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Brindisi, omicidio Di Coste, il pm
chiede l'ergastolo: assolti due fratelli

Il fatto 14 anni fa a Latiano

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Piero Argentiero

Assolti per non avere commesso il fatto i fratelli Vitantonio e Giuseppe D’Errico, dall’accusa di avere ammazzato Francesco Di Coste, di Latiano. E assoluzione anche per gli altri tre imputati di reati minori. La sentenza è stata emessa attorno alle 17 di ieri dal gip/gup del tribunale di Lecce Vincenzo Brancasi.

Un autentico colpo di scena dopo la richiesta di condanna a vita avanzata dal pubblico ministero Alberto Santacatterina per i due principali imputati, Vitantonio D’Errico, e il fratello Giuseppe. Ma andiamo per ordine.

Assolti dall’accusa di omicidio i due principali imputati. Assolti Cosimo De Tommaso per il quale l’accusa aveva chiesto la condanna a nove anni, secondo il pubblico ministero affiliato alla Sacra corona unita e legato ai D’Errico. Assolto Pasquale D’Errico, padre di Vitantonio e Giuseppe: per lui l’accusa aveva chiesto nove anni di carcere. Assolto infine Damiano Danilo Chirico, collaboratore di giustizia: per lui erano stati chiesti tre anni e mezzo di reclusione.

Il giudice ha accolto le richieste di assoluzione avanzate dal collegio di difesa composto dagli avvocati Pasquale Annicchiarico, Giancarlo Camassa, Massimo Chiusolo, Michele Iaia, Riccardo Mele e Donata Perrone. Una difesa che ha minato alla base l’impianto accusatorio, fornendo al giudice Brancasi gli elementi per mandare assolto gli imputati, e ordinare l’immediata scarcerazione di quelli detenuti per i reati loro attribuiti in questo processo celebrato con il rito abbreviato.

L’omicidio è quello di Francesco Di Coste, latianese, caduto sotto i colpi dei sicari la sera dell’8 aprile del 2004, giovedì Santo, mentre abbassava la saracinesca della sua sala giochi. Una grandinata di colpi di pistola partita da un commando che coinvolse anche una passante, raggiunto da un proiettile, per fortuna senza gravi conseguenze. Un regolamento di conti, sostiene l’accusa, nel mondo della droga, per far sapere a tutto l’ambiente malavitoso che a Latiano chi comandava era la famiglia D’Errico.

I D’Errico erano stati indicati come un gruppo molto solido, con interessi nel commercio delle sostanze stupefacenti da diversi collaboratori di giustizia. A cominciare da Ercole Penna, marito di una nipote di Giuseppe Rogoli, che con le sue confessioni ha praticamente mezzo affossato la Scu. Alle dichiarazioni di Penna si aggiunsero quelle di Francesco Gabibbo Gravina e di altri sino ad arrivare ad Alessandro Campana che con le sue confessioni non solo ha scavato la fossa a molti affiliati Scu, ma anche al fratello Francesco che era uno dei capi dell’associazione mafiosa. Questi dei D’Errico avevano riferito della loro posizione di affiliati. Mai dell’omicidio Di Coste. A farlo è stato Damiano Danilo Chirico, 46 anni, di Francavilla Fontana, trapiantato a Latiano, affiliato alla Sacra corona.

La sera dell’omicidio, secondo la sua tesi, era nella piazzetta in cui si trovava la sala giochi. Ha riferito di avere visto quattro uomini, solo uno a viso scoperto, che avrebbe riconosciuto in Pasquale D’Errico. Gli altri avevano il volto coperto, ma Chirico li avrebbe riconosciuti dal modo di camminare. Disse che erano arrivati a bordo di una Fiat Tipo, anche se al momento dell’agguato alcuni testimoni parlarono di una Thema o di una Croma.

Chirico ha iniziato a collaborare due anni or sono. Ha una condanna a dodici anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale di Giovanni Albertini, commerciante di Ascoli Piceno, ucciso con un calcio che gli provocò l’emorragia alla milza. Una lite avvenuta il 17 febbraio del 2016 in piazza Del Popolo ad Ascoli dove Chirico. Albertini, 56 anni, fu prima schiaffeggiato e poi preso a calci da due persone. Erano le 21,30. Morì nel corso della notte tra il 17 e il 18. Le indagini si indirizzarono verso un tabaccaio del luogo perché tra i due da tempo non correva buon sangue. Si scoprì che c’era anche Chirico che da un paio di mesi si trovava ad Ascoli e che aveva partecipato attivamente al pestaggio. Infatti il tabaccaio aveva schiaffeggiato Albertini, e per questo fu condannato a due anni di reclusione, mentre Chirico sferrò il calcio mortale.

L’udienza di ieri, iniziata attorno alle 15, è stata dedicata alle repliche dell’accusa e dei difensori. Subito dopo il giudice è andato in camera di consiglio. Attorno alle ore 17 Brancasi ha letto il dispositivo di assoluzione.

Ora si dovranno nuovamente cercare gli assassini della sera dei Sepolcri rimasta nella storia criminale di Latiano. Il pentito è stato di fatto dichiarato inattendibile con la sentenza di assoluzione per i fratelli D’Errico e gli altri imputati minori.

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