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I funerali a Cisternino

Morti a Raganello: folla e istituzioni per dare l'ultimo saluto al papà-eroe

Un fiume di gente ha partecipato oggi pomeriggio, a Cisternino (Brindisi), ai funerali di Gianfranco Fumarola. Cordoglio anche dal ministro Bonafede

Morti a Raganello: folla e istituzioni per dire addio al papà-eroe

BRINDISI - Un fiume di gente ha partecipato oggi pomeriggio, a Cisternino (Brindisi), ai funerali di Gianfranco Fumarola, il papà-eroe 43enne morto a causa della piena del torrente Raganello, dopo aver messo in salvo i suoi due figli di 11 e 12 anni. Al funerale del poliziotto penitenziario che prestava servizio a Taranto hanno preso parte anche il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, il sottosegretari alla giustizia, Jacopo Morrone e Vittorio Ferraresi, e il sindaco di Civita, Alessandro Tocci.
Il corteo funebre è stato aperto da due vetture della polizia penitenziaria. In concomitanza con la celebrazione è stato disposto il lutto cittadino. Presenti alla cerimonia funebre anche la moglie Cinzia e i tre figli dell’uomo, il più piccolo dei quali non aveva partecipato all’escursione nelle gole ed era rimasto con la madre. Parole di cordoglio sono state espresse anche dal sindaco di Cisternino, Luca Convertini e dai colleghi della polizia penitenziaria. 

IL CORDOGLIO - Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, i sottosegretari Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone, e l’intero Ministero della Giustizia, si uniscono al dolore dei familiari per la tragica scomparsa del sovrintendente Gianfranco Fumarola, tra le vittime delle gole del Raganello.

«L'amore di un padre e il senso del dovere di un servitore dello Stato. C'era anche questo nella vita di Gianfranco Fumarola, il sovrintendente capo della Polizia Penitenziaria tra le vittime della piena del torrente Raganello, nel parco del Pollino. Mettere in salvo i due figli con cui era andato in gita, anche a costo della propria stessa esistenza: un gesto istintivo e di protezione prima di essere trascinato dall’ondata rivelatasi fatale. Un’azione che da sola rende Gianfranco un eroe», sottolinea una nota del ministero.

«Oggi a piangerlo non c'è solo la moglie Cinzia insieme ai loro tre bambini di 4, 11 e 12 anni: c'è un Paese intero. Che ne riconosce il valore di uomo. E di agente penitenziario, innamorato com'era di quella divisa che, con spirito di servizio nei confronti dell’Italia, indossava con orgoglio. L’entusiasmo e la capacità di sdrammatizzare caratterizzavano il suo lavoro quotidiano, rendendolo amatissimo dai colleghi insieme ai quali condivideva affanni e responsabilità, ponendosi quale indiscusso punto di riferimento per tutti.

Nel 2013 aveva ricevuto il premio Renoir, riservato agli appartenenti di tutte le Forze dell’ordine che si sono particolarmente distinti nel territorio Jonico. Eccellente è stata la sua opera di formazione delle nuove generazioni di poliziotti penitenziari, ricoprendo il ruolo di trainer degli allievi agenti. Dal 2004 lavorava presso la Casa Circondariale di Taranto e il commissario coordinatore dell’istituto pugliese, Giovanni Lamarca, di lui dice: «era una persona straordinaria. Tenacia, competenza e carisma, accompagnati da modi generosi e cordiali gli valevano il rispetto, oltre che dei colleghi, anche dei detenuti, che in modo unanime hanno espresso il loro cordoglio per la scomparsa del sovrintendente Fumarola».

Per il Provveditore Regionale di Puglia e Basilicata, Carmelo Cantone, questa morte è «un dolore immenso e una perdita importante per il Corpo. Gianfranco Fumarola, a detta di tutti i colleghi, credeva nel proprio lavoro ed era un valido collegamento tra il comandante e i reparti detentivi».

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