Lunedì 22 Aprile 2019 | 00:53

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Progetto Ipa 2017

A Brindisi sette Paesi per combattere insieme il crimine internazionale

Contro le minacce dei Balcani, il capo della polizia: «Qui la nostra attività è stata incidente ed efficace»

A Brindisi sette Paesi per combattere insieme il crimine internazionale

BRINDISI - Si ritrovano tutti d’accordo a Brindisi - l’Italia e gli altri sei paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Kossovo, Macedonia, Montenegro e Serbia) aderenti al «Progetto Ipa 2» - nel proseguire una esperienza che rende tutti più forti e pronti a dare risposte sempre efficaci al crimine organizzato. Parola d’ordine «condivisione» di dati e informazioni per combattere le nuove mafie senza più confini e che, solo mettendo insieme conoscenze ed una collaborazione sia sul fronte delle indagini, sia sul fronte giudiziario - oltre che politico -, possono essere adeguatamente combattute sul fronte delle loro attività illeciti: dal terrorismo al traffico di droga, di armi e di uomini. Ed il bagaglio dell’Italia rappresenta un «faro» per i sei paesi che ambiscono all’ingresso nell’Unione europea, perchè come spiega il Capo della Polizia Franco Gabrielli sulla base delle «esperienze non proprio fortunate degli anni passati l’Italia ha maturato una ricchezza di conoscenze sul versante del contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo interno e internazionale e sul fronte legislativo per contrastare questi fenomeni». In una due giorni fatta di conferenze e incontri bilaterali - in una città blindata dal porto all’aeroporto con un servizio di sicurezza di prim’ordine disposto dalla Questura di Brindisi sotto l’egida del dottor Maurizio Masciopinto - sono arrivati nel capoluogo messapico i ministri dell’Interno, i sottosegretari ed i Capi delle Polizia di Albania, Bosnia Erzegovina, Kossovo, Macedonia, Montenegro e Serbia; rappresentanti dell’Ue della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

I rappresentanti dei paesi
A rappresentare l’Italia il vice ministro dell’interno Stefano Candiani; per l’Albania c’erano, tra gli altri - presente il vice ministro dell’Interno Julian Hodaj, il direttore generale della Polizia Ardi Veliu; per la Bosnia Erzegovina, il vice ministro dell’Interno Mijo Kresic; il capo della Polizia Perica Stanic; per il Kossovo il ministro dell’Interno Mustafa Ekrem ed il capo della Polizia Rashit Qalaj. In rappresentanza della Macedonia il vice ministro dell’Interno Agim Nuhii ed il capo della Polizia Saso Tasevski; per il Montenegro il Segretario di Stato Dragan Pejanovic ed il capo della Polizia Veselin Veljovic; per la Serbia il vice ministro Katarina Tomasevic ed il capo della Polizia Vladimir Rebic. Con le delegazioni erano presenti gli Ambasciatori italiani presso quei Paesi; il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero De Raho e dei rappresentanti della Direzione Generale Commissione Europea, di Europol e di Eurojust.

Il vice ministro Candiani
«Soddisfazione palpabile in tutte le delegazioni». È quanto ha raccolto il senatore Candiani dopo gli incontri della mattinata di ieri. «Dagli interventi - spiega in conferenza stampa - è emerso un chiaro intento di continuare la collaborazione soprattutto con un obiettivo: quello di condividere. Per riuscire a dare risposte che siano efficaci in ogni senso in termini di prevenzione del crimine e di repressione della criminalità organizzata occorre condividere le informazioni, le modalità operative ed essere partner affidabili. Queste sono la sintesi delle modalità dei temi su cui ci siamo confrontati e dei risultati che stanno nascendo. Abbiamo bisogno di essere sempre più uniti per combattere il crimine organizzato che non conosce confine. Riuscire a dare delle risposte che vadano oltre i confini nazionali, significa abbattere la capacità del crimine di trovare delle sacche di sopravvivenza o comunque di azione alla quale la Giustizia fa fatica ad arrivare. Il nostro obiettivo è condiviso, è un obiettivo che attraverso il Piano Ipa, la seconda fase del 2017, dopo quello molto produttivo del 2013, sta dando ottimi risultati. Questo incontro ha due livelli uno politico ed uno tecnico e pratico. Molta condivisione e molta capacità di mettersi in rete. C’è uno obiettivo che è quello di dare ai nostri cittadini la consapevolezza che sono strumenti questi messi a disposizione dall’Unione europea di cui il nostro Paese si è fatto interprete attivo che possono dare e stanno già dando ottimi risultati in termine di prevenzione al crimine».

