo quasi due anni di chiusura causati dalla pandemia.

La grave crisi del comparto metalmeccanico del Brindisino legata all'aerospazio, le incognite della transizione ecologica e dell'occupazione nel settore energetico e chimico, i rincari collegati alla guerra tra Russia e Ucraina e la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza al centro dei lavori del 15° congresso provinciale della Uilm. ai quali hanno preso parte, tra gli altri, Rocco Palombella segretario generale nazionale della categoria, l'assessore allo Sviluppo Economico Regione Puglia Alessandro Delli Noci, Franco Busto segretario generale Uil Puglia, Gabriele Menotti Lippolis presidente Confindustria Brindisi, Franco Gentile Presidente Cna Brindisi.

«Noi siamo un settore che raggruppa poco più di 2000 dipendenti metalmeccanici – ha ricordato Zaurito nalla sua relazione -, e non possiamo permetterci il lusso di amplificare gli scenari macabri delle chiusure aziendali o dei ridimensionamenti degli organici, si osservi come il settore aeronautico, ad esempio, una volta fiore all’occhiello di Brindisi solo negli ultimi 7 anni ha fatto registrare 948 licenziamenti solo per sintesi alcuni esempi: Tecnomessapia srl 412 dipendenti chiusa, GSE srl 387 dipendenti chiusa, CMC srl 52 dipendenti oggi ne ha 8 in attivo e gli altri licenziati, Processi speciali Srl 70 dipendenti chiusa!». E ancora: «Solo per sintesi alcune delle riduzioni di personale hanno riguardato la Comer Calò, la Fratelli Capitanio, la Oma Arseni srl, per poi approdare al settore delle manutenzioni industriali dove la crisi non ha risparmiato di certo lo stillicidio di posti di lavoro, si ricordi la Leucci Costruzioni che occupava fino a 180 dipendenti oggi fallita, inoltre altre aziende, oggi in concordato preventivo dove basterebbe un piccolo intoppo nelle gare di appalto ed anche queste sarebbero destinate a chiudere i battenti con ulteriori disoccupati, ma raccapricciante è stato il comportamento della Leonardo quando l’ex AD Moretti ha deciso di restituire un finanziamento relativo all’accordo di programma con PugliaSviluppo di 3milioni di euro, l’azienda si prese il lusso non solo di non fare l’investimento promesso di 11.175.479,88 euro, ma di restituire i soldi già percepiti con buona pace sia del governo centrale, che ne risulta socio, ma sopratutto del governatore della Puglia Michele Emiliano che in quell’occasione dichiarò di essere tranquillo perché Moretti gli aveva promesso 400 ML di investimenti, che noi non abbiamo mai visto, si ricordi che al momento dell’accordo stesso, Fimneccanica a Brindisi contava, come Agusta Wesltand, 494 dipendenti, contro i 433 di oggi in Leonardo Helicopters Division, ma secondo la Regione Puglia erano buone notizie».
Quanto al comparto energetico. «Il numero dei lavoratori sia diretti che dell’indotto all’interno del sito di Enel Cerano e di Eni Brindisi si è ridotto vertiginosamente, come pensiamo si possa arginare questo graduale declino se gli amministratori non perdono occasione per porre le basi di una deindustrializzazione programmata attraverso dictat poco collaborativi, come si può parlare di lavoro e nel contempo mettere in atto azioni atte a distruggere le fabbriche, se si pensa ad un territorio con solo agricoltura e turismo sicuramente la provincia di Brindisi non credo ci stia, se si pensa ad una transizione ecologica bisogna avere le idee chiare».

GLI ALTRI FRONTI

«Il Paese sta mettendo a nudo - aggiunge Zaurito - tutte le sue criticità inerenti all’accaparramento delle materie prime e di beni di consumo primari, come ad esempio il grano, o i supporti tecnologici per l’automotive, che stano letteralmente imponendo a tutta la filiera dell’auto di rallentare o in alcuni casi di fermare la produzione, e tutto questo risulta essere il frutto di una politica industriale inesistente, sia riguardante i governi di centro destra che quelli di centro sinistra». Per cui «piaccia o meno l’industria è l’unica arma che può porre le basi per un sistema locale in grado di contrastare il declino sociale». In conclusione la provocazione lanciata dal segretario delle tute blu della Uil: «Manca una discontinuità forte rispetto ad un passato, nel quale la competitività dell’economia italiana si era giocata tutta su una flessibilità che colpiva non solo le condizioni dei lavoratori, ma l’insieme della sostenibilità del sistema. In sintesi, si spenderanno moltissimi soldi e sicuramente qualche beneficio lo si vedrà, ma non si cambia rotta». E la sfida: «I prossimi quattro anni dovranno essere intrisi di una lotta culturale finalizzata che guarda all’Europa, al mondo globalizzato, i limiti a volte li mettiamo noi e forse chi ci ha educati non ha avuto quella sana sfrontatezza di solleticare l’entusiasmo e la voglia di pensare alla grande».

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