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il caso

Non ci fu abuso d'ufficio
assolta dirigente di Barletta

Per l'accusa non aveva liquidato i compensi alla coop «Shalom»

tribunale di Trani

di ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Assolta con la formula «perché il fatto non sussiste». Si conclude così il processo celebrato davanti al Tribunale di Trani nei confronti del dirigente del settore servizi sociali del Comune Maria Rosaria Donno. La 60enne barlettana era stata accusata di abuso d’ufficio. I fatti risalivano agli anni 2010-2011. Secondo l’iniziale accusa della Procura della Repubblica di Trani (pm Giuseppe Maralfa ora alla Procura Antimafia di Bari), che chiese ed ottenne il rinvio a giudizio, la dirigente avrebbe disposto il cosiddetto recupero ore lavorative piuttosto che liquidare la somma di poco superiore a 28mila euro in favore della cooperativa molfettese Shalom impegnata nel servizio di assistenza domiciliare integrata.

Sostanzialmente un vantaggio per il Comune di Barletta ma in danno della Cooperativa, che, da un lato, si adeguò a formulare la relativa proposta dirigenziale di recupero ore per non incrinare i rapporti in previsione della partecipazione a future gare pubbliche e, dall’altro, denunciò l’accaduto in Procura. In pratica, ad avvantaggiarsi del mancato esborso sarebbe stato il Comune che avrebbe risparmiato, con un piano di recupero ore, 5mila euro circa per 389 ore lavorative recuperate dal 7 giugno al 6 settembre 2010 dall’assistente sociale nel «servizio assistenza domiciliare disabili» e poco più di 23mila euro per le ore lavorative recuperate dal 23 giugno 2010 al 30 giugno 2011 dal sesto assistente domiciliare (aggiunto agli iniziali 5) nel servizio «assistenza domiciliare integrata».

La dirigente, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe agito in difformità del parere dell’Avvocatura comunale ed in violazione del principio costituzionale di imparzialità della pubblica amministrazione. Le contestazioni andavano da giugno 2010 a luglio 2011. Sott’accusa le note dirigenziali di maggio e giugno 2010; in quest’ultima veniva precisato che «nulla è dovuto dall’amministrazione comunale per il recupero delle ore nei giorni festivi». La dirigente, difesa dall’avvocato Rinaldo Alvisi, aveva sempre respinto l’accusa mentre la legale rappresentante della Cooperativa Shalom, Angela De Trizio, si era costituita parte civile con l’avvocato Mario Malcangi. Questi ha concluso sostenendo che ricorrevano le violazioni di legge contestate nell’imputazione ed evidenziando l’interpretazione in malafede dei contratti, nonché i comportanti della Donno volti a danneggiare la cooperativa Shalom. Il pubblico ministero Silvia Curione aveva chiesto che il Tribunale Collegiale di Trani (presidente Laura Cantore, giudici Pedone e Camporeale) assolvesse la Donno con formula meno ampia di quella definita in sentenza. Ha prevalso la linea difensiva dall’avv. Alvisi che ha dimostrato come “il contratto sia stato interpretato secondo i migliori principi di buona fede ed in linea con l’interpretazione che altri dirigenti avevano dato in analoghe vicende che riguardavano proprio la Shalom; nonché l’irreprensibile correttezza morale ed istituzionale della Donno che con rigore si opponeva a comportamenti scorretti”. Tutte le parti processuali si sono avvalse di consulenti, avvocati esperti in diritto amministrativo. Tra 90 giorni, il deposito delle motivazioni della sentenza.

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