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Frecciarossa a Lecce, l'aiuto
della Regione può violare
la legge sulla concorrenza

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FRANCO GIULIANO
BARI - Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano si è detto disponibile ad integrare i costi del servizio «Frecciarossa» da Bari a Lecce, ripianando la eventuale differenza tra costi e ricavi di Trenitalia. Bene. Questa ipotesi dovrebbe però fare i conti con alcune regole di mercato. La principale delle quali è che la Regione Puglia non può farlo direttamente e semplicemente poichè questo potrebbe configurarsi come «aiuto dello Stato», da parte della Regione a un’impresa a capitale privato, che effettua servizi in regime di libero mercato. La regola economica prevede «che una azienda privata o pubblica che agisce in un mercato libero si assume tutti i rischi dell’impresa». Questo sarebbe il primo problema, che eventualmente la Regione dovrebbe affrontare per risolvere il quello di pareggio del servizio così come dice Trenitalia.

L’alternativa sarebbe allora quella di un bando di gara per un servizio che comincia a Bari e finisce a Lecce. In teoria il vincitore potrebbe anche essere un vettore diverso da Trenitalia (per esempio Ferrotranviaria, oppure Ntv, o persino la francese «Sncf» o le stesse Ferrovie tedesche «Db»). I passeggeri arriverebbero a Bari col Frecciarossa da Milano fino a Bari per poi cambiare treno per Lecce. In questo caso verrebbe meno il vantaggio del collegamento diretto e anche i tempi di percorrenza aumenterebbero. In aggiunta a questo problema espletare la gara prevederebbe dei tempi lunghi. La Regione dovrebbe aprire un capitolo di spesa apposito; inoltre per esigenze di bilancio dovrebbe trovare i fondi necessari per questa operazione di integrazione contabile.

Se questi sono i problemi amministrativi, la Regione Puglia dovrebbe affrontare e risolvere poi il problema della disponibilità della «traccia ferroviaria» su quella tratta (Bari-Lecce). Come per gli aerei, che per volare su una destinazione le compagnie devono trovare lo «slot» (una finestra di tempo per il decollo da un dato aeroporto), anche per i treni è necessario inserirli in un programma di esercizio. Questo problema potrebbe creare per lo meno dei dubbi sulla esistenza e sulla disponibilità della «traccia» in coincidenza con l’arrivo del treno a Bari da Milano.

Eppoi ci sono i tempi della gara per la stessa «traccia» (da Bari a Lecce). Infine i tempi della gara per il servizio vero e proprio da parte della Regione.
Dunque, la Regione deve prima trovare i fondi, poi attendere la disponiblità della «traccia» da parte di Rete Ferroviaria Italiana e quindi bandire la gara per il servizio. Cioè mesi.

Un’altra complicazione è la individuazione del prezzo a base di gara. Una gara deve avere una base economica o per lo meno una previsione di costo. Fs dice (leggi intervista all’Ad Michele Elia rilasciata in esclusiva alla Gazzetta nei giorni scorsi) di non conoscere ancora i dati di traffico sulla tratta in questione (strano). Non conosce cioè i ricavi del servizio. Come farebbe allora a chiedere alla Regione Puglia la somma necessaria per avviare il servizio da Bari e Lecce? Per concludere la strada del rimborso da parte della Regione anche a seguito di messa in gara del servizio agli stessi esperti sembra non facilmente percorribile. Per la semplice ragione che i dati economici che dovrebbero dare luogo al rimborso non sono certificati.

L’unica via di uscita allora - dicono sempre gli esperti - è che il collegamento da Bari a Lecce possa essere inserito nel «contratto di servizio» che lo Stato ha già in essere con Trenitalia con il lungo percorso. Oggi ci sono parecchi treni in Italia di lunga percorrenza per i quali non è garantito l’equilibrio economico per Trenitalia. Anche per gli stessi «Frecciarossa» il break even (il punto di equilibrio) cambia da tratta a tratta. Per questi treni interviene lo Stato attraverso la stipula di un contratto di servizio che prevede espressamente i treni oggetto del contratto e il corrispettivo da riconoscere a Trenitalia come differenza tra costi e ricavi. Questo è il cosiddetto «servizio universale» che parte dal presupposto che il servizio da Bari a Lecce possa risultare in perdita.

Ora basterebbe ricordare che i 6 «Etr500» (che oggi si chiamano Frecciarossa) che ci furono tolti 7 anni fa dalla linea Adriatica viaggiavano in regime di libero mercato da Milano a Lecce o da Milano a Taranto e non erano in perdita. Ancora oggi da Milano a Lecce i «Frecciabianca», che pur circolano in orari poco favorevoli rispetto al Frecciarossa, in programma non sono in perdita. Perchè Trenitalia allora proprio ora su questo «Frecciarossa» dice che potrebbero esserci problemi?

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