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FRANCO GIULIANO

La storia del mancato raddoppio ferroviario Termoli-Lesina è antica quanto quella della storia di questo Paese. Quella che vi raccontiamo stavolta (per l'ennesima volta) riguarda gli ultimi anni. Da quando cioè questo giornale ha avviato una battaglia che ha visto il coinvolgimento di cinque governatori (Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata e Friuli Venezia Giulia) e le promesse dei ministri che si sono succeduti con l’obiettivo di sollecitare il governo al miglioramento ed alla velocizzazione dell’infrastruttura ferroviaria sulla direttrice Lecce-Milano a partire dall’eliminazione della strozzatura costituita dal binario unico nel tratto tra Termoli e Lesina.

Ciò nonostante lungo la dorsale Adriatica i treni viaggiano ad una velocità da terzo mondo. Una linea quella da Lecce a Bologna che nel tratto Lesina-Termoli (35 km) rimane ancora a binario unico, dove i treni viaggiano ad una velocità media di 115 km/h, rispetto ai 200 km/h (con punte di 300) delle linee del nord, perché in quel tratto la ferrovia realizzata nel lontano 1870 ha ancora un binario unico.

Così mentre l'Italia viaggia oramai su comodi treni super-veloci, lungo i binari dell'Alta velocità (costo medio 35 milioni di euro a km), sulla linea ferroviaria che collega il Nord con il Sud i treni sono costretti a fermarsi per lasciar passare convogli che arrivano in senso contrario. Una storia fantozziana anche per le ragioni che ostacolerebbero il progetto di raddoppio di quella restante bretella: i cespugli di macchia mediterranea (ormai quasi scomparsa) per l’aspetto ambientale/culturale e soprattutto l’attraversamento di Campomarino (comune di 5mila anime in provincia di Campobasso) per l’opposizione della Regione Molise.

Superato il primo scoglio con l’approvazione di un nuovo progetto, il Molise ottiene che l’opera venga realizzata in affiancamento all’autostrada A14 per un tratto di 3,5 chilometri, fino a Campomarino per poi ricongiungersi al tracciato storico poco prima del centro abitato di Termoli. Richiesta questa che libererebbe le aree lungo la costa, attualmente occupate dai binari, e aprirebbe scenari nuovi «per lo sviluppo urbanistico di quei territori», insiste il presidente Frattura, ma che allo stesso tempo farà aumentare di molto il costo dell'intervento.

L’opera già progettata è divisa attualmente in tre lotti il primo da Lesina a Ripalta (6,5 km) in territorio pugliese; gli altri due lotti, il numero 3 da Ripalta a Campomarino (per 18 km) e da Campomarino a Termoli (altri 6 km) costerebbe tra i 500 e i 550 milioni di euro e verrebbe ultimata non prima del 2026 (per il lotto 3). Su questa vicenda si è consumata da mesi una lunga battaglia politica tra Ferrovie dello Stato, Regione Puglia e Ministero dei Trasporti che ha ritardato la presentazione del progetto all'esame del Cipe e dunque la soluzione del problema.

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