Roma, 31 gen. (Adnkronos) - “La destra persegue la divisione del Paese ma la sinistra deve unirsi su un progetto politico”. E’ l’invito di Ernesto Maria Ruffini, promotore dei Comitati Più Uno, parlando a margine della convention dell’Associazione Primavera. “Oggi siamo chiamati ad affrontare una scelta dirimente - ha detto Ruffini - Una scelta tra l’Italia costituzionale e democratica e un’Italia ‘altra’, verso cui guarda la destra: un’Italia segnata da una declinazione autoritaria delle forme del potere e delle istituzioni. È bene dirlo con chiarezza. La destra non vuole soltanto vincere le elezioni. Vuole costruire una egemonia culturale più vasta e durevole, orientata alla rievocazione di criteri d’ordine e a una personalizzazione del potere che affondano nelle radici storiche. La destra persegue programmaticamente la divisione del Paese, puntando alla costruzione di un blocco d’ordine nazionale e securitario”.
“Ma sarebbe un errore fermarsi solo alla critica della destra - ha proseguito il promotore dei Più Uno - Perché è altrettanto vero che oggi le opposizioni non riescono ancora a offrire una visione alternativa forte e riconoscibile. La sinistra si è progressivamente allontanata dalla propria vocazione popolare, lasciando spazio a una declinazione ideologica spesso incapace di parlare a quel Paese che chiede protezione, opportunità, futuro. In quasi tutti gli incontri a cui partecipo ritorna un refrain, ripetuto come un dogma: 'Uniti si vince'. È uno slogan che, così com’è, non mi convince. 'Uniti si vince' funziona solo se chi oggi si è allontanato dalla politica ha chiari i punti fondamentali della proposta: dalla politica estera allo sviluppo economico. Sigle e nomi vengono dopo. Molto dopo. Siamo finiti in un meccanismo perverso: la leadership prima di tutto, i contenuti dopo. Ma una coalizione non si guida con i sondaggi del giorno. Si guida con una visione. Noi siamo — o dobbiamo tornare a essere — una comunità politica che mette al centro i bisogni del Paese e il destino delle persone".
Secondo Ruffini, “tutte le candidature, tutte le personalità del centrosinistra devono essere al servizio di un’idea, di un progetto. Poi, insieme, troveremo il miglior interprete di quello spartito. La politica non è un casting. La politica è responsabilità, è fatica, è servizio. Per questo la scelta del leader non può essere il frutto di accordi di corrente, spesso rivolti al ribasso. Le primarie sono da sempre un elemento distintivo del centrosinistra. Affidiamoci ai nostri elettori: faranno certamente meglio di noi. 'Uniti si vince' solo quando le leadership non si costruiscono a tavolino, ma nei territori. Solo quando il centrosinistra smette di assomigliare a un talent show e torna a essere una comunità politica. solo quando le forze si uniscono su un progetto, la fragilità smette di essere destino”.
