Il grazie dell’Albania
«Volevo condividere, come ha detto il viceministro, il fatto che per noi questo progetto rappresenta una occasione importante. Questi progetti penso siano validi perchè mettono attorno allo stesso tavolo la parte politica, ma soprattutto la parte tecnica. Quando si tratta di sicurezza la parte politica può raggiungere degli accordi ma senza la parte tecnica sarebbero vani. Ringrazio molto tutti, l’Italia per quello che fa specialmente nei confronti dell’Albania, sapete che abbiamo una collaborazione instaurata da molti anni molto fruttuosa e pensiamo che possiamo ottenere risultati molto migliori».

Il capo della Polizia
«Pur essendo un progetto la cui finalità è rafforzare i sistemi di sicurezza di questi sei paesi che vogliono entrare nella Unione europea - perchè i progetti Ipa sono tutti rivolti a condividere un percorso che vogliono entrare nell’Ue -, noi, sia con “Ipa 1” che con “Ipa 2 Balcani occidentali”, abbiamo investito molto non solo nell’aiutare questi Paesi a rafforzare i loro sistemi giudiziari e di low enforcement, ma nel fare questo realizziamo realmente delle operazioni di Polizia. Alcune sono già state realizzate ma ve ne sono altre in atto. Non c’è un metodo operativo unico ma il tentativo di riaffermare il concetto della cooperazione e della condivisione delle informazioni partendo dal presupposto che oggi il crimine non è più qualcosa che ha stretti confini nazionali, ma è sempre più transnazionale e l’unica vera efficace contromisura è quella che le autorità di polizia e gli ordinamenti giudiziari dei Paesi debbono trovare sempre più forme di collaborazione e condivisione. Questo sembra l’uovo di Colombo ma... Purtroppo come abbiamo visto la cooperazione non è sempre un concetto condiviso, perchè molto spesso le informazioni nascondono anche interessi nazionali e quindi è un processo che va costruito giorno per giorno. Noi siamo comunque molto soddisfatti perchè da ormai guardiamo ai Balcani occidentali come un luogo fondamentale per la stessa sicurezza del nostro Paese, per i flussi migratori, per i traffici di sostanze stupefacenti, di esseri umani. Insomma quello è un luogo i cui livelli di sicurezza ricadono pesantemente sulla situazione di sicurezza del nostro Paese».
In che misura anche Brindisi può dare un contributo?
«Intanto noi siamo venuti a Brindisi non solo perchè storicamente rappresenta questo ponte tra l’Occidente e l’Oriente, ma anche per sottolineare come in questi anni l’attività delle Forze di Polizia - e se mi consentite nello specifico della Polizia di Stato - è stata particolarmente incidente ed efficace. E quindi questo è il metodo e la modalità con la quale intendiamo proseguire non nascondendoci le difficoltà, le criticità - anche con riferimento alle condizioni con le quali a volte le forze di Polizia sono costrette a lavorare con organici non sempre all’altezza del compito che gli viene attribuito - però ripeto, per fortuna ancora ci sostiene la passione e la convinzione che tutto quello che noi stiamo realizzando lo facciamo per il bene e nell’interesse delle nostre comunità».

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