La città di Andria piange un’altra giovane vittima sul lavoro, il 29enne Enrico Matera, deceduto lo scorso sabato mattina in un cantiere di Modugno. «Si tratta dell’ennesima vita spezzata non per fatalità e destino ma per orribile, solita, somma di negligenze, disattenzioni, sottovalutazione del valore della vita», commenta Giuseppe Filannino presidente nazionale dell’associazione “Mai più vittime sul lavoro”.
Una tragedia che segue di sei mesi quella di Nicola Casucci, giovane rider 18enne, travolto da un’auto mentre stava effettuando una consegna serale, lo scorso settembre. «Destino crudele per entrambi i ragazzi, ex studenti dello stesso istituto superiore, l’Ites Carafa di Andria - prosegue Giuseppe Filannino -. Nicola al era quarto anno, Enrico si era diplomato nel 2016. Come non sentirsi e sentirmi ancor più vicino a loro e alle loro famiglie, visto che anch’io sono un ex studente di un istituto tecnico andriese. Basta all’ennesima trafila di dichiarazioni, anche da parte di chi ha la possibilità e il “dovere” di evitare il continuare delle morti sul lavoro. Solo quando tutti gli attori in campo capiranno e capiremo, di essere tutti colpevoli si potrà cominciare a invertire la rotta. Ora come ogni giorno è il momento del dolore, ma verrà mai il momento del riscatto? Verrà mai il momento in cui tutti noi, lavoratori dipendenti e datori di lavoro, politica e organi ispettivi, sindacati ed associazioni, diremo basta? Diremo mai più? Quando dalle parole finalmente passeremo ai fatti?».
La prevenzione resta l’unica cura contro la morte e gli infortuni sul lavoro. Informazione, formazione e addestramento sono le armi certe per fermare la strage, «Ogni morte sul lavoro ha un colpevole, ogni morte sul lavoro è evitabile, un cantiere si deve fermare quando manca la sicurezza – conclude Giuseppe Filannino -. Andria e la Puglia tutta stanno pagando un prezzo assurdo al bisogno di lavorare. Il lavoro è un diritto non un dovere. Un dovere è evitare la morte e le sofferenze di chi ogni giorno col suo fare prova a costruire il benessere della sua famiglia e della società, sia esso un dipendente che un datore di lavoro. Dalle statistiche, emerge che anche la morte sul lavoro sia una questione di istruzione: più hai bisogno più muori, più hai bisogno più accetti rischi, più hai bisogno meno aiuto ricevi, “L’ascensore sociale” è fermo da decenni ma la morte è sempre in movimento. Enrico e Nicola: perdonateci».
















